venerdì, Maggio 7

L’Intelligence Israeliana: il segreto di un buon Servizio Segreto Con Alfredo Mantici (Oltrefrontiera) parliamo di uno dei servizi di Intelligence migliori al mondo

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Si è spesso parlato di operazioni ai limiti della legalità che i Servizi Segreti israeliani avrebbero compiuto al di fuori dei propri confini: si tratta di voci fondate? Sono pratiche comuni a tutti i Servizi Segreti o la situazione israeliana è differente?

Partiamo da un esempio. Nel 1991, a Tunisi, un commando israeliano ha ucciso Salah Khalaf, o Abu Iyad, Ministro degli Esteri palestinese. Tutti i giornali del mondo dissero che il Mossad aveva compiuto un’operazione in cui era stato ucciso Salah Khalf: in realtà, la storia non è andata così. L’agente del Mossad che era a Tunisi ha raccolto soltanto un’informazione precisa: a tale ora di tale giorno, Salah Khalaf andava a trovare la moglie ad un certo indirizzo; dopodiché, l’agente del Mossad ha affittato un pulmino e è andato sulla spiaggia di Cartagine, dove è arrivato un gommone con i soldati del Sayeret Matkal; ha portato i soldati all’indirizzo stabilito, ha aspettato che facessero la loro operazione e li ha riportati sulla spiaggia. Questo fa capire la differenza: il Mossad non spara a nessuno; il Mossad raccoglie le informazioni e lo sa fare benissimo.

Detto ciò, la situazione israeliana è particolare per moltissimi motivi. Prima di tutto perché Israele è in guerra ed è circondato da centinaia di milioni di nemici. In secondo luogo, Israele è particolare nella raccolta di informazioni, specialmente all’estero, perché dispone di un bacino di reclutamento enormemente variegato sul piano antropologico e culturale: ci sono ebrei tedeschi, ebrei inglesi, ebrei canadesi, ebrei russi ed è chiaro che questi dispongono di un grande bagaglio di cultura rispetto alla Nazione di provenienza e possono essere utilizzati facilmente perché possono passare tranquillamente per cittadini dei Paesi da cui provenivano le loro famiglie. Nessun altro Paese ha un bacino di reclutamento di nazionalità così diverse, neanche gli Stati Uniti arrivano allo stesso livello.

Quanto è strategico il rapporto tra l’Intelligence e le Forze Armate, nella prospettiva di un eventuale nuovo scontro allargato nell’area? Quanto è stretto il rapporto tra i Servizi Segreto e il Governo di Tel Aviv?

Il rapporto tra le Forze Armate e i Servizi Segreti è strettissimo: ogni volta che ho partecipato a riunioni con degli israeliani aveva davanti sempre tre persone, uno del Mossad, uno dello Shin Bet e uno dii Aman. Le Forze Armate israeliane contano moltissimo sulle informazioni e dispongono di tante informazioni, molto superiori per qualità e quantità, di quanto non abbiano a disposizione, ad esempio, le Forze Armate europee. Inoltre, si muovono in modo coordinato, molto intelligentemente: le Forze Armate preparano delle liste, che in gergo vengono chiamate ‘liste della spesa’, nelle quali vengono definite le esigenze informative generali e particolari, e i due Servizi lavorano per rispondere a quella lista della spesa.

Con il Governo c’è un rapporto assolutamente quotidiano, diretto ed intenso, con il Primo Ministro e con i Ministri della Difesa, degli Esteri e dell’Interno.

Quale è il rapporto tra i Servizi Segreti israeliani e i Servizi Segreti dei Paesi alleati, in particolar modo la CIA?

Nel mondo dei Servizi Segreti non esistono amici e alleati; esistono compagni di cordata, però bisogna sempre tener presente che ogni servizio lavora per il proprio Governo, non per lo schieramento generale. È quindi capitato che gli israeliani, per proteggere, secondo loro, gli interessi di Israele, non hanno esitato ad attivare reti di spionaggio in Paesi amici, magari per sapere, ad esempio, fino a che punto, l’America sia disposta a sostenerli in una certa operazione: per far questo reclutano qualche fonte all’interno dell’Amministrazione americana. Ci sono stati anche alcuni scandali, in passato: c’è stato, ad esempio, il caso Pollard, ovvero un ebreo americano che ha fornito ad Israele documentazione tecnologica molto sofisticata e che, per questo, è stato condannato all’ergastolo; Israele chiede continuamente la liberazione di Pollard e gli americano non lo liberano perché non perdonano agli israeliani questo sgarbo, ovvero di aver spiato a casa loro. In ogni caso c’è un rapporto di grande rispetto.

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