venerdì, Settembre 17

Il Sarkò … fago imbiancato field_506ffb1d3dbe2

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 Sarko merkel

Dopo aver fatto un’indigestione di sospettabili e insospettabili politici e grand commis italiani avviati ‘ar gabbio o agli aristocratici ‘arresti domiciliari’ persino per illeciti connessi a situazioni amorose, perdonatemi se vi apparirò cinica, ma la notizia che Nicholas Sarkozy sia stato fermato, arrestato dall’anticorruzione mentre albeggiava, perché tentò di corrompere un giudice, un filino di soddisfazione me l’ha procurata.

E, con me, credo a molti di noi indignados dalla scarsa virtù etica dei nostri politicanti di opaca moralità.

Abbiamo patito l’onta  -e a chi ha la memoria lunga e non millesimale come la massa gli brucia ancora-  di quelle sue risatine ammiccanti con madama Merkel, collegate ad (una credo legittima) diffidenza circa la capacità dell’Italia di mantener fede agli impegni europei, a causa dei deragliamenti satrapeschi dell’allora premier Berlusconi.

Era l’ottobre 2011 e poche settimane dopo avvenne quel che avvenne, ovvero che alla guida del Paese assurse Mario Monti, proprio perché quelle risatine non è che fossero ingiustificate, solo inopportune. Anzi, probabilmente, persino oggi, le cose, sotto il profilo dello stato generale dell’economia nazionale, stanno da capo a dodici.

Diciamolo, però, francamente: uno fa il Capo di Stato o di Governo, non il cabarettaro. L’evento al centro della nostra doglianza era una conferenza stampa fra Vertici di Grandi Paesi, non la messa in scena di uno sketch di Stanlio e Ollio, per di più davanti ai giornalisti di mezzo Pianeta.

Che dite, che il dileggiato si meritava quello e tant’altro, per quanto aveva esagerato? Pure questa è un’opinione degna di considerazione, in quanto rispecchia la pura verità; quella acclarata da testimonianze, processi e abbiocchi senza freni, postumi di sfrenate cene eleganti.

Però il Paese non meritava … ma quasi mai merita quello che gli accade, a meno che non si obietti che si procura quello e molto d’altro, se elegge o fa spadroneggiare sulle sue sorti l’accolita di lupi mannari in pieno plenilunio che si ritrova al timone.

E oggi, lui, Nicholas, la metà ‘mascula’ del duo, segaligno e non meno adoratore del Dio Tacco del suo canzonato, si ritrova in stato di fermo.

E non perché è passato col rosso o per le proteste dei vicini per gli schiamazzi notturni a suon di musica della di lui consorte  -di pura razza italiana-, bensì perché, a leggere le motivazioni dell’arresto, Sarkò avrebbe ricompensato un giudice ‘amichevole’ con uno scatto di carriera per ottenere informazioni su una serie di propri processi in cui era imputato durante la sua Presidenza (2007 – 2013).

Il che la dice lunga sulla differenza del sistema istituzionale fra Francia e Italia, testimoniando che, in una Repubblica presidenziale  -quale sembra si tenterebbe di trasformare la nostra-  chi è il Capo dello Stato qualche giochino in più coi processi può tentarlo, tutto sta a non farlo scoprire.

Una vera frustrazione per quel suo deriso in duo con la Merkel, che, oltre a mandare anatemi contro la Magistratura, altro non è riuscito a fare.

Il ‘signor Bruni’ ce l’ha messa tutta a non farsi sgamare nei suoi giochetti, persino procurandosi un cellulare con intestazione fantasma’, che dialogava con quello di un avvocato, altrettanto intestato ad una falsa identità.

Se non hai niente da nascondere e puoi parlare liberamente, mi sai spiegare che ti procuri a fare tutto quest’ambaradan per comunicare con il tuo avvocato   -e non dimentichiamo che, nella vita, il ‘nostro’ è un brillante legale?

Sembra quasi un segno del destino, ma, nelle nostre lande, mentre l’ex Presidente d’Oltralpe, spocchioso quanto basta per replicare tutti i luoghi comuni che contraddistinguono i nostri ‘cugini’, cosa facevano i nostri frequentatori del Bar Parlamento?

Alla succursale ‘Senato’ tutti i togati votavano quasi in massa (ad esclusione di SEL e M5S) per l’attribuzione dell’immunità già prevista per i deputati.

Insomma, pare che tutte le magagne emerse negli ultimi decenni siano passate come acqua su marmo e che verso l’attuale classe politica il popolo sovrano continui a provare la stessa fiducia di quarant’anni fa.

Gli è andata buca che la Nazionale di calcio abbia avuto la pessima idea di farsi eliminare dai Mondiali brasiliani, perché, se fosse stata ancora in ballo, l’attenzione sarebbe stata inchiodata al televisore e in pochi si sarebbero accorti del voto con destrezza.

Adesso, invece, qualche protesta comincia a serpeggiare, soprattutto in considerazione del fatto che il Comitato di Salute pubblica trasversale che regge il Governo ed il suo ‘Premier dei dieci, cento, mille giorni’, pare perpetuare una strategia di autotutela tale da confermare l’assoluta assenza di pudore e di onestà intellettuale (e politica) ormai incancrenita e genetica.

Ma serviranno le proteste? In Italia, dove c’è una memoria storica tale da non superare il periodo di vita d’un moscerino, tutto va nel dimenticatoio con la velocità della luce. Per cui, una simile operazione di ‘Salvate i soldati Ryan’ che altrove avrebbe provocato  -a pieno titolo- un clamore ingovernabile, qui resta sotto tono, e, soprattutto, non se ne parla neanche nei bar, luogo d’elezione del confronto sociale.

Piuttosto, imperversa il dibattito sul POS universale, che impone a tutti di dotarsi di un c/c   -ma ci sono comodissime carte di credito ricaricabili dotate di IBAN-  e, soprattutto, di pagare ogni spesa superiore ai 30 euro   -insomma, neanche una pizza e una birra in due- con questa magica tesserina.

Io la aborro per un motivo psicologico: sono capaci di farti altalenare da un senso di onnipotenza ad uno di impotenza che fa male alla salute. Mi spiego: se io ho i soldi in borsa, mi misuro. Una volta finiti, come si suol dire… m’attacco.

Avere questa chiave virtuale al proprio deposito di denaro fa completamente perdere il senso delle sue proporzioni, spingendo a spese spensierate che, poi, si rimpiangono amaramente. E non ditemi che bisogna portare i conti: un altro obbligo, che noia!

Tutto questo mi pare tanto un escamotage trovato per risarcire le banche da certi prelievi forzosi previsti in Finanziaria. E, soprattutto, un’inenarrabile presa per i fondelli, giacché non c’è cogenza all’uso del suddetto POS per il prestatore d’opera o di oggetti, né più né meno di quanto avviene oggi con tutti gli artigiani o professionisti che sottopongono la clientela al ricatto del doppio prezzo: con fattura o senza fattura.

Due metodi di pagamento (trasparente e illecito); due morali (pubblica e privata); e persino la politica dei due forni: quest’italiani uni e bini se li vanno proprio a cercare… quei sorrisini.

 

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