martedì, Luglio 27

Il rublo e i russi ‘tranquilli’

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Col passare delle settimane, il rublo prosegue la sua caduta toccando nuovi minimi storici rispetto al dollaro e all’euro, ma la maggior parte della popolazione russa rimane impassibile.
Tra le sanzioni imposte a Mosca dai Paesi occidentali causa il ruolo giocato nel conflitto in Ucraina e il crollo dei prezzi del petrolio, gli ultimi mesi non sono stati facili per l’economia russa.

Il 31 ottobre 2013, infatti, la Banca centrale russa ha indicava il tasso di cambio di 32,06 rubli per dollaro mentre, l’anno dopo, il 31 ottobre 2014, il tasso di cambio del rublo sul dollaro è precipitato a 43,39 rubli. Per i russi che mantengono i propri risparmi in rubli, ciò rappresenta una grave perdita del valore della valuta locale in dollari; ad esempio, se un anno fa un conto bancario di un milione di rubli valeva oltre 30.000 dollari, adesso la stessa cifra si aggira a poco più di 23.000 dollari. 

A questo punto un’isteria collettiva sembrerebbe inevitabile considerando l’andamento economico del Paese (sanzioni e non solo) e le crisi finanziarie russe particolarmente turbolente che hanno colpito il Paese dal 1998 al 2008 e che sono ancora fresche nella memoria di chi le ha vissute. Tuttavia, secondo un sondaggio pubblicato nei giorni scorsi dal Centro Levada, organizzazione indipendente di ricerca e sondaggi con sede a Mosca, ben il 52 per cento dei russi rimane indifferente di fronte alla caduta del tasso di cambio del rublo.

Il sondaggio intitolato: ‘Worried Russians’ (Russi preoccupati), rivela che appena il 13,3 per cento della popolazione russa si definisce ‘molto preoccupato’ per lo scivolone del rublo, appesantito dalla forza del dollaro. Un altro 32,3 per cento si consideraabbastanza preoccupato’, mentre la maggioranza si dice  ‘assolutamente non preoccupati’ o ‘non molto preoccupati’. Il 2,3 per cento degli intervistati, inoltre, si è astenuta dal classificare la propria preoccupazione circa il tasso di cambio, spiegando di non poter rispondere a una domanda tanto difficile.

Secondo l’analisi delle risposte effettuata dal Centro Levada, i russi con un’età compresa tra i 25 e i 39 anni tendono a preoccuparsi di più rispetto ai connazionali più giovani o a quelli più anziani. Lo stesso vale per gli uomini (48,2 per cento) che, rispetto alle donne (43,5 per cento), tendono a temere maggiormente il rafforzamento del dollaro.
Le differenze più significative si notano tra i livelli di istruzione, di reddito e i luoghi di residenza. Infatti, se il 62 per cento degli intervistati che hanno ricevuto un’istruzione superiore si definisce preoccupato, solo il 32,5 per cento di chi dichiara di avere un’istruzione inferiore alla media ha espresso la propria preoccupazione.
Inoltre, mentre il 78,3 per cento degli intervistati benestanti, definiti dai sondaggisti come chi può comodamente acquistare una macchina senza dover prima risparmiare, esprime la propria preoccupazione sul tasso di cambio, appena il 31 per cento dei compatrioti ‘indigenti’, definiti come chi deve risparmiare sui beni di base quali cibo e vestiario, si dice preoccupato.
Tra i moscoviti il 67 per cento si dichiara ‘molto preoccupato’ o ‘abbastanza preoccupato’ per il crollo del rublo, mentre soltanto il 30,1 per cento degli abitanti dei villaggi si definisce tale.

Tra le ragioni principali che giustificherebbero la tiepida risposta del popolo russo davanti alla caduta del rublo, vi sono il patriottismo cieco e la mancanza di risparmi, seguite forse da una dose di fanatismo.

La grande recessione del 2008 è scolpita nella memoria recente di molti cittadini russi. Tra l’incertezza del mercato e la stretta creditizia mondiale, il crollo delle quotazioni del petrolio e il forte declino del mercato azionario russo, il rublo ha perso, tra il 2008 e il 2009, circa un terzo del proprio valore.
Un economista russo residente nell’area dell’Unione Europea, parlando sotto anonimato con ‘L’Indro’, ha spiegato che, mentre il crollo del rublo nel 2008 derivava dalla crisi internazionale, il problema attuale ha origine interna, ma grazie al fervore patriottico che ha investito la Nazione negli ultimi mesi, la retorica anti-occidentale è riuscita a distogliere il pubblico dalla causa profonda della svalutazione del rublo.

Dalla secessione della Crimea dall’Ucraina e la sua annessione alla Federazione russa a Marzo, il tasso di consenso del Presidente Vladimir Putin ha raggiunto i massimi storici.  I mesi successivi sono stati faticosi da un punto di vista geopolitico per Mosca. Quando in Ucraina si è scatenata la guerra civile, i leader occidentali hanno recriminato l’operato di Mosca accusandola di aver provocato il conflitto col presunto sostegno fornito alle forze ribelli che combattono contro le truppe di Kiev.
Mentre le relazioni diplomatiche si inasprivano a livelli che non hanno precedenti nell’epoca del post guerra fredda, i mezzi di informazione sia occidentali che orientali hanno iniziato una vera e propria guerra mediatica, caratterizzata da resoconti semplicistici che incensavano una parte, colpevolizzando sempre l’altra.
Secondo un sondaggio effettuato a giugno dal Centro Levada il 50 per cento dei russi in generale e il 65 per cento dei moscoviti, considera i telegiornali come la più preziosa fonte d’informazione. I telegiornali russi, per il preoccupante crollo del rublo, hanno sempre attribuito la colpa a fattori esterni quali gli squilibri economici globali, la guerra civile in Ucraina, e, ovviamente, le sanzioni che sono state imposte al Paese.

Secondo l’economista: “I russi continuano a vivere in un mondo parallelo, bombardati da avvisi di una dilagante crisi che colpirà il mondo occidentale, e rassicurazioni sull’ ‘inevitabile morte del dollaro’, il tutto corroborato da un’enorme iniezione di patriottismo”.

In generale, chi rischia di più causa il rafforzamento del dollaro è chi possiede significativi risparmi in valuta locale, categoria che, secondo gli analisti, conta una parte alquanto ridotta della società russa.

La ricercatrice degli standard di vita del Centro Levada, Marina Krasilnikova, nei commenti rilasciati al giornale russo ‘Izvestiya’, ha affermato: «In Russia esistono due problemi riguardo ai risparmi. Il primo, e più diffuso, è non averne, mentre il secondo, per chi ne è in possesso, è come tenersi questi risparmi. Entrambi i problemi sono difficili da risolvere».  La ricercatrice ha continuato spiegando che anche nel 2008 le persone in possesso di risparmi considerevoli erano molto preoccupate mentre la maggior parte della gente era rimasta calma.

Una conclusione sulla quale concorda l’economista che abbiamo intervistato: “Come è avvenuto nel 2008, una grande parte della popolazione, al momento, non ha nessun risparmio o disponibilità di liquidi, per questa ragione rimane indifferente di fronte alle notizie sul tasso di cambio”. E osserva che vi potrebbe essere persino un pizzico di autocompiacimento nell’apatia generale. La gente comune, infatti, “per certi versi si compiace che i ‘nuovi russi’ abbiano problemi da affrontare nella gestione dei loro patrimoni”, i ‘nuovi russi’ rappresentano la nuova borghesia emersa nella Russia post-sovietica, invisa alla massa.

Daria Ovcharova, Amministratore del CICED (Center for International Cooperation in Education Development), afferma: «Non sono preoccupata semplicemente perché non ho nessun risparmio in rubli». La pazienza, tuttavia, è finita.  La Ovcharova ha spiegato che se il rublo continuerà la propria spirale recessiva e il suo salario in Russia non aumenterà al punto da coprire la differenza, presto inizierà a cercare lavoro in Unione Europea.

Evgenia Lavrenyuk, specialista di contratti per la principale agenzia stampa statale, è preoccupata per l’implicazione che l’indebolimento del rublo possa avere sul suo salario: la contrazione del potere d’acquisto. «La mia preoccupazione non è tanto il costo del rublo in sé quanto il mio reddito in generale. L’enorme indebolimento del rublo corrisponde a un’inflazione più rapida che rende la mia retribuzione meno significativa», si rammarica. La Lavrenyuk è riuscita a mettere da parte dei risparmi, ma negli anni si è preoccupata di convertire regolarmente i rubli in dollari o euro, poiché durante l’infanzia aveva assistito a notevoli fluttuazioni del rublo.

Sarà a causa del fervente patriottismo, dei magri risparmi o forse della soddisfazione un po’ sadica nel vedere i membri della nuova borghesia doversi preoccupare, rimane il fatto che, per adesso, la maggioranza della popolazione russa mantiene la calma di fronte al crollo del rublo. L’impatto del potere d’acquisto, però, è ancora da vedere. Secondo l’economista che ha preteso l’anonimato, i russi sono particolarmente sensibili ai prezzi al dettaglio nazionali, “mentre l’aumento attuale dal 10 al 15 per cento non è preoccupante, i continui aumenti dei prossimi mesi potrebbero provocare una forte reazione”.

 

Traduzione di Emanuela Turano Campello

 

 

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