Il Salva banche non salva Renzi Politica: il Punto

Come titolano oggi molti quotidiani, lo scandalo del fallimento di quattro istituti di credito fatto pagare solo ai piccoli risparmiatori -mentre per le banche è scattato l’omonimo decreto cosiddetto Salva banche– ha fatto il primo morto: un pensionato di Civitavecchia che non ha retto all’umiliazione di aver visto volatilizzarsi in un minuto i risparmi di una vita. Inevitabili, oggi, le accuse di ‘omicidio colposo’ piovute addosso al Governo da parte delle opposizioni. Il più duro di tutti è Alessandro di Battista del M5S che mette all’indice l’intero sistema politico-affaristico italiano coniando la definizione di ‘democrazia bancaria’. Movimento che oggi solleva anche il caso Salva banche in Veneto, accusando il governatore leghista Luca Zaia di aver autorizzato l’emissione di titoli derivati ‘spazzatura’.

Il berlusconiano Maurizio Gasparri -oggi ad Arezzo insieme a Giorgia Meloni di FdI per partecipare alla protesta dei risparmiatori inferociti- invoca le manette contro i ‘banchieri truffatori’ e chiede la testa del governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Matteo Renzi, da parte sua, difende la scelta di salvare le banche per salvare conti correnti e posti di lavoro, apre alla commissione di inchiesta e prova a scaricare le responsabilità sulle odiose regole imposte da quei cattivoni dell’UE. Da Bruxelles, però, ributtano la palla nel campo italiano: «Responsabilità del governo aver voluto aiutare le banche che vendevano prodotti inadatti».

Il Governo pone e ottiene la fiducia al Senato sul ddl che introduce il reato di omicidio stradale nel nostro ordinamento. Il testo passa adesso, ferie permettendo, alla Camera per il voto finale.

Alla vigilia della sesta edizione della Leopolda -celebrazione più o meno riuscita del renzismo e denominata quest’anno ‘Terra degli uomini’- viene annullata a sorpresa la conferenza stampa di presentazione prevista per oggi alle 12.30 all’Hotel Bernini di Roma. Parlando invece del vecchio Pd, per concludere l’introduzione, arriva da Monza la notizia dell’assoluzione ‘perché il fatto non sussiste’ di Filippo Penati dalle accuse di corruzione per il cosiddetto ‘Sistema Sesto’. Tutti felici e tutti innocenti.