mercoledì, Agosto 4

Il rapporto con l’estero e le nostre ‘occasioni mancate’ Nuovo Governo, vecchia politica estera. Perché l’interesse nazionale resta una ‘nebulosa’ assente dal discorso politico. Risponde Gian Giacomo Migone, Storico dell’Università di Torino ed ex-Presidente della Commissione Esteri del Senato

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Per ragioni storiche di dipendenza, ritiene che il tipo di maggioranza di governo peserà relativamente o quasi nulla sulle determinazioni dell’Italia in fatto di politica estera (con l’effetto che la nostra politica estera, a prescindere dall’esito elettorale, non cambierà) ?

Tuttora non so davvero dire che tipo di maggioranza di Governo avremo, anche perché, francamente, oltre al problema politico, qui c’è un problema di preparazione elementare nel campo dei rapporti con l’estero. Quando è proposta come Ministro degli Esteri una ricercatrice giovane e preparata e, poi, alla Farnesina troviamo un titolare che, a parte una scarsa dimestichezza con le lingue straniere, nutre altri interessi, occorrerà partire dall’ABC. Penso, ancora, a quanti ai vertici della Difesa mostravano un’iniziale difficoltà a distinguere un intervento sanzionato dalle Nazioni Unite da un intervento NATO in violazione del diritto internazionale (un ‘coalition of the willing’, come l’invasione dell’Iraq guidata da USA e Regno Unito nel 2003, ma anche gli interventi militari in Afghanistan e in Libia). Se i miei studenti non avessero chiari questi concetti, li boccerei!

Il primo requisito, allora, è che qualcuno si metta a studiare. O che, avendo studiato, assuma responsabilità in tali ambiti specifici, anche se farà parte di una minoranza. Questi soggetti dovranno porsi in contraddizione rispetto ai poteri incontrollati che fanno crescere l’ineguaglianza esistente nel mondo come nel nostro Paese, sapendo che la partita sarà lunga e che ci vorrà molta pazienza.

Un discorso simile potrebbe valere in misura minore – considerando il Libro Bianco e i relativi cambiamenti strutturali – per l’attuale politica difensiva? Con quali conseguenze?

La politica di difesa, con o senza Libro Bianco, è un disastro totale. Ci si incancrenisce nell’acquisto degli F-35, che le stesse autorità contabili americane qualificano come un disastro che ci costerà 15 miliardi nei prossimi 5 anni, con ritorni inesistenti dal punto di vista delle conoscenze scientifiche e tecnologiche e scarsissime in termini di occupazione. Inoltre, se fosse investita in una politica di difesa europea (che si sta prudentemente affacciando per iniziativa, soprattutto, dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini), l’iniziativa avrebbe senso, ma non si tratterebbe di un ‘aumento’ perché si arriverebbe a una razionalizzazione: se pensiamo che, in questo momento, c’è anche un’aviazione lussemburghese, si potrebbero evitare molte duplicazioni. A questo punto, bisognerebbe scrivere un Libro Bianco… Sul Libro Bianco.

Volendo lasciarci con un pronostico sulle possibilità concrete di rinascita – ancorché trasversale – della politica estera italiana, sarebbe un pronostico negativo?

Non perdo mai la speranza, nel senso che esiste un fatto oggettivo: ci sono 500 milioni di persone che, per avere una voce a livello mondiale – dove si decidono ormai tutte le cose più importanti, dalla finanza o dalla mancanza di decisioni necessarie, all’ecologia – , devono unirsi. Altrimenti non avranno voce. Angela Merkel, le cui politiche non condivido, ma alla quale riconosco onestà intellettuale, avverte che anche la Germania, da sola, a livello mondiale non conta niente.  Allora la degenerazione della politica americana e il Brexit offrono, come accennavo, un’occasione storica per un progresso in questa direzione. Restano le difficoltà e i conti da fare con i Paesi del Centro-Est Europa, che devono adeguarsi ai principi democratici minimi richiesti a chiunque voglia essere ammesso nell’Unione Europea.  Ci sono, insomma, mille difficoltà. Eppure, mi sembra così evidente un interesse di carattere generale.

Ci saranno, certo, linee di centro, di destra o di sinistra, linee di vario tipo. Ma, per quanto interessa il rafforzamento del ‘contenitore’ europeo, il lato ottimistico che è in me dice: prima o dopo, dovranno accorgersene tutti. Questa è un po’ la speranza.

Mentre alla domanda ‘quale sarà l’esito delle elezioni’ posso rispondere soltanto: ‘non lo so’, in una previsione di medio periodo dirò che ci sono due partiti destinati a spaccarsi: il PD e i 5Stelle. Vedo maggiori possibilità di unità nel fronte di Destra.

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