mercoledì, Settembre 22

Il Recovery fund c’è, ci manca la ‘visione’ per la ricostruzione dell’Italia La ‘visione’ deve riguardare una riforma dell’Italia, una riforma di tutto, di noi tutti, una riforma che produrrà effetti fra trent’anni, per la ‘nuova generazione di europei’

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Dunque la cancelliera Angela Merkel, come ci si aspettava, ha fatto l’ennesimo ottimo lavoro con Ungheria e Polonia che hanno tolto il veto, permettendo l’approvazione del prossimo budget UE, e ha fatto portare a casa ai 27 l’accordo sul Recovery fund, il fondo di rinascita, di ricostruzione, e il Next Generation EU, il piano per la nuova generazione di europei. Bene. Una grande notizia. Ora si tratta sì di correre, come dichiara prontamente il nostro così detto premier Giuseppe Conte, ma soprattutto di ragionare e fare progetti.

Nel dibattito, al quale ho accennato nei giorni scorsi, sul modo di utilizzare al meglio le risorse del fondo di rinascita, del MES, eccetera (perché ovviamente non basta, e il mercato sta lì apposta, se dimostrassimo di sapere fare cose serie), finora si sentono solo parole e si vedono tentativi di mettere le mani su questo o quel fondo. Quanto a progetti, le solite cose, in gran parte realizzabili anche con altri fondi e, salvo i pasticci che certo faranno spendendo soldi in mille rivoli per soddisfare le pretese di questo e di quello e, specialmente, delle fameliche Regioni, si riducono alla fine a qualche ferrovia e a qualche strada. Tutte cose che dovrebbero essere il lavoro, l’investimento e l’attività ordinaria di ogni Stato che sia e voglia essere tale, a cominciare dalla sanità, devastata sia dalla privatizzazione, sia dal pressapochismo e affarismo, sia dalla regionalizzazione.
Non dico, per carità che queste cose non si abbiano da fare: dico solo che sono cose ordinarie, che non hanno nulla a che vedere con quellavisioneche, per lo più buffonescamente, il nostro sedicente ceto, anzi, la nostra sedicenteclasse dirigente’ (non si vergognano certi figuri quando lo dicono di sé? Ma vi pare davvero che Giggino, Salvini, Renzi siano ‘classe dirigente’?) viene a rivendicare, a cercare e mai a fare, perché per farla bisogna averla, e per averla bisogna non avere interessi immediati a breve scadenza, magari di rielezione, e non avare clienti da ingozzare e famiglie da ingrassare e, quanto a questo, neanche ‘compagne’ o ‘compagni’ da difendere dalla curiosità giornalistica a spese dello Stato. In parole povere, o forse troppo ricche per questo ceto di politicanti: maturità e cultura.

Mi rendo ben conto che un Paese nel quale il sedicente premier lo è con governi di destra estrema e di vaga sinsitreria (molto vaga, ma tant’è) e passa il tempo a correre nei corridoi di Palazzo Chigi, il Ministro degli Esteri è assurto agli onori delle cronache per avere dato a Macron del marchettaro ridendosene sguaiatamente in auto col suo amico/nemico Dibba e confonde il Venezuela col Cile e la Libia col Libano, una Ministro dell’Istruzione che fonda la scuola sugli imbuti e i banchi a rotelle, una Ministro dei Trasporti che non riesce a risolvere il problema di Autostrade in maniera utile, ecc., ha poche chance di essere preso sul serio, ma almeno ci potrebbe provare, cogliendo questa occasione storica, unica e irripetibile, di avere l’intera Europa (malvolentieri, ma seriamente) attenta ai nostri bisogni, paziente alle nostre isterie infantili, e generosa di soldi, tanti soldi … promessi a condizione, ma promessi. Almeno potrebbe cogliere l’occasione di andarsene di sua volontà! Ma tant’è, la situazione è questa, anche se è, come resto convinto, una lama di rasoio sulla quale i nostri politicanti canticchiano indifferenti, ma se cadono, cadiamo noi.

E allora: ferrovie, strade, ecc. sono cose ovvie e normali. Uno Stato normale queste cose le fa anche se non ci sono epidemie, sono l’ordinario. È vero, noi non lo abbiamo mai fatto, ma potremmo finalmente cominciare a farlo seriamente e andarci a cercare i soldi sul mercato, sfruttando, qui sì!, le agevolazioni che oggi abbiamo. E intanto facendo pagare le tasse ai moltissimi che se ne fregano, altro che le cretinerie della patrimoniale!
Lavisionedeve riguardare una riforma dell’Italia e, per farla, certo ci vorrebbero delle persone di qualità, ma noi queste abbiamo. E dunque, vediamo cosa si dovrebbe davvero fare con quei soldi.

1°, scuola e istruzione.
Siamo indietro di un secolo: insegniamo male e poco, tra l’altro rendendo le nostre bellezze letterarie, architettoniche ecc., solo noiose, e insegnando male anche la scienza naturale. Ormai tutto si risolve mandando i figli all’estero e poi, arriva l’ultimo (permettetemelo, non vi arrabbiate) fesso dall’estero e sembra San Bernardo, completo di cognac!
Abbiamo bisogno di scuole in numero maggiore per avere meno studenti in classe, di biblioteche, di laboratori, di professori motivati (cioè pagati) ma anche impegnati e di alto livello.
Abbiamo bisogno di una scuola veramente a tempo pieno, dove si insegni veramente, senza imbuti, ma col cervello, il tempo, la pazienza, ma non (mi perdonerà Papa Francesco) la carità … ‘se non studi ti fotto’, vedi poi come si mette a studiare!
E i banchi a rotelle sono castronerie e basta: chi ha speso un miliardo per queste cretinerie merita solo di essere messo alla gogna. E invece, solo così, facendolo bene, e quindi col tempo che ci vuole, con professori scelti in concorsi veri e selettivi, duramente selettivi, con commissioni fatte da professori non da mestatori, magari ‘accarezzati’ da qualche squadra di calcio, che andrebbe cancellata da questo Paese, in un paio, forse meno, di generazioni avremo milioni di giovani capaci di competere a livello mondiale e chiuderemmo la fase attuale nella quale i giovani sono condannati (sì, gente è così, condannati) a fare mestieri umili perché le scuole non li interessano, non li stimolano, non li promuovono, non sopperiscono alla umiltà dei genitori facendosene carico diretto.
Chiunque viva in questo Paese da persona vera (e quindi non parlo di quelli che dicono di governarci al centro come in periferia) hanno creato un Paese in cui siamo tornati al medievale figlio che fa il mestiere del padre per condanna sociale, pur se non giuridica: bel progresso. Abbiamo milioni di giovani belli, vivaci, intelligenti, fantasiosi, creativi, resi imbecilli da una scuola che li vuole tali. E non parlo dell’Università perché mi metterei a piangere e il computer mi va in corto circuito. Facciamocene una ragione e tagliamo la pustola alla radice.

2°, il territorio.
L’Italia frana se appena piove, i fiumi straripano, le montagne cadono a valle, le strade si sbriciolano i ponti anche, i porti non funzionano, gli aeroporti sono inutili o troppo piccoli, il mare si mangia la costa, eccetera.
Bisogna mettere subito mano a un gigantesco progetto di ricostruzione del suolo e dell’ambiente: un progetto che sarà inevitabilmente fatto di qualche grande progetto e da una miriade di piccoli progetti dei quali i singoli e anche le singole istituzioni locali non possono farsi carico.
Lo Stato serve a questo e certo non a rubare sugli appalti. I Benetton vanno controllati, non cacciati via: lo Stato non può fare tutto, ha bisogno dei privati e del lavoro che i privati portano, ma li deve guidare.
E deve trasformare l’Italia in un Paese nel quale il risparmio energetico diventi una religione, tanto importante che si potrebbe chiudere un occhio e sanare i milioni di piccoli (badate, dico milioni e dico piccoli) abusi edilizi in cambio (vero) di lavori di risparmio energetico.
Se necessario, per gli abusi grandi, per le case e le strade costruite nei fiumi, o sulle spiagge o sulle cime delle montagne distruggendo l’ambiente, lo Stato deve farsene carico, abbattere ciò che va abbattuto ma non penalizzare chi in buona fede o perché non trovava alternative ha comprato immobili abusivi.
Il territorio va ricostruito prima e oltre che salvato: ci vuole tempo, ci vogliono progetti, ci vogliono soldi, ma sarebbe entusiasmante. Ci vorranno decenni e almeno sei Renzo Piano … ma almeno uno ce l’abbiamo, mettiamolo al lavoro, no? Certo, Giovanni Toti lo considera vecchio e inutile, ma potrebbe essere l’occasione per liberarci … di Toti.

3°, la Pubblica Amministrazione.
Oggi disamorata, scadente, accidiosa, va rinforzata, cambiata, ma anche premiata se fa bene: ci sono anche lì forze e persone capaci, ma bisogna estrarle dal mucchio. Ma occorre anche rendere subito internet velocissimo, diffuso ovunque capillarmente e interamente gratuito: senza appalti ad amici degli amici, ma in modo trasparente e subito, in fretta; le oscure manovre cui assistiamo oggi fanno solo cadere le braccia.
E bisogna mettere in collegamento tutte, ma proprio tutte, le banche dati della PA e ad essa collegate, per rendere l’Amministrazione dello Stato agile davvero, non solo per mascherare il ‘lavoro’ a casa di qualche dipendente. Niente più carte, niente più firme, niente più scuse ‘manca il documento … x’!

Detto così, lo so, è facile. E occorrono persone e mezzi capaci di farle e di pensarle queste cose, lo so bene. Ma non possono stare, e infatti non stanno, nelle buffonesche mega-commissioni del ‘premier’, o di Matteo Renzi, o di Teresa Bellanova, o di Maria Elena Boschi, o di Giggino, o di Beppe Grillo. E quanto a questo nemmeno nelle chiacchiere autoreferenziali dei nostri ‘virologi della Domenica’. E non ce le metteranno, chiacchiere a parte, perché non conviene, non rendono subito quelle cose, ci sarebbe meno da spartire, vero?
E allora, sarebbe su questo che si dovrebbe fare cadere questo imbelle inutile governicchio, per affrontare una riforma di tutto, di noi tutti, una riforma che produrrà effetti, questa sì, fra trent’anni, cioè, maledizione, per lanuova generazione di europei’ (non per la risibile ‘necssst generecion iu’, di qualche buffoncello in TV) è di quella che dobbiamo occuparci oggi: ormai non più dei nostri figli, ma dei loro figli, sperando che ne facciano. Non ‘prossima’: non ho sbagliato a tradurre!
Il resto, e non è poco, è ordinaria politica di uno Stato non di grassatori, da fare con i bilanci normali, con i prestiti ordinari, non bruciando l’irripetibile occasione dei fondi per la rinascita. Lo ripeto ancora: sì ‘rinascita’, diciamocelo in italiano, rinascita, ricostruzione.
Ne siamo capaci, ma non loro.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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