martedì, Giugno 22

Il ribasso del petrolio e il rischio bancarotta field_506ffbaa4a8d4

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La notizia del ribasso del petrolio che in questi momenti sta facendo ‘ballare’ le borse di tutto il mondo, ha un che di storico. Erano 12 anni che il prezzo del greggio non raggiungeva queste cifre, quasi 30 dollari al barile. Lo stesso petrolio che i primi mesi del 2014 veniva venduto a 108 dollari al barile.

Una buona notizia, sicuramente per chi lo consuma. Un po’ meno per chi lo vende, che si ritrova, come riporta un’analisi del ‘Wall Street Journal’, quasi a sfiorare la bancarotta. E’ stato stimato che circa un terzo dei produttori di queste materie potrebbe subire gli effetti di questo calo eccessivo del pezzo del greggio, conseguenze che vanno dalla ristrutturazione aziendale fino al fallimento entro la metà del 2017. Secondo gli esperti, la ‘sopravvivenza’ di queste aziende sarebbe garantita se il prezzo del petrolio si stabilizzasse sui 50 dollari al barile.

Si teme quindi che questa sia l’ennesima contrazione del mercato a partire dallo scoppio della crisi. Una contrazione che ha visto prima il crac di Wall Street nel 2008, poi la crisi della finanza in Europa nel 2011 e ora sembra che voglia imbattersi su chi fin ad ora ne era rimasto praticamente immune, vale a dire i Paesi emergenti e la Cina. Tutto questo sembra essere sorto da una serie di eventi che si sono susseguiti, come i segnali di rallentamento della Cina (la seconda economia del mondo), l’Opec che non intende ridurre l’offerta di greggio e il rafforzamento continuo del potere del dollaro.

Ma attenzione: non è detto che se il petrolio si abbassa, la benzina segua lo stesso andamento…

 

video tratto dal canale YouTube di Wall Street Journal

 

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