lunedì, Giugno 21

Il ritorno di Monti a Bruxelles field_506ffb1d3dbe2

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Monti Bruxelles

Il Parlamento Europeo, su proposta del Consiglio, ha incaricato Mario Monti di formare una nuovo gruppo di lavoro al suo interno (gruppo di lavoro speciale, perché circa ogni anno se ne formano al massimo due che rilevano le problematiche e le possibili soluzioni circa una tematica specifica che sta a cuore all’istituzione di Bruxelles). Il gruppo di alto livello sarà composto da rappresentanti del Parlamento europeo, Commissione e Consiglio.  La conferenza dei presidenti ha dato questo nuovo incarico a Mario Monti a seguito di un’importante problema che è venuto alla luce nella scorsa approvazione del budget delle istituzioni lo scorso novembre. Infatti, il Multi Financial Framework agreement ha approvato per lo più programmi cofinanziati dagli stati (come Horizon2020) e ha tagliato sul budget. Le decurtazioni maggiori si sono verificate nel settore delle risorse umane e questo si rifletterà su sempre minori opportunità che vengano indetti concorsi per il personale proveniente dai 28 paesi membri. L’abilità del Consiglio Europeo di tenere in negoziazione per ben 10 mesi le altre istituzioni ha creato una lunga attesa sul documento finale che è stato appunto approvato solo negli ultimi mesi del 2013.

 L’ex presidente del Consiglio è stato nominato dall’attuale presidente dell’europarlamento Martin Schulz  a capo della Commissione o gruppo di alto livello che ha lo scopo di rivedere i criteri di finanziamento del budget delle istituzioni, possibilmente cercando una via alternativa alle contribuzioni degli stati membri. Come si afferma nel comunicato stampa del Parlamento europeo, «La Conferenza dei presidenti approva Mario Monti come presidente del gruppo di alto livello sulle risorse proprie La Conferenza dei presidenti del Parlamento europeo – Presidente del PE insieme ai leader dei gruppi politici – ha deciso di sostenere Mario Monti come presidente del nuovo gruppo di alto livello per le risorse proprie che esaminerà come l’Unione europea deve essere finanziata in futuro».

Martin Schulz, Presidente del Parlamento europeo, ha affermato: «Il Gruppo ad alto livello per le risorse proprie è una priorità politica per il Parlamento europeo. Mario Monti ha ascoltato con attenzione alle principali preoccupazioni del Parlamento europeo sul futuro finanziamento dell’Unione e mi aspetto l’lavoro dettagliato del gruppo per ottenere in modo rapido. L’attuale modo in cui l’UE è finanziata può essere notevolmente migliorato». 

Infatti il problema sta nel finanziamento delle istituzioni dell’Unione. Il notevole, in termini di tempo, negoziato tra il Consiglio e il Parlamento è avvenuto perché i tagli proposti dall’istituzione rappresentativa dei paesi membri toccavano le macro aree di competenza delle istituzioni e rimpicciolivano già le previsioni del budget ridotto della Commissione Europea. Infatti l’approvazione del budget e del MFF ha avuto un percorso ad ostacoli molto tortuoso. Tutto è iniziato a Marzo quando l’assemblea plenaria di Strasburgo ha rigettato e rimandato alla negoziazione il testo approvato dal Consiglio dell’Unione e dalla Commissione europea. L’impatto dei tagli previsti affliggeva soprattutto le politiche riguardanti i settori della tecnologia, dei trasporti e dell’industria, senza contare lo scarso impegno nel rimpinguare le casse dei settori delle politiche sociali.

Tuttavia  più di tutti risaltavano i tagli alle istituzioni stesse. In un’Europa già sferzata da venti di cambiamento anti europeisti o euroscettici , le elezioni politiche italiane  che hanno dimostrato la forza del neonato partito di Beppe Grillo, Il M5S (Movimento Cinque Stelle) e le sue idee poco propense ad accettare alcuni capi saldi dell’attuale Unione (ad esempio l’euro), hanno fatto suonare il campanello d’allarme definitivo ai vari gruppi politici che, forse un po’ spinti per paura, un po’ perché i partiti tradizionali avevano sempre minor consenso, hanno deciso di cambiare marcia rispetto ad una Commissione e ad un Consiglio che fino ad allora aveva avallato l’austerity, la creazione della troika, e la messa in osservazione di alcuni paesi limitando di fatto anche nel loro potere decisionale.  Da marzo fino a novembre, le negoziazioni sono state continue. Mario Monti, è sembrato, al Parlamento Europeo, l’uomo della provvidenza. Già commissario alla concorrenza, divenuto famoso per la maxi multa imposta a Microsoft per abuso di posizione dominante,  il senatore dovrebbe indirizzare le istituzioni sulla giusta strada per autofinanziarsi senza dipendere troppo dagli stati membri. Infatti, il finanziamento dell’Unione è assicurato con lo stesso meccanismo esistente per le organizzazioni internazionali. Ossia, le contribuzioni provengono per la maggior parte dagli stati membri, in base proporzionale al loro PIL e che, mai in questo periodo dato così oscillante, vede un continuo negoziato al ribasso qualora si decida o si negozi il bilancio pluriennale. Le risorse, attualmente, Come riporta anche ‘il Mondo’, arrivano nelle casse comunitarie attraverso alcuni prelievi agricoli come lo zucchero, e dai dazi della tariffa doganale. Il loro aumento attraverso misure di contrasto all’inquinamento (nuove imposte sui gas serra) comporterebbe un maggior affrancamento dal Prodotto interno lordo.

Il nodo che Monti dovrà sciogliere sarà  quello di trovare una soluzione affinché le istituzioni dipendano meno dalla crescita degli Stati, che in questo periodo, non hanno percentuali di PIL elevato (ad esempio per l’Italia è prevista una crescita dello 0,06 % che ha fatto scoppiare una polemica tra il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, circa l’interpretazione del dato). Al fine di ricordare su quale base l’ex Presidente del Consiglio dei ministri  dovrà partire per trovare il modo più rapido e efficace al fine di stabilire in che modo le istituzioni europee possano autofinanziarsi, ricordiamo nel dettaglio come sono stati distribuite le percentuali dei finanziamenti nell’accordo del MFF (vedi anche Strasburgo approva il bilancio).  Il 38,9 % va alle risorse naturali e ai programmi di pesca e agricoltura. Quindi alle politiche per lo sviluppo rurale e all’agricoltura vanno 373 miliardi e 200 milioni di euro. Alle politiche di coesione sono andate il 33,9 % dell’intero budget, cioè 325miliardi e 100 milioni di euro e a queste vanno aggiunte le politiche di crescita e di occupazione. Il 13,1% del budget è destinato alle politiche di competitività per la crescita e l’occupazione con particolare punto di riferimento verso la ricerca e la tecnologia. Sono circa 125 miliardi e 600 milioni di euro che andranno a questa voce del bilancio. Ben 157 miliardi (il 1,6% del budget) andranno alla politica di sicurezza e giustizia e alle voci ad esso collegate. Cinquantotto miliardi e 700 milioni di euro (il 6,1% del budget) è destinato alla politica estera e alle azioni esterne dell’Unione Europea. Il restante 6% va all’amministrazione della macchina burocratica delle istituzioni.

E’ questo 6% che preoccupa più di altri dati le istituzioni. Da qui il lavoro del Senatore Monti, che avendo già dimostrato in passato un’evidente dimestichezza con le politiche economiche e di mercato europee, dovrà trovare una soluzione per l’indipendenza finanziaria delle istituzioni.

 

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