sabato, Luglio 2

Il ‘ritorno’ del Savonarola al Museo di San Marco E’ un busto in terracotta policroma di Marco della Robbia che propone un’immagine nuova, antieroica diversa da quella classica di questo“ Profeta disarmato” su cui si l’attenzione è sempre viva - Giancarlo Gentilini: “Opera di assoluta rarità e rilevanza”

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Fra Girolamo Savonarola è ritornato da pochi giorni nel Convento di S.Marco a Firenze, dove fu eletto priore il 16 maggio 1491 e dove fu catturato la sera dell’8 aprile 1498, per finire impiccato e arso sul rogo in piazza della Signoria  il 23 maggio di quell’anno. Vi è tornato sotto forma di un busto di terracotta  policroma attribuito a Marco della Robbia, poi Fra Mattia (1468-1534), e risalente alla fine del XV – inizio del XVI secolo. Un’opera realizzata da chi ha vissuto a fianco del frate riformatore, quindi assai attendibile per fattezze e somiglianza.  E che di questo ‘Profeta disarmato’ ci offre un’immagine assai diversa di quella iconografica, come possiamo verificare nella cappella del  Savonarola,  al centro della quale è stata collocata la teca con il busto in  terracotta  del frate. L’iconografia classica di Girolamo Savonarola, scolpita nell’immaginario di tutti, è data da un ritratto di profilo su fondo scuro realizzato dal grande pittore domenicano Fra Bartolomeo (1473-1517), entrato in convento grazie alle sue prediche:  cappuccio nero calato sul capo, naso adunco, labbra prominenti, guance infossate, sguardo altero. Sintesi perfetta di rigore morale è questa la più iconica tra le immagini che raffigurano il Frate.

Il busto ora collocato nella stessa cappella ci mostra invece un Savonarola diverso, insolito: con un carattere antieroico e di assoluta intimità, volto rilassato occhi cerulei e lucenti, sguardo assorto in una severa ma serena contemplazione. E’ probabile che dovesse essere destinata   a un pubblico assolutamente fidato di confratelli e di seguaci.

Secondo Giancarlo Gentilini, indiscussa autorità nel campo della scultura, segnatamente di quella in terracotta, questa è “ l’unica effige a tutto tondo di epoca rinascimentale ad oggi conosciuta del predicatore domenicano… e dunque si tratta di un esemplare di assoluta rarità e rilevanza. Il carattere dimesso e di intimità conventuale rientra perfettamente nei dettami della produzione artistica ispirata direttamente dal domenicano ferrarese, contraddistinta da forte e semplice austerità formale, che doveva in primo luogo suscitare la commozione dei devoti..

Quanto all’autore, è attestato che l’8 aprile 1498 Fra Mattia resistette con le armi all’arresto del Savonarola, insieme ai fratelli Paolo, Luca Bartolomeo e Francesco Iacopo. Il Vasari afferma che lui e quest’ultimo fratello erano «frati in San Marco, stati vestiti dal reverendo Fra Girolamo Savonarola» e attribuisce loro le numerose medaglie, alcune esposte a San Marco, con l’effige del frate e le sue profezie sul verso.

Com’è giunto  il busto al Museo di S.Marco? Per iniziativa dell’avvocato Alessandro Kiniger, proprietario dell’opera concessa in comodato d’uso al Museo di San Marco dall’avvocato,  la quale proviene dalla collezione di Giovanni Malfer (1882 – 1973), fondatore del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, che al principio del secolo scorso aveva soggiornato a lungo nel capoluogo toscano.

Come afferma Stefano Casciu, Direttore regionale musei della Toscanagrazie alla generosità dell’avvocato Kiniger, che ringrazio con particolare piacere, il Museo di San Marco si arricchisce di una nuova e sorprendente opera, che rende ancora più presente la figura carismatica di Girolamo Savonarola, il quale, dopo il Beato Angelico, è di certo il personaggio storico che più si lega a questo luogo così amato dai fiorentini e dal pubblico internazionale. L’opera, che non mancherà di colpire i visitatori per la sua forte incisività e per il realismo con il quale sono restituite le fattezza del Frate, è inserita in un nuovo allestimento che ha interessato tutte le salette dedicate tradizionalmente nel museo al predicatore domenicano, e che aiuta a rendere più lineare, leggibile e chiaro il ruolo che questo celebre personaggio storico  ebbe nel convento di San Marco, e nella città di Firenze, sino alla sua cattura e al tragico epilogo in Piazza della Signoria, evocato dal dipinto che ha cristallizzato nell’iconografia e nell’immaginario di tutti il momento della sua esecuzione e del rogo che ne seguì.

Sull’opera ora rivelata è incentrato il riallestimento delle tre stanze note come ‘Celle del Savonarola’, poste in fondo al corridoio sud del dormitorio. Qui, secondo la tradizione, visse il Savonarola durante il suo priorato. Accanto al busto è stato trasferito dal piano terra del museo il celebre dipinto con il ritratto di profilo del predicatore eseguito da Fra Bartolomeo. Inoltre torna di nuovo visibile dopo lunghissimo tempo anche il manoscritto dei sermoni firmati dal domenicano ferrarese. L’altro bellissimo dipinto di Fra Bartolomeo raffigurante San Pietro Martire con le sembianze del Savonarola va a sostituire invece il suo ritratto nella sala al piano terra interamente dedicata all’artista.

Questa nuova presenza sarà senz’altro  unelemento di particolare attrazione per ripensare alla figura del frate riformatore ed al suo ruolo nella storia di Firenze ( e non solo), dominata anche musealmente parlando, dai vari protagonisti della famiglia dei Medici.  Lo abbiamo visto anche recentemente  con La Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli, che celebra soprattutto  i Medici ( da Cosimo il Vecchio al giovane Lorenzo il Magnifico) visibile a Palazzo Medici-Riccardi. Ma sotto l’immagine di una città operosa ricca e florida, dedita agli affari tramite i commerci  e i prestiti bancari, covavano profondi fermenti di religiosità popolare, già con l’attività del Vescovo Antonino ( a metà secolo), a cui era legata l’attività artistica dell’Angelico, che trovarono in Girolamo Savonarola,  il loro estremo interprete. Nato a Ferrara  il 1452, giunto a Firenze negli ultimi anni della Signoria di Lorenzo, per approdare, domenicano fra i domenicani, in S.Marco, si distinse subito per le   sue prediche  che incontrarono – scriveva lo storico Giuliano Procacci – “ i un crescente successo per la  vivezza  e la violenza delle immagini e del linguaggio, sia per l’arditezza delle affermazioni. “ Ilmondo   – predicava – era corrotto, corrotta la Chiesa ( “ laddove erano i calici  di legno e li prelati d’oro, oggi la Chiesa ha calici d’oro e prelati di legno”), corrotti i principi, i cui palazzi e le cui corti erano divenuti ricoveri di ribaldi e di scellerati e ad altro non pensavano che “ a nuovi balzelli per succiare il sangue del popolo”, corrotti  anche i dotti e le leggi e i costumi. Invocava, il frate   “la Spada del Signore  che s‘avvicini presto alla terra”.  

Le sue invettive avevano di mira anche e soprattutto  iBorgia a cominciare da papa Alessandro VI. Sul finire del secolo  Firenze cacciava i Medici e proclamava la Repubblica, che si rivolse proprio al frate riformatore. “ Per quasi quattro anni – dal settembre 1494 al maggio 1498 – la Firenze di Savonarola  visse così in una atmosfera di esaltazione collettiva, un’esperienza sconvolgente di  riforma  “integrale”  che coinvolse tutti  e tutto, qualcosa d’insolito nella storia d’Italia.” Grande fu l’attrazione del riformatore anche sul ceto intellettuale tra personalità come Pico della Mirandola, Giovanni della Robbia, Botticelli, Luca Signorelli, ecc. Fallito il suo tentativo di  ottenere il  sostegno  di Carlo V , Re di Francia calato con le sue truppe lungo il territorio italico,  scomunicato da Papa Alessandro VI, dati gli insuccessi per il riacquisto di Pisa, e per l’ostilità   i dei banchieri legati alla Curia romana, nonché  lper l’estremismo di certe posizioni ( come, quel falò delle vanità del 7 febbraio 1497 in piazza della Signoria, quando andarono in fumo migliaia di oggetti, arredi lussuosi e preziose opere d’arte, bollati come fonte di vizio e di perdizione),  tutto ciò contribuì   alla  caduta vertiginosa di questo  “ Profeta disarmato”,  la cui esperienza ha comunque segnato la storia. Fra Girolamo finì impiccato e poi sul rogo  il 23 maggio del 1498 ( dopo che si era sottratto alla prova del fuoco – ordalia – del 7 aprile in piazza della Signoria), perdendo credibilità. La Repubblica  fiorentina rimase in carica altri 12 anni.  Poi   vi fu il ritorno trionfale dei Medici che con Cosimo I ( coadiuvato dalla moglie Eleonora da Toledo),  e gli altri segnarono  la vita del Granducato e anche il secolo. Tuttavia, nel ‘500 la predicazione   del Frate riformatore, susciterà l’interesse sia di Michelangelo che del Machiavelli.

Prima del Savonarola, il Convento era stato frequentato da un grande artista del Quattrocento, il Beato Angelico,  che tra il  1438 ed il 1445, anno della sua partenza per Roma  aveva realizzato, su incarico di Cosimo il Vecchio de’ Medici, una delle più straordinarie Annunciazioni che mai siano state realizzate. Tanto che il compositore Manuel De Sica, figlio del grande Vittorio, prematuramente scomparso, dedicò al Beato una sinfonia  (‘Pensieri sul Besto’) che fu eseguita proprio nella biblioteca del Convento, da un quintetto di artisti di fama.   Evento molto apprezzato dal pubblico. Ora, con l’occasione dell’arrivo del busto del Savonarola, la Direzione del Museo ha deciso di dare una nuova illuminazione al capolavoro dell’Angelico simbolo del Museo e del Rinascimento fiorentino, ad opera di  Erco,   che ha accettato di realizzarla in forma di sponsorizzazione tecnica.

“Grazie alla sponsorizzazione tecnica di Ercospiega il direttore del museo di San Marco, Angelo Tartuferi ci siamo concentrati sull’altro grande protagonista della storia del convento, dando . nuova luce al simbolo del nostro museo e della pittura del primo Rinascimento fiorentino: l’Annunciazione dell’Angelico che accoglie il pubblico in cima alle scale del primo piano, la cui migliore leggibilità è ora favorita anche dalla sostituzione del vecchio cristallo che ne deturpava la vista del margine inferiore, con un discreto ma efficace distanziatore». I lavori curati dall’architetto Andrea Gori.  

Il  nuovo allestimento ha consentito l’esposizione temporanea in una vetrina della Biblioteca di Michelozzo di 10 incisioni di collezione privata, la cui datazione va dalla metà del Cinquecento alla fine dell’Ottocento, che rappresentano solo alcuni esempi della vasta diffusione dell’immagine del Savonarola in pubblicazioni di varia natura: biografie, scritti eretici, opuscoli denigratori o celebrativi.

È inoltre in preparazione una nuova pubblicazione della serie “I quaderni di San Marco” edita da Sillabe, che uscirà entro la primavera dell’anno prossimo  resa possibile dal contributo dell’avvocato Kiniger. Il volume conterrà un contributo di Padre Gian Matteo Serra, Rettore della basilica di San Marco, sul significato attuale della figura del Savonarola per l’Ordine domenicano.

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