domenica, Aprile 11

Il riflusso isolazionista, da Nixon a Trump

0
1 2


La storia insegna che nei periodi di crisi gli Stati Uniti tendono ad accarezzare la tendenza isolazionista, una pulsione scaturita da una forte volontà di rottura con l’Europa tradottasi nella prassi politica con l’ormai celeberrima Dottrina Monroe. Per accorgersi di come l’attuale revival di questa antica tendenza non faccia eccezione è sufficiente analizzare la campagna elettorale del candidato repubblicano Donald Trump, tutta incentrata sul richiamo ai cittadini Usa a concentrarsi più sulla crescita del proprio Paese che sulla pretesa di conservare la propria egemonia geopolitica a livello planetario. «Americanismo, non globalismo, sarà il nostro credo», ha tuonato il magnate newyorkese a margine di un intervento pubblico nel corso del quale aveva dipinto uno scenario ultra-pessimistico che raffigurava la potenza militare ed economica statunitense come vittima sacrificale del libero commercio.

In base a tali presupposti, Trump ha evidenziato più volte la necessità di porre condizioni ben precise per la permanenza degli Usa in organismi intergovernativi quali l’Organizzazione Mondiale del Commercio e il Nafta (definito «il peggior trattato commerciale della storia»), nonché di procedere a una radicale revisione dei trattati che hanno reso possibile la rimozione di tutte le barriere protettive erette a difesa dei lavoratori. Gli accordi bilaterali da siglare con i singoli Paesi dovranno imporsi a scapito di quelli internazionali, additati da Trump come i principali promotori della competizione scorretta che sarebbe alla base dell’ascesa cinese, accusata di aver favorito «la più grande rapina di posti di lavoro della storia». Da qui, secondo Trump, occorre partire per «far tornare grande l’America».

Il nazionalismo economico e l’attacco ai meccanismi di intervento diretto a difesa degli alleati stabiliti dalla Nato nascono indubbiamente dalla presa di coscienza del declino relativo degli Stati Uniti e della loro proiezione egemonica. Ma per possano sembrare un inedito nella vita politica Usa, posizioni di questo tenore erano già state assunte da Richard Nixon verso la fine degli anni ’60, quando Johnson si apprestava ad uscire di scena lasciando alla successiva amministrazione l’arduo compito di gestire un clima arroventato dagli omicidi eccellenti (i due Kennedy, Malcolm X e Martin Luther King), dalle contestazioni relative alla Guerra del Vietnam, dalla rivolta delle Black Panther e dalla rabbia montante della cosiddetta ‘maggioranza silenziosa’ che vedeva in questi stravolgimenti una radicale messa in discussione dei tradizionali valori americani.

Fu proprio rivolgendosi a questa ‘maggioranza silenziosa’ che Nixon riuscì a conquistare la Casa Bianca, promettendo ordine, stabilità ed un’uscita onorevole da un conflitto che stava non soltanto mietendo migliaia di vite statunitensi, ma anche mandando in rovina l’economia Usa. Vinse le elezioni presidenziali promettendo stabilità, ordine e disimpegno al posto di interventismo, trasformazione e sacrifici. Avvalendosi anche della consulenza del suo strettissimo collaboratore Henry Kissinger, il repubblicano che anni dopo sarebbe stato silurato per via dello scandalo Watergate  ebbe modo di convincere milioni di americani dando sfoggio di un’oratoria profondamente intrisa di realismo, che cozzava in maniera palese con la retorica progressista ed ottimistica grazie alla quale Kennedy era riuscito, pochi anni prima, a scaldare i cuori degli americani e a spuntarla sullo stesso Nixon in quelle che vanno probabilmente considerate le elezioni dall’esito più incerto della storia degli Usa – fatta forse eccezione per le presidenziali del 2000.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->