martedì, Settembre 28

Il senso di Rambo-USA per la democrazia La doppia morale menzognera insopportabile, proprio perché loro si presentano come i difensori di una democrazia propagandata alle masse che nella realtà si comporta in modi e forme anche peggiori, giacché si dicono democratici

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Non crediamo mai abbastanza

a ciò in cui non crediamo

(M. Conte S. 2004)

Del pari con il fortunato romanzo di Peter Høeg della metà degli anni ’90 ‘Il senso di Smilla per la neve’, urge oggi interrogarsi e pre-occuparsi del senso americano per la democrazia, la cui declinazione espone oggi, più di ieri, il mondo ‘amico’ a nefaste conseguenze frutto di una fedeltà acritica ai comandi degli Usa e di una Nato alle dirette dipendenze americane, incapaci di vincere guerre da loro scatenate.

È il quesito urgente di questo tragico finale di partita di sangue afghano tra attentati e ‘rinascita’ di frange dormienti di terroristi dell’Isis (ma non erano stati sconfitti con il sedicente Stato islamico di Al-Baghdadi? Come al solito ci hanno raccontato balle), negoziazioni con i sempre più deboli talebani che già defezionano per passare all’Isis, per consentire l’uscita dal Paese di migliaia di afghani ‘compromessi’ con anni di aiuti alla caotica coalizione alleata e tentativi di ‘salvare’ con la retorica su diritti e libertà le donne che dalla presenza dell’invasore americano ed alleati avevano ricavatoqualche spazio di maggiori diritti e che saranno, come sempre, le prime a pagare.

Lo dico subito, per colpa e responsabilità degli americani che hanno sottovalutato e non saputo programmare un ritiro ordinato e selettivo di tutto il personale corso in aiuto degli occidentali, avendo avuto tempo, nonostante l’eversiva elezione presidenziale del 2020 scatenata da Trump che non sarà neanche incriminato, dagli accordi ignoti del 29 febbraio 2020 a Doha tra l’ex presidente fascista alla Casa Bianca ed iTalebani. C’era tempo per una logistica ordinata e sicura, come almeno fece Lyndon Johnson nel 1975 a Saigon portando con sé 130 mila uomini, senza arrivare all’improvvisazione di questi mesi ed ultimi giorni con scene apocalittiche di un aeroporto preso d’assalto alla rinfusa, tra passaporti esposti, bimbi lanciati oltre i muri per salvarli, donne in lacrime, già nascoste dalle vendette dei fanatici studenti (?) coranici. Che hanno già negato l’ascolto della musica in pubblico, contrario alla sharìa! Americani ed alleati avevano elenchi, pass, controllavano l’aeroporto e la città.

Qualcosa non torna, qui non valgono teorie complottistiche, vi sono forse degli oscuri scambi politico-militari per un’operazione di ritiro la cui improvvisazione ha messo in crisi le diverse articolazioni militari alleate. Invece ancora adesso a poche dalla scadenza canonica di fine agosto migliaia di afghani premono per andarsene mentre sono ormai circondati in uno scalo aereo da cui non partiranno più. Mentre piovono bombe. Incapacità, insipienza, stupidità, arroganza alfine ignoranza sono il corredo degli americani. Dinanzi a ciò comincia a porsi da più parti il tema dei conclamati limiti del credo americano che ormai crea più problemi di quanti ne riesca a risolvere, avendo anche la pretesa, vana, di voler regolare la vita politica degli altri paesi, noi trattati come servi e pure entusiasti in una servitù volontaria grottesca, vero ‘Giuseppi’?, classificando gli altri paesi sulla base di una democrazia che esporta bombe e distruttive strategie militari la cui efficacia oggi pare,forse, chissà, cominci ad essere rimessa in discussione dagli alleati.

Noi dovremmo cominciare negando ai padroni americani le nostre basi militari da cui sono partiti migliaia di aerei negli anni che hanno bombardato ed ucciso migliaia di civili siriani, afghani. Ma sempre per democrazia, la nostra o la sua… mica quella dei musulmani che sono tutti terroristi! Eccessivo? Rivedetevi le immagini di esecuzioni sommarie in Iraq ad opera dei marines ammazzando reporter e civili. Alimentando odio e violenza, anche giustificata, nei loro confronti. E se qualche paese straniero entrasse in America per rapire un cittadino a loro dire terrorista? Come minimo quel Paese sarebbe bombardato con un’atomica. Mentre gli americani fanno i killer per il mondo assassinando persone che loro ‘sanno’ essere terroristi. Uguale pensiero di qualsiasi altro Paese dittatoriale o meno che tratta oppositori o dissidenti qualificandoli come terroristi. Dandogli questa ‘patente’ poi tutto è permesso e consentito. Anche la sparizione, fisica intendo, come fatto di ben 15 mila! civili irakeni fatti sparire dagli americani dopo l’uccisione di Saddam Hussein che non aveva mai avuto armi di distruzione di massa, altro inganno indegno a cui tutti abbiamo voluto credere, con cui gli Usa hanno scatenato un’altra guerra. Notizia conosciuta dal mondo solo perché Julian Assangegiornalista australiano con i suoi famosi Wikileaks aiutato da Bradley, poi divenuta Chelsea Manning, giovane soldato di 22 anni eticamente un gigante, ha pubblicato centinaia di migliaia di files secretati, ragione per cui oggi gli americani vogliono ammazzare, non con torture e waterboarding per carità (significa soffocamento annegando il nemico nell’acqua) fatte a Guantanamo ed Abu Grahib dagli uomini di quel criminale stupid Bush jr., con foto in giro per il mondo senza che uno solo pagasse. Però se le stesse cose le fanno i musulmani giù decine di films di propaganda con gli eroi americani Navy Seals ed altri che salvano commilitoni dai biechi assassini mediorientali.

Una doppia morale menzognera insopportabile, proprio perché loro si presentano come i difensori di una democrazia propagandata alle masse che nella realtà si comporta in modi e forme anche peggiori, giacché si dicono democratici. In America vogliono seppellire Assange che è ormai in un carcere di massima sicurezza inglese, tentando di chiudergli la bocca a lui ed al giornalismo d’inchiesta, quindi alla democrazia, equiparandolo ad una spia. Questo il dramma odierno, quello di un potere formalmente democratico con azioni scopertamente antidemocratiche. Come nella Settimana Enigmistica il gioco ‘Trova le differenze’. Se ne vedono sempre meno. Ma qualcuno che si svegli dal sonno della ragione, direi ‘ragionante’, è dura, ce ne sono pochi in giro, tutti gli altri sono comodamente assisi su scranni pontificatori mentre si fanno i lavori più sporchi, ma sono fatti da ‘noi’ contro di ‘loro’. Ecco, è necessario ridefinire i termini dello schema della teologia politica di Carl Schmitt ‘amico-nemico’ ed imporre un corredo filosofico mosso da altri canoni. Quello americano di Rambo contro tutti’ ha messo il mondo negli ultimi decenni dinanzi all’esposizione di un pericolo ed insicurezza che sta distruggendo il mondo, occidentale innanzi tutto. La loro antropologia politica è intrisa di una cultura che assume sempre un nemico, reale o fantoccio che sia, così che il Conducator americano possa misurare la propria natura. Perché non sanno far altro che pensare quella strategia che nella ‘Teoria dei Giochi è segnata dal percorso vincitore-vinto non sapendo praticare i giochi misti. Per cui ha ragione il filosofo Bernard-Henry Lévy quando afferma che l’Afghanistan rappresenta «un’onda d’urto che è partita da lì per spazzare via, da Taiwan ai Paesi baltici passando per il mondo arabo, la fiducia che esisteva nella solidità, l’affidabilità, il rispetto della parola data degli Stati Uniti» (la Repubblica, 28 agosto 21). Già, la fiducia in cui «l’immagine delle democrazie liberali, attraverso la più grande di esse (gli Usa, mio), appare offuscata ovunque» dove vengono ridefiniti tra attentati morti e vendette ruoli influenze e discrediti, che pagheremo tutti in Occidente dietro il Washington Consensus.

Nella modellistica sulla fiducia a cui lavoro da tempo, la fiducia implica una decisione di apertura che si fonda su un carattere di decisione libera, poiché se non fosse così, il fidarsi, privo del suo carattere di incertezza, si avvicinerebbe all’atto della speranza, del confidare o di un affidamento ‘comunque sia’ alle scelte dell’attore a cui decidiamo di devolvere fiducia. Speranza che l’America abbia sia sempre nel giusto, in un confidare che non ci metta in difficoltà con le sue decisioni ed in un affidamento che quelle scelte siano sempre corrette. Tre opzioni del tutto disattese nel corso dei decenni. Di qui l’urgenza di una riflessione oggi urgente circa l’attuale ruolo dell’America nel mondo globale, dismesso il bipolarismo della prima Guerra Fredda oggi accentuata nel confronto non più con l’orso russo ma con la più ostica Cina. Così è necessario ordinare una riflessione sul senso di potenza americano che in un mondo multipolare continua ad orientarsi e soprattutto a comportarsi come il vecchio “gendarme del mondo”. E qui emerge un paradosso. Gli Usa pretendono di premiare e punire decidendo loro con una personale scala di valori molto discutibile, tra invasioni e bombardamenti mentre si orientano da anni sui propri affari interni abbandonando aree strategiche per concentrarsi nell’unica cosa che interessi. Il confronto muscolare con la Cina, prossima padrona del mondo, tutelando i loro Interessi Nazionali chiamando gli alleati ad accollarsene il pesoCome dimostrato nella conferenza del 15 agosto Biden in cui gli alleati occidentali non sono stati neanche citati.

Qualcuno in un’Europa oggi totalmente inutile ed inesistente (avrebbe dovuto da decenni costituire una forza militare comune, come afferma oggi a disastro compiuto Josep Borrell) è abbastanza all’altezza da rendersene conto o dobbiamo continuare a chiedere sempre il permesso a loro per giocare nel cortile tutti insieme, con il campo ed il pallone di loro proprietà? Mentre l’America è rimasta lì priva di evoluzione di un suo vissuto politico diplomatico negoziale che riflettesse con strumenti nuovi su un mondo, quello globale, di cui ha dettato, all’inizio, i canoni. Dunque provare ad essere sempre (forse) americani ma con tracce sospette di anti americanismo che si sono infiltrate in un pensiero che ha cominciato a porsi domande finora inevase. Insomma, appare deleteria sia la posizione di pregiudiziale contrasto, per quanto molte delle sue decisioni paiono oggi sempre più discusse nelle cancellerie occidentali, che quella di una ormai vetusta apologia del Bene supremo, che sta facendo pagare conti troppo salati. Mentre scrivo, infatti, registriamo la non tanto causale serie di attentati con kamikaze che si sono fatti saltare in aria nei dintorni dell’aeroporto di Kabul, con la conta dei morti che ha superato le 170 vittime. Ad opera di una subito rinascente costola di Isis denominata K arci nemica dei talebani che al confronto sarebbero addirittura dei ‘moderati’. Mentre siamo a poche ore dalla scadenza il 31 agosto della permanenza occidentale in Afghanistan quattro attentati si sono succeduti attorno all’aeroporto di Kabul, ad opera di componenti dispersi dell’ex Isis, il ‘sedicente’, tutti i giornalisti parlano uguale, Stato islamico di Al-Baghdadi, contrapposti ai talebani. Decine di morti, con l’attribuzione di simbolo alla soldatessa poi uccisa con in braccio un bambino. E giù tutti a piangere lei ed altri 12 (dodici) marines americani purtroppo uccisi divenuti subito “eroi” nella retorica americana che dobbiamo tutti condividere. Eroi? No, soldati caduti per incapacità e sciatteria dei loro comandi militari. E gli altri 170 e passa afgani uccisi? Sono dei martiri, a questo punto, ma chi li piangerà, interessa a qualcuno? Sin da qui passa un pensiero ipocrita, volto adelaborare il lutto solo dei “nostri” essendo tutti gli altri “poveri” afghani sconosciuti. La risposta? Bombe americane di vendetta su tutti, presunti ‘terroristi’ e popolo. Compresi 6 bambini, con imbarazzo della Casa Bianca. Ultimo lascito di un disastro annunciato. Questa diventa la solita narrazione, noi buoni immolati per la libertà (di chi?) e tutti gli altri spiacevoli “effetti collaterali”. Poi ci stupiamo che da quella parte ed in altre regioni ci odiano. E così l’America può continuare con il suo consueto ed unico paradigma, quello di orientare il senso l’azione e la propaganda nel mondo a suo uso e consumo. Come in Iraq in un’altra atroce invasione fatta per ‘liberare’ quel paese da quelli che gli americani chiamano nemici. Privi di strategie di deterrenza, di mediazioni, negoziazioni, progetti di reale cambiamento a partire da ciò che ai musulmani serve, non chiedendoglielo nemmeno. L’epitaffio è quello di Hillary Clinton seguente al linciaggio di Gheddafi, e dopo la Libia rimane una polveriera ingestibile, che con Cesare affermò tronfia «We came, we won, he died, siamo venuti, abbiamo vinto, è morto». Questa è l’America, anche quella cosiddetta migliore. Perpetuazione del senso del tragico.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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