sabato, Aprile 10

Il sapore della Pasqua nell’Italia Centrale

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Pasqua. Le uova come simbolo della rinascita della vita con la bella stagione sono diffuse sin da quando nell’antica Roma si celebrava la festa della dea Cerere in primavera, portando in processione al tempio proprio delle uova fresche per farne omaggio alla divinità.

I cristiani, già nel IV secolo, usavano scambiarsi uova benedette come simbolo del Cristo risorto, tanto che la Domenica di Resurrezione era detta anche ‘Pasqua dell’Uovo‘ e l’usanza è rimasta ancora oggi nel dono delle uova di cioccolato o degli ovetti colorati, che a tutt’oggi rappresenta un rito di valenza cosmica e universale che diventa augurio di immortalità.

Durante il Medioevo in molte cattedrali d’Europa il Giovedì Santo veniva deposto un raro uovo di struzzo nel sepolcro allestito in memoria di quello del Cristo e lo si ritirava fuori la domenica di Pasqua, cantando l’‘Ave Verum’ (inno composto nel XIV secolo), a simboleggiare la resurrezione del Signore.

Si ricorda, infine, che dopo la tradizionale benedizione pasquale delle case dei contadini nelle campagne, ancora fino a non molto tempo fa, il sacerdote veniva ricompensato con il dono augurale di uova fresche.

L’agnello o il capretto arrosto rappresenta invece il piatto principale sulla tavola di Pasqua in Italia, soprattutto al Centro-Sud: ricordiamo l’abbacchio alla romana, marinato con salvia e rosmarino, o l’agnello alla cacciatora, mentre in Umbria la ricetta è talvolta arricchita con tartufo nero per farne una pietanza speciale.

Per la religione cristiana questo momento conviviale serve a celebrare la fine del digiuno e il ritorno alla vita. Va osservato che, seppur con significati diversi, troviamo sulle tavole ebraiche gli stessi alimenti: l’agnello simboleggia per questa religione non il corpo di Cristo, ma la liberazione dalla schiavitù, e le uova, che sono per i cristiani un simbolo di resurrezione, per gli ebrei hanno il significato di nuova vita.

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