martedì, ottobre 23

Il rischio (di Francesco e di Pechino) e la paura (di Bannon e compagnucci) Un accordo storico quello tra Cina e Santa Sede che ci piazza davanti alla scelta tra il rischiare insieme o il condannarci a una vita da accerchiati, in perenne difesa, mentre a Roma andava in scena la paura, l’odio, la guerra

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Finalmente sabato 22 settembre è stato annunciato quello che nessuno ha esitato a definire come un ‘accordo storico’. Stiamo parlando dell’accordo tra Cina e il Vaticano di Francesco per la nomina dei vescovi che noi avevano preannunciato lo scorso mercoledì. ‘Storico’ perché mette fine a 70 anni di gelo, perchè la Cina riconosce il ruolo della Chiesa e la sua gerarchia, perché si archivia il conflitto e si sceglie il dialogo, perché da qui si può aprire una collaborazione che può andare ben oltre alla presenza della Chiesa in Cina, le due diplomazie potrebbero collaborare sui diversi scenari di crisi -dall’Africa, al Medioriente, all’ambiente. Ma storico’ soprattutto perché arriva nel momento in cui il mondo è attraversato da una gravissima ondata di Paura (paura e partigianeria come abbiamo già avuto modo di dire). Paura dell’altro: il cancro che sta corrodendo la carne e le ossa dell’umanità.
Nella
scelta, poi, del giorno -e oserei dire ‘istante’- in cui tale accordo è stato annunciato c’è qualcosa di semplicemente stupendo. Il papa era in Lituania, Steve Bannon a Roma, l’annuncio è venuto da Pechino (in una stringata nota del Ministero degli Esteri, diffusamente ‘spiegato’ dall’editoriale del ‘Global Times voce ufficiale del Governo quando Pechino si rivolge al mondo) e contestualmente confermato dal Vaticano (attraverso il Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede). I due testi -quello del Vaticano e quello del quotidiano del Governo cinese- meritano un pressante invito alla lettura. La diplomazia vaticana e quella cinese sono tra le più serie, intelligenti e raffinate al mondo e questi due testi ne sono un esempio.

Lo Spirito Santo, mi diceva il prete con il quale sono cresciuta e invecchiata, è burlone, pazzarellone e qualche volta dispettosetto, te ne combina di tutti i colori. Sabato, nell’apprendere dell’annuncio, mi è istantaneamente venuto in mente proprio questa battuta del mio amato don Carlo. Noi cattolici lo chiamiamo Spirito Santo, lo potete definire caso, destino, fato, vedete voi. Sta di fatto che prima fa eleggere un papa che viene dalla «fine del mondo», (mi sono sempre chiesta perché Francesco usò il termine ‘fine del mondo’ e non ‘dall’altra parte del mondo’, sbrigativamente l’ho attribuito al suo italiano spagnoleggiante, più passano gli anni e si accavallano le cose che di questo papa meravigliano e più mi ripropongo la domanda e più la motivazione linguistica che mi sono data non mi soddisfa …. forse lo Spirito, chi lo sa …) e le strade del pianeta le attraversa in utilitaria, poi gli fa fare l’accordo con la Cina, mentre lui che è il papa del dialogo ad oltranza sempre e comunque e dell’accoglienza proprio per questa sua predisposizione è sotto minaccia di scisma (per quanto ridicolmente infondata), e mentre la Cina – già ben oltre alla globalizzazione come l’abbiamo conosciuta- sta lavorando al nuovo mondo, quello post-Occidente.

La Cina, una «Nazione di zombie» creata dalle élite economiche, dal partito di Davos, e così sarà l’Italia e l’Occidente «se i patriots non sconfiggeranno Davos», «sarà la fine della razza umana». I ‘patriots’, i patrioti «dell’Occidente dalle radici giudaico cristiane». Parola di Steve Bannon da Roma, alla festa dei patrioti di Giorgia Meloni.
Lui parla ai «piccoli uomini» impoveriti dalla crisi e dimenticati dai governi, che «lavorano come criceti ma non accumulano mai ricchezza», schiacciati dalla globalizzazione, che richiede di fare sempre di più «in concorrenza con gli stranieri che arrivano da noi». «I giovani sono razionali, 10 anni fa abbiamo avuto una crisi finanziaria provocata dal partito di Davos, da un’élite economica e culturale che ogni anno va al World Economic Forum e predica. I giovani sono razionali, sanno che non ci sono lavori ben pagati e che garantiscono una carriera».

«Non cedete alla tentazione di concentrarvi su voi stessi, guardandovi la pancia, alla tentazione di diventare egoisti o superficiali davanti al dolore, alle difficoltà o al successo passeggero», dice, quasi sussurra, Francesco da Vilnius. «Affermiamo ancora una volta che ‘quello che succede all’altro, succede a me’, andiamo controcorrente rispetto a questo individualismo che isola, che ci fa diventare egocentrici, che ci fa diventare vanitosi, preoccupati solamente dell’immagine e del proprio benessere». «Non si può camminare da soli».

I ‘piccoli uomini’ di Bannon ora hanno in Donald Trump, Nigel Farage i loro liberatori, insieme a Matteo Salvini, Giorgia Meloni -definiti ‘sovvertitori’- e secondo lui anche Luigi Di Maio, Giuseppe Conte, perché «la Brexit, l’elezione di Trump e quello per cui avete votato a marzo 2018è tutto collegato». «L’Italia ora è il centro dell’universo della politica», è un ‘laboratorio politico, «se funzionerà potrà far diffondere ulteriormente la rivoluzione». Così, odio, paura, guerra: «le élite e il potere finanziario e internazionale vi odiano perché temono le vostre idee», «hanno paura di voi ed è per questo che vi attaccano attraverso i media». Per questo, promette Bannon, «vi aiuterò con sondaggi ed analisi di dati, prepareremo unawar room».

«Non permettete che il mondo vi faccia credere che è meglio camminare da soli. Da soli non si arriva mai. Sì, potrai arrivare ad avere un successo nella vita, ma senza amore, senza compagni, senza appartenenza a un popolo, senza quell’esperienza tanto bella che è rischiare insieme». «È brutta la vita davanti allo specchio, è brutta. Invece è bella la vita con gli altri, in famiglia, con gli amici, con la lotta del mio popolo… Così la vita è bella!».

Francesco Sisci sul ‘Global Times’ commenta: «Il Vaticano è la continuità storica di migliaia di anni di civiltà occidentaleIl Governo cinese è la continuità di tre millenni di storia». Queste due civiltà in questo accordo si incontranoda pari a pari’, in pace, ben lungi da guerre e odi o dai piccoli calcoli del business. E, aggiungiamo noi, provano a spegnere la pancia e accendere il cervello. Non sono trascorsi molti anni da quando un altro Papa provò rompere il circolo vizioso dell’odio

Tutto in un solo giorno, praticamente nelle stesse ore. Si parva licet componere magnis. Notate la contrapposizione: da una parte, a Vilnius, l’ariosità, lo slancio del rischiare e camminare insieme, la levità nella gravità; dall’altra, a Roma, il peso gravoso che ti schiaccia, la paura, l’odio, la ‘war room’, senti le tempie pulsare, e annaspi come uno che improvvisamente si trova in mezzo al mare e non sa nuotare.

Ecco perché è storico l’accordo Pechino-Vaticano: perché ci piazza davanti alla scelta tra il rischiare insieme o il condannarci a una vita da accerchiati, in perenne difesa, in guerra tra piccoli stantii feudi senza futuro. Ci rende plastico davanti agli occhi le due vie che possiamo scegliere, ci suggerisce la via d’uscita dalla disperazione. Ora sta a noi -ma, attenzione: a noi Occidente, perché pare proprio che il resto dell’umanità, Asia e Africa, abbiano già deciso. Francesco si fa suggeritore dell’Occidente, di più non può. E scusate se è poco.

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