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Il Rwanda serra le fila field_506ffb1d3dbe2

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Frank Habineza Verdi Rwanda

Un classico da manuale della tattica militare dell’Impero Romano era quello di serrare le fila, creando la formazione a testuggine quando le forze nemiche godevano di una superiorità numerica. Serrare le fila e la formazione testuggine permetteva ai soldati romani di decimare i barbari che si avventano contro le legioni con il minimo dispendio di energie possibile. Il Governo ruandese sta adottando la stessa tattica inglobando i partiti di opposizione attivi nel Paese in previsione di meglio affrontare i rischi di destabilizzazione derivanti dai partiti hutu in esilio e dal gruppo terroristico FDLR operante nel est del Congo. L’ultimo partito di opposizione, speranza tra gli ambienti liberal americani ed europei, ad accettare l’ordine di serrare le fila è stato il Democratic Green Party of Rwanda (DGP-R).

Il Partito Ecologista ruandese ha accettato la proposta del Governo di entrare nel Forum Nazionale di Consultazione dei Partiti Politici che gestisce la  “Democrazia Partecipativa”. Per sette mesi dalla sua registrazione nell’agosto 2013 il Partito Ecologista era rimasto indeciso se raggiungere il Forum governativo per il timore che fosse uno stratagemma per soffocare le voci di dissenso. Frank Habineza, il Presidente dei Verdi ruandesi, ha annunciato l’adesione al Forum il 10 marzo scorso. «Il Partito Ecologista Ruandese ha finalizzato le discussioni con il Forum Nazionale decidendo di sottomettere la richiesta di adesione per permettere al partito di avere la possibilità di condividere il suo programma politico con le altre forze politiche e promuovere la cultura del dibattito tra un partito di opposizione e il Governo», ha dichiarato il partito con un comunicato stampa emesso l’11 marzo scorso.

Il vibrante e innovativo programma politico dei Verdi ruandesi è stato approvato il 29 ottobre 2013 ed è concentrato sulla promozione dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile. I Verdi incoraggiano il rinforzamento del monitoraggio sull’impatto ambientale del settore industriale e minerario creando specifiche leggi indirizzate verso il Green Growth (Lo Sviluppo Ecologico). Supportano il ricorso ad energie rinnovabili quali quelle eoliche e solari per diminuire l’inquinamento e contribuire alla riduzione dell’effetto serra, scoraggiando l’utilizzo di idrocarburi e carbone. Per quanto riguarda l’agricoltura il DGP-R promuove la piena sufficienza alimentare che deve essere prioritaria rispetto alle esportazioni. I contadini devono essere consultati in ogni decisione per definire un orientamento delle politiche agricole nazionali mentre il Governo deve aumentare il budget al settore privilegiando l’aumento della produzione e gli investimenti nelle infrastrutture agricole. Il Governo deve promuovere la produzione agricola attraverso dei sussidi come il modello europeo e un attento equilibrio tra gli interessi del libero mercato e la crescita economica delle comunità contadine. I Verdi intendono vietare tutte le attività agro industriali nocive per la salute con particolare attenzione agli Organismi Geneticamente Modificati.

I Verdi toccano il delicatissimo problema della proprietà terriera che attualmente è controllata dal Governo che concede l’uso frutto ai contadini delle terre ancestrali. Secondo la proposta del partito ai cittadini occorre garantire la proprietà individuale della terra incoraggiando la nascita di cooperative e consorzi. Questo tema è fondamentale e di strategica importanza visto che la maggioranza dei contadini ruandesi sono di origine hutu, le terre coltivabili in Rwanda sono scarse essendo un piccolo Paese e che le tensioni sulla terra furono uno dei motivi del genocidio del 1994.

L’economia deve avere un forte orientamento ecologico in grado di creare occupazione. I Verdi promuovono l’utilizzo delle energie pulite, il turismo responsabile, i trasporti pubblici, e una industrializzazione compatibile all’ambiente. Il DGP-R rivendica una maggior partecipazione delle ditte nazionali alle gare d’appalto pubbliche vinte normalmente da ditte internazionali. Gli investitori stranieri devono aumentare l’impiego di mano d’opera locale anche ai livelli manageriali al posto di assumere esperti stranieri. Si propone la creazione di una compagnia statale dei trasporti pubblici per diminuire l’utilizzo delle auto private e ridurre il tasso di inquinamento. I trasporti pubblici devono essere rafforzati nelle zone rurali.

La riforma del Sistema Sociale è rivendicata attraverso la creazione di un sussidio per i disoccupati e i giovani in cerca di primo impiego, miglioramento del sistema educativo e sanitario gratuito, e maggior attenzione per le persone handicappate (compreso l’abolizione delle barriere architettoniche) e dell’assistenza agli anziani. Dirompente è la visione del Partito Verde sulla politica estera e sulla sicurezza nazionale. Senza mezzi termini si condanna l’attuale concetto di sicurezza e politica estera esclusivamente affidato all’esercito e alle complementari politiche imperialiste nella regione dettate dalla Sindrome Israeliana. Il DGP-R propone una nuova politica estera basata sulla cooperazione ed integrazione sociale ed economica a livello regionale nel pieno rispetto della sicurezza ambientale e dei diritti umani. I Verdi promuovono un esercito di difesa nazionale che deve astenersi da ogni conflitto regionale e smettere di  rappresentare una continua minaccia ai paesi vicini, con chiaro riferimento alla Repubblica Democratica del Congo.

Il leader dei Verdi, Frank Habineza appartiene alla diaspora tutsi ugandese, essendo nato a Mityana in Uganda nel 1977. Laureatosi in Scienze Politiche e Amministrative presso l’Università Nazionale del Rwanda il suo interesse alle problematiche ambientali maturò durante gli anni dell’università dove fondò la prima associazione studentesca in difesa dell’ecologia. Durante gli studi Habineza si occupò anche di giornalismo scrivendo per i quotidiani Rwanda Newsline e per UMESESO.  Come giornalista ha collaborato anche con il ‘Rwanda Herald Newspaper’, di proprietà di Asuman Bikika. Il giornale fu chiuso nel agosto 2002 e Bikika dichiarato persona non grata a causa della linea editoriale considerata contraria al Governo Ruandese. La sua carriera professionale inizia nel 2005 quando divenne l’Assistente Personale del Ministro della Terra, Ambiente, Acqua, Foreste e Mine Drocella Mugorewera. Dal 2006 al 2009 Habineza occupa il posto di Coordinatore Nazionale del Nile Basin Discourse Forum of Rwanda, una piattaforma della società civile composta da 50 Ong impegnate nella conservazione del fiume Nilo.

Nel agosto del 2009 fondò il primo partito ecologista in Rwanda come alternativa al partito al potere Rwanda Patriotic Front (RPF). Per 4 anni il Governo ruandese rifiutò di registrare il partito impedendo a Habineza di partecipare alle elezioni presidenziali del agosto 2010. La registrazione è stata concessa nel agosto 2013 grazie a pressioni internazionali. Il Partito dei Verdi ha subito una forte lotta interna alla sua nascita. Nell’aprile 2010 tre quadri si dimisero accusando Habineza di voler monopolizzare il partito e di essere manipolato da lobby in Gran Bretagna e Stati Uniti. Nel giugno 2010 il Vice Presidente Andre Kagwa Rwisereka, importante imprenditore e cofondatore del DGP-R, fu trovato morto nelle vicinanze della città universitaria di Butare. La testa mozzata indicava chiaramente un omicidio. La morte del Vice Presidente fu uno dei principali motivi di frizione tra Habineza e il Governo che ritardò la registrazione del partito. Habineza invocò una indagine internazionale ed indipendente sull’omicidio secondo lui di chiara matrice politica. La richiesta non venne esaudita e il caso successivamente archiviato.

La scelta di aderire al Forum e alla Democrazia partecipativa è stata ampiamente criticata dai partiti hutu di opposizione in esilio ed ha lasciato sorpresi i finanziatori occidentali del Partito Verde ruandese. «La decisione presa è basata sul constato che i necessari cambiamenti politici, economici e sociali da noi rivendicati non potevano essere raggiunti rimanendo all’esterno del Forum. La nostra adesione è da vedersi sotto l’ottica di aumentare le pressioni politiche per far adottare al Governo il nostro programma e le nostre idee», spiega Frank Habineza.

Il Forum Nazionale di Consultazione dei Partiti Politici è un meccanismo creato subito dopo il genocidio del 1994 dal partito al potere Rwanda Patriotic Front in cui convergono 8 partiti di opposizione: Partito Liberale (P.L.), Unione Democratica del Popolo Ruandese (UDPR), Partito Democratico Ideale (PDI)Partito Sociale Imberakuri (PSI), Partito per la Solidarietà e il Progresso (PSP), Partito Socialista Ruandese (PSR), Partito Democratico di Centro (PDC), Partito del Progresso e della Concordia (PPC)Il Forum nasce da una idea del Presidente Paul Kagame di creare una piattaforma di dialogo e scambio di idee tra i partiti ruandesi. Svolge anche funzioni di formazione dei quadri e delle capacità amministrative oltre al ruolo di  mediazione dei conflitti interni. I partiti che compongono il Forum sono gli stessi che compongono la Coalizione di Governo. Quindi si deve dedurre che alle prossime elezioni anche il Partito Verde avrà la possibilità di partecipare al Governo del Fronte Patriottico Ruandese.

Il Forum è la piattaforma che gestisce la “Democrazia Partecipativa” un sistema di consultazione popolare molto simile ai soviet russi che rappresenta la vera struttura democratica del Rwanda. Prima di ogni decisione politica il Governo attiva consultazioni popolari nei villaggi e nei quartieri delle città spiegando alla popolazione l’orientamento politico o la nuova legge che verranno modificati secondo le idee dei cittadini. La Democrazia Partecipativa non si applica sulla Politica Estera e sulla Difesa.

Forum e Democrazia Partecipativa hanno sempre acceso un forte dibattito. I sostenitori di questo modello amministrativo affermano che attraverso le due strutture si riesce a garantire la partecipazione attiva della popolazione alla vita democratica del Paese, che difficilmente sarebbe garantita dai classici partiti. I detrattori sostengono che non siano altro che un’abile mossa del Presidente Kagame per annullare ogni dissenso interno inglobando i partiti di opposizione. Per il loro scarso peso elettorale (non superiore al 4%) questi partiti soffrirebbero della pesante influenza del partito al potere e assumerebbero il semplice ruolo di avvallare le decisioni del Presidente. Anche la consultazione popolare sarebbe una truffa in quanto il Fronte Patriottico Ruandese monopolizzerebbe le discussioni e raramente terrebbe conto della volontà popolare. Secondo di detrattori la vera opposizione si troverebbe in esilio non essendoci spazi democratici in Rwanda. «La Democrazia Partecipativa è il modello socio politico che abbiamo scelto per eliminare la conflittualità tra i partiti. Nessuno meglio di noi ruandesi conosce gli effetti terribili e perversi della conflittualità politica che portarono al genocidio. Abbiamo scelto la Democrazia Partecipativa e Consensuale sulla base degli insegnamenti derivati dagli errori commessi nel passato», spiega il Professore universitario Anastase Shyaka.

Indipendentemente dalle due versioni rimane innegabile la posizione di egemonia del Fronte Patriottico ruandese sugli altri partiti. Secondo varie indiscrezioni, la scelta del Partito Ecologista ruandese di aderire al Forum sarebbe il frutto di forti pressioni da parte del Presidente Paul Kagame. Notizia categoricamente smentita dal leader ecologista Habineza.

L’adesione dei Verdi al Forum rappresenta una vittoria strategica per il Governo di Kigali che è riuscito a serrare le fila creando due distinti fronti politici: quello interno orientato verso una democrazia partecipativa che non vuole lo scontro politico diretto e quelle esterno, in esilio, dominato dalla ideologia razzial nazista del Hutu Power che vuole attuare un cambiamento di regime. Un secondo obiettivo raggiunto è quello di privare Stati Uniti e Gran Bretagna di una alternativa politica all’attuale governo rendendolo indispensabile quale unico interlocutore internazionale. Questa mossa politica è da inserirsi nel contesto dei preparativi di guerra del Governo ruandese per contrastare l’invasione del gruppo terroristico FDLR. L’adesione al Forum del Democratic Green Party of Rwanda, priva di ogni legittimazione l’opposizione in esilio, suggerendo alla opinione pubblica nazionale che i soli partiti degni di fiducia sono quelli che operano all’interno del Paese.

Nei prossimi mesi, in occasione del Ventesimo anniversario del Genocidio, il Governo e i partiti di opposizione a lui legati, saranno impegnanti a verificare il reale supporto tra la popolazione soprattutto tra gli Hutu. Il supporto popolare rappresenta il fattore determinante per l’esito militare di una eventuale invasione del FDLR. Se questo gruppo terroristico riuscisse a creare una sollevazione popolare su basi etniche (hutu contro tutsi), il Governo di Kigali avrebbe grosse difficoltà di contrastarlo in quanto circa il 80% dell’esercito nazionale è composto da Hutu. Per salvarsi dovrebbe far ricorso alla truppe Keniote e Ugandesi rafforzando l’idea di una dittatura tutsi in Rwanda.

Fonti ancora da confermare ma attendibili accennano alla possibilità di coinvolgere Russia e Cina nei tentativi di scongiurare una invasione del FDLR in Rwanda che inevitabilmente porterebbe a rischi di genocidio e guerra regionale. L’idea sarebbe stata originata dal Presidente ugandese Yoweri Museveni. Sul piano militare sono sempre più solide e credibili le informazioni di una riorganizzazione del movimento ribelle Banyarwanda, il M23, da utilizzare come forza di contrapposizione alle FDLR. Purtroppo sia la Francia che il Governo di Kinshasa sembrano orientati a favorire l’invasione. L’obiettivo francese è quello di instaurare un governo amico per riprendere il controllo del Paese. L’obiettivo di Kinshasa è di esportare l’instabilità e la guerra dall’est del Congo al Rwanda per assicurare la sopravvivenza del Famiglia Kabila.

Le recenti dichiarazioni fatte dal Responsabile dei Caschi Blu in Congo Martin Kobler e dal Governo di Kinshasa di aver smantellato il gruppo terroristico ruandese FDLR grazie ad una offensiva militare all’est iniziata l’8 marzo nei pressi del Parco Nazionale di Virunga, provincia del Nord Kivu, sono state ufficiosamente smentite da fonti diplomatiche occidentali presenti in Congo. Secondo le informazioni ricevute, l’offensiva sembra essere stata solo di facciata. Le FDLR non sarebbero state indebolite (4 miliziani uccisi durante tutta l’operazione militare durata 15 giorni) e si starebbero raggruppando nuovamente presso la frontiera con il Rwanda. 

 

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