mercoledì, Settembre 22

Il sacro e il profano della sagra field_506ffbaa4a8d4

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L’animale è un essere capace di provare dolore, paura, angoscia, condizioni necessarie e sufficienti per meritare il rispetto come essere senziente. Invece, ogni anno nel mondo uccidiamo un numero indefinito di animali per mangiarli. Non esiste una fonte davvero attendibile per i numeri di questo massacro: le stime vanno dai 50 ai 170 miliardi, passando da una decina (di miliardi) all’altra con estrema leggerezza e drammatica disinformazione. Sono numeri inconcepibili, e ciò che più sconvolge è l’agonia patita da quelle vittime negli allevamenti e nei macelli. Se partiamo dal presupposto che tutte queste pratiche siano perfettamente legali, ci troviamo di fronte a una legge schizofrenica che da una parte tutela in maniera abbastanza soddisfacente (quando viene rispettata) gli animalida affezione‘, dall’altra trascura visibilmente gli animalida affettare‘, che invece, come quelli d’affezione, soffrono, sono intelligenti, provano e trasmettono emozioni.

E’ ingiustificabile la sofferenza che infliggiamo agli animali per mangiarli, tanto più se su questa sofferenza organizziamo feste.
La loro vita non vale una sagra, non vale alcun pasto, e la fine dei pasti a base di cibo animale non è data da una riforma che regoli lo sfruttamento degli animali ‘da cibo’; non è neppure trovare metodi più ‘umani’ per allevarli e ucciderli; non è neanche affidarsi a prodotti animali ‘biologici’ che, anche se considerati umanamente accettabili (ma chi li conosce sa che non è così), non riusciranno mai a soddisfare la richiesta di tutti.
La soluzione sta nell’educare la gente, soprattutto i bambini e le bambine, a capire che lo sfruttamento degli animali è sbagliato, da qualunque punto di vista lo si guardi, e in qualsiasi forma lo si eserciti. La soluzione è anche quella di organizzare feste gastronomiche con cibo vegetale.
Negli ultimi anni le feste vegan si sono moltiplicate ovunque. Dai grandi eventi come MiVeg a Milano, Vegan Fest a Bologna, Parma Etica, L’isola di Veg a Roma, VeganMed a Cefalù, capitale mediterranea del vegan, a modeste ma riuscite feste di provincia in città o paesi che danno un segno di apertura a questo modo di vivere la vita all’insegna del rispetto interspecifico e dell’ambiente.
Al di là del dolore e della morte che infliggiamo ad animali innocenti, è chiaro che il loro utilizzo per la produzione di cibo è un incredibile spreco di risorse planetarie ed è anche causa di casi di malattia e morte che colpisce gli esseri umani. Uno dei tanti studi sul futuro dell’alimentazione umana ci fa capire che la strada da prendere è un’altra.
La scelta alimentare è il mezzo più potente che abbiamo per migliorare o peggiorare la nostra salute, quella degli altri umani, quella dei non umani e dell’ambiente. Forse è ancora lontana una presa di coscienza che rispetti la vita di tutti gli animali, ma qualcosa sta cambiando.
Quando il diritto al piacere del palato contrasta col diritto fondamentale alla vita di un essere senziente, qualcosa stride nel concetto di diritto. Il cibo non è solo cibo. Il gusto personale non giustifica il diritto di disporre di esseri senzienti e dell’ambiente come una risorsa a uso e consumo degli esseri umani. Il presunto diritto alla libertà di mangiare ciò che si vuole non è una prerogativa degli esseri umani, così come la terra non appartiene solo a loro. Non può esserci libertà dove esiste prevaricazione e scegliere come nutrirsi è la scelta più semplice che può diventare la più rivoluzionaria.

 

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