venerdì, Maggio 7

Il ruolo dell’acqua nella guerra all’ ISIS Il controllo dei bacini idrici come strumento di guerra

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L’ISIS si fonda ampiamente sull’importanza delle vie d’acqua sia nella sua gestione del potere sia nel teatro operativo dove opera.
La prima questione che viene in mente è relativa ovviamente alla diga di Mosul. Ciò non solo perché la ditta italiana Trevi si è assicurata l’appalto per la sua ristrutturazione con il conseguente invio anche di truppe italiane in difesa dei lavori, ma anche perché nelle settimane scorse l’Ambasciata americana in Iraq ha rilanciato l’allarme sui rischi di crollo connessi alla struttura inaugurata nel 1986. La diga è tuttora è la più grande di tutto il Paese e la quarta del Medio Oriente e ha dovuto subire negli ultimi anni cronici problemi di scarsa o nulla manutenzione principalmente legati alle condizioni di poca sicurezza e pochi fondi disponibili.
Lo scenario che le fonti precedentemente ricordate delineano è quello di un crollo della struttura che potrebbe portare a un’inondazione di proporzioni apocalittiche con il rischio di arrivare fino a Baghdad, ma che sicuramente raderebbe al suolo la città di Mosul. Il problema strutturale della diga è nelle fondamenta che sono particolarmente sensibili all’azione erosiva dell’acqua e che quindi necessitano di interventi mirati e urgenti.
Nel 2014 durante la sua avanzata su Mosul, l’ISIS prese possesso per 11 giorni circa della diga,  dovette poi ritirarsi a seguito di un contrattacco dei Peshmerga curdi. Pur perdendo questo fondamentale nodo logistico relativo alle vie d’acqua, l’ISIS resta però in possesso di ampie zone sensibili e importanti in particolare quelle legate al bacino dell’Eufrate, sia in Iraq che in Siria, questo perché l’acqua, e il suo controllo, è un elemento centrale per capire il fenomeno ISIS e il suo radicamento nella regione.
Il territorio controllato da ISIS in ciò che si definisce Syraq (ovvero l’area a cavallo tra Siria e Iraq ormai fuori controllo dei rispettivi governi) è una sorta di ragnatela di vie di comunicazione che però segue il corso del fiume Eufrate. Al pari della conquista dei pozzi petroliferi, catturare e controllare le dighe e ampie riserve d’acqua lungo l’Eufrate e il Tigri è parte integrante della strategia dello Stato Islamico perché gli consente di gestire le più importanti risorse d’acqua della regione.
L’uso dell’acqua, attraverso dighe e canali, come arma di guerra non è certo una novità dell’ISIS e lungo la storia si possono trovare svariati esempi di come questi elementi siano stati utilizzati in operazioni di difesa di un determinato territorio. Ciò nonostante l’ISIS rappresenta un elemento particolarmente rilevante e pericoloso in grado di usare l’acqua come arma militare soprattutto per mettere pressione alla popolazione locale e agli oppositori politici grazie ai possibili drastici interventi sull’acqua e sull’elettricità che mirano proprio a rompere la resistenza locale e a guadagnarsi il supporto di ampie fasce della popolazione.

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