domenica, Ottobre 24

Il ruolo dei tunnel nei moderni conflitti ISIS e Hamas impiegano diffusamente tunnel per le loro operazioni belliche

0
1 2


Torino, 30 agosto 1706 la guerra di successione spagnola infuria, il ducato di Savoia si è da poco alleato all’Inghilterra e agli imperiali contro la Francia e si trova in una difficile posizione a seguito di alcune sconfitte che hanno portato all’assedio della capitale iniziato il 7 maggio. Quella notte truppe francesi riescono a penetrare in una delle gallerie sotterranee della Cittadella e prendono d’assalto le porte che conducono al suo interno. I difensori tentano di resistere, ma capiscono immediatamente che non hanno possibilità contro un nemico più numeroso. L’unica soluzione per bloccare il passaggio, respingere l’attacco e salvare la città è quello di far saltare la galleria chiudendo di fatto la via d’accesso e uccidendo gli assalitori. L’esplosivo è già in posizione, ma non si può utilizzare una miccia lunga perché serve una soluzione rapida per cui si dove ricorrere a una miccia corta che però non consente la fuga di chi l’accende. A prendersi la responsabilità di questo atto eroico è il soldato della compagnia minatori dell’esercito sabaudo Pietro Micca, il quale sacrificando la sua vita porta a termine la missione facendo esplodere la galleria e respingendo i francesi (l’assedio terminerà poi il 7 settembre).

Questo noto antefatto storico serve per mettere subito in evidenza come tunnel e gallerie sotterranee siano sempre state una costante di ogni conflitto e non siano una novità dei moderni campi di battaglia, dove oggi tali strutture vengono ampiamente impiegate. La riflessione sui tunnel è da leggere in un quadro più ampio della semplice tattica che rappresentano. Infatti, la loro importanza in alcuni dei più caldi teatri della regione del Mediterraneo non è da sottovalutare, ma è da inquadrare in un più ampio mutamento del fenomeno bellico che assegna ormai un ampio peso al campo di battaglia urbano, una tematica affrontata già in passato (qui e qui) e che si lega indissolubilmente al tema del terrorismo moderno.

I moderni combattenti irregolari utilizzano ampiamente i tunnel per una molteplicità di scopi che vanno dallo spostamento di uomini e materiale in modo da non essere individuati allo stoccaggio del materiale bellico per difenderlo dalla ricognizione e dagli eventuali raid aerei. Nel contesto di una battaglia urbana le esperienze israeliane, russe in Cecenia o americane in Iraq (si pensi per esempio alla doppia battaglia di Falluja nel 2004) hanno messo in luce l’importanza tattica sia da parte dei combattenti irregolari sia da parte degli eserciti regolari, di muoversi da un edificio a un altro senza farsi vedere da chi sta attaccando o sorvegliando quello stabile. Per compiere questi spostamenti tattici è necessario praticare dei buchi nelle pareti tra le varie stanze e tra i muri di edifici contigui. Tale tattica operativa è stata ampiamente utilizzata con successo anche dalle forze di sicurezza che in questo modo riescono ad aprirsi varchi per avanzare e cogliere di sorpresa il nemico senza ricorrere alle più scontate, e quindi pericolose, vie di accesso.

Questa stessa procedura può essere poi utilizzata nelle cantine per ottenere due risultati similari. Uno scopo può essere quello di collegare più edifici (creando così una sorta di bunker sotterraneo estremamente difficile da individuare) in modo da offrire eventuali vie di fuga così come la possibilità di spostamenti nascosti. In questo caso un esempio storico in un contesto molto diverso, ovvero quello della Seconda Guerra Mondiale, fu quello dei civili tedeschi i quali per sfuggire al rischio di rimanere intrappolati nelle cantine a seguito dei detriti dovuti al crollo di edifici, aprivano appunto passaggi tra una cantina e l’altra per essere sicuri di avere, una volta terminato il bombardamento, una via di fuga. Un altro scopo dell’impiego delle cantine è quello di collegarle a una più vasta catena di tunnel che si può diramare poi anche per diversi chilometri. Da questo punto di vista nel teatro iracheno ISIS si è dimostrato particolarmente accorto e capace. Per esempio i Peshmerga curdi nel novembre 2015 hanno trovato centinaia di metri di tunnel scavati sotto la cittadina di Sinjar. In tale circostanza, ma situazioni simili si sono riscontrate anche a Tikrit, Ramadi e nelle altre città liberate dal giogo di ISIS, sono stati individuati più di 70 tunnel diversi, e molti altri verranno sicuramente scoperti in un secondo momento, che in sostanza replicavano le vie principali della cittadina.

Ma ISIS impiega i tunnel anche nella più classica versione della guerra di mina, ovvero tunnel scavati sotto le linee nemiche per superarle e colpire alle spalle il nemico o abbattere eventuali strutture difensive come le mura perimetrali colpendole nelle fondamenta. Ad esempio le forze di sicurezza irachene a fine febbraio 2015 avevano scoperto e distrutto un tunnel di 700 metri che ISIS progettava di usare per attaccare il centro governativo della città di Ramadi partendo da un quartiere periferico sotto il loro controllo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->