lunedì, Settembre 20

Il ruolo dei tunnel nei moderni conflitti ISIS e Hamas impiegano diffusamente tunnel per le loro operazioni belliche

0
1 2


Come dimostra quest’ultimo caso, l’impiego dei tunnel nei teatri bellici può avere uno scopo dichiaratamente offensivo permettendo all’attaccante di sorprendere il nemico da una direzione e con una tattica del tutto inaspettata (una procedura simile era stata usata anche in Siria per attaccare una base dei governativi e in quel caso l’azione ebbe successo). Ma i tunnel possono avere anche una grande funzione difensiva e logistica. Difensiva perché mettono al riparo uomini e materiale dai raid aerei nemici, logistica perché come già sottolineato permettono spostamenti nascosti alla ricognizione nemica consentendo quindi non solo di sfuggire ad eventuali attacchi, ma anche di colpire il nemico da punti che riteneva sicuri.

Uno dei gruppi irregolari che più si è distinto in questa particolare forma di combattimento è sicuramente Hamas, la cui struttura di tunnel sotterranea non solo aveva impressionato l’IDF, l’esercito israeliano, ma gli ha consentito anche di compiere alcuni raid sfruttando proprio l’effetto sorpresa. Infatti nell’estate del 2014 con questo sistema Hamas ha ucciso 11 soldati israeliani nei loro punti di guardia. I tunnel di ISIS pur lunghi, numerosi e complessi appaiono comunque come semplici buchi scavati nel sottosuolo, al contrario quelli di Hamas sono strutturalmente molto più avanzati e constano di ampi spazi, lavori di muratura e simili che richiedono soldi, lavoro e conoscenze specifiche. Durante l’operazione Protective Edge (2014) gli israeliani hanno scoperto e distrutto 32 tunnel per una lunghezza complessiva di vari chilometri che passavano il confine tra Gaza e Israele. Molti partivano da case private o da moschee per terminare nei pressi delle cittadine israeliane di confine.

La minaccia per Israele è seria ed è quindi di vitale importanza sradicarla o quanto meno contenerla. Per questo motivo pare ormai certo (ma come è ovvio che sia notizie certe su questo punto non ne esistono per ragioni di sicurezza) che l’IDF stia sviluppando e testando uno strumento difensivo in grado di individuare i tunnel e distruggerli prima che possano diventare una minaccia. Sembra che Israele abbia stanziato per tale strumento circa 250 milioni di dollari, mentre gli Stati Uniti, consci di questa minaccia sui moderni campi di battaglia, hanno appoggiato e sovvenzionato il progetto con 40 milioni di dollari nel 2016.

Non esistono dati ufficiali su questa arma, ma è abbastanza sicuro che sia un sistema di sensori sismici in grado di monitorare le vibrazioni sottoterra e quindi individuare lavori di scavo. Al momento non sarebbe ancora operativo ma solo in una fase di test, anche se i risultati sembrano decisamente promettenti visto che nel solo 2016 una dozzina circa di tunnel di Hamas sono inspiegabilmente crollati durante la fase di costruzione uccidendo 10 membri del gruppo. Vista l’enorme esperienza di Hamas in questa tipologia di struttura è difficile pensare a così numerosi errori di progettazione oppure dare la colpa alle piogge stagionali.

Al momento è troppo presto per poter stabilire se tale strumento sia realmente efficace e utilizzabile anche in altri teatri. Ciò che però possiamo affermare con certezza è che, come si è messo in evidenza, i tunnel sono molto presenti nei moderni campi di battaglia grazie alla loro capacità di sopravvivere ai raid aerei e di non essere facilmente individuati dalla ricognizione aerea. Più che altro quello che stupisce è il moto di sorpresa che coglie spesso gli eserciti occidentali davanti a queste ‘novità’ perché la storia è piena di antecedenti. Oltre al già citato Pietro Micca, possiamo ricordare le vaste e complesse gallerie dei Vietcong durante la guerra in Vietnam oppure le varie operazioni intorno al monte Lagazuoi in Veneto durante la Prima Guerra Mondiale in cui tra italiani e austriaci si sviluppò una vera e propria guerra di mina e contro mina. Infine, in un contesto meno bellico ma decisamente più urbano come quelli trattati qui, andrebbero ricordate le decine di tedeschi della ex Germania Est che per oltrepassare il Muro di Berlino scavarono tunnel sotto di esso, alcuni ci riuscirono altri purtroppo no.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->