lunedì, Settembre 20

Il quinto Califfo dell’Islam e l’ ISIS – Il ritorno dei crociati “Chi dimentica il passato è condannato a riviverlo” - George Santayana

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Mentre il mondo resta a guardare,  il Medio Oriente si inabissa nei meandri della guerra,  devastato da un regime del terrore noto solo a pochi, perché il sangue e la violenza sono il paradosso di ciò che lo rende vivo. Akl Kairouz, professore di Scienze Politiche, dichiara di avere individuato la chiave storica per interpretare e liberare l’ISIS, lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria.

In un’ intervista rilasciata a Marwa Osman su Etijah TV, il Professore ha messo in evidenza che questa ondata terroristica combattuta dal mondo arabo sin dal 2011, questa filosofia della guerra di cui la Siria e l’Iraq sono vittime, affonda le sue radici nella storia dello Stato islamico.

Kairouz paragona l’avanzata dell’ISIS nel Levante alle campagne di Muawiyah, il primo sovrano della dinastia degli Ummayadi durante il diciassettesimo secolo. «Se volgiamo lo sguardo all’ISIS e alla guerra come elemento fondante di questa ideologia nota in tutto il mondo,  risulta chiaro che il gruppo armato abbia trovato ispirazione nella figura di Muawiyah … con lo stesso modello di violenza, la stessa brama di imporre quel dogma alla gente, la stessa esclusività e misticismo delle Sacre Scritture dell’Islam, la stessa ambizione all’egemonia di potere.»

Secondo il professor Kairouz, l’azione militare dell’ ISIS starebbe viaggiando esattamente sulla stessa linea geografica delle campagne militari intraprese da Muawiyah in passato, e questo aggiungerebbe nuova linfa all’ impressionante analogia storica. «Solo quando riusciremo a comprendere le radici e le ragioni che muovono l’ISIS, potremo sconfiggere questo male. Una visione periferica della storia è ciò che ci può aiutare.»

A lezione di storia dell’Islam

«Diamo ancora troppa poca importanza alla storia e alle lezioni da cui dovremmo imparare attingendo dal passato.» Così commenta Mohsen Ammanpour, politologo e guru della storia dell’Islam, in risposta al pensiero sull’analogia storica avanzato dal Professor Kairouz, poi aggiunge, «Esiste senz’altro un filo conduttore tra le crociate storiche di Muawiyah e il modo di agire dell’ISIS alla conquista del Medio Oriente».

Sotto la lente del culto religioso, Ammanpour enfatizza: «Esiste un aspetto fondamentale dell’ ISIS che viene spesso aggirato perché intrinseco alla natura radicale del gruppo armato, ed è l’odio per l’Islam sciita. Quest’odio è l’essenza alla base del paradigma dell’ ISIS, tutta la sua filosofia ruota intorno all’idea che esso sia vita nella tradizione islamica e l’arma sia il mezzo per eccellenza per sostenere questo credo. La rottura dell’Islam avvenne per mano di Muawiyah, che volle sfidare l’Imam Ali (AS) proclamandosi erede al trono dell’Islam. Per secoli, questo suo spirito ribelle ha riacceso il vortice della violenza della setta. E quello a cui oggi assistiamo è lo sbrogliarsi di secoli di sangue e stravolgimento del culto religioso.”

Muawiyah il dissidente

Secondogenito di Abu Sufyan ibn Harb e Hind bint Utbah, entrambi nemici e velenosi diffamatori del profeta Maometto, Muawiyah si converte all’Islam due anni prima della morte del Profeta. Arriva velocemente al successo dimostrando eccellenti doti militari e amministrative sotto il commando di  Omar e Uthman, rispettivamente, secondo e terzo califfo dell’Islam. Si tratta di una figura controversa, infatti i Sunniti e gli Sciiti hanno una visione molto diversa di Muawiyah e dell’ascesa della dinastia degli Ummayadi a Ahl al Bayt, il Casato del Profeta.

Gli Sciiti lo detestarono non solo perché si ribellò all’ordine imposto dall’Imam Ali, ma anche perché attaccò i suoi fratelli, sebbene questo atto fosse stato condannato come atto di apostasia da Maometto. Muawiyah fu un despota e un impostore, fu la maledizione fatta persona, dal momento che la sua volontà fu quella di travisare le Sacre Scritture dell’Islam per soddisfare la sua sete di egemonia, e usò la religione e la fede per appoggiare le sue vittorie e giustificare le sue stragi.

Sarah Anderson, studiosa della storia dell’Islam spiega che spesso gli esperti hanno messo in discussione il fatto che proprio sotto Muawiyah i musulmani si siano allontanati dalla Carta di Medina, un testo del profeta Maometto e pietra miliare del primo Stato islamico, da non confondere con l’ IS. La costituzione sanciva la libertà di culto, la sicurezza e l’inviolabilità delle donne,  garantiva gli stessi diritti civili ai musulmani e non, che promettevano di pagare le tasse e di non perturbare il nuovo ordine sociale instaurato.

I crociati dell’Islam

«É trascorso più di un secolo e i musulmani continuano a discutere sempre sulle stesse leggi religiose e giudiziarie», sostiene Anderson, «Sulla santità della vita di un musulmano, l’apostasia, il diritto di attaccare la popolazione civile e la libertà di culto.»

Poi aggiunge, «Se dovessimo avanzare un parallelismo storico, potremmo paragonare  le campagne militari di Muawiyah e la sua visione dell’egemonia a quelle della Chiesa al tempo delle Crociate. Ciò a cui oggi stiamo assistendo in Medioriente altro non è che la rinascita di quella filosofia che ha bisogno di affermare la fede con la spada e annientare tutte le altre religioni.»

In ‘Eredi del Profeta Maometto’, Barnaby Rogerson paragona Muawiyah a Giulio Cesare, ponendo una certa enfasi sul fatto che le sue qualità di stratega militare e la sete di conquista erano simili a quelle dell’Imperatore romano.

«Se ci voltiamo indietro a guardare il regno di Muawiyah e al suo modo di razionalizzare ciò che gli studiosi sciiti considerano un’eresia dell’Islam, viene difficile non intravedere punti in comune con l’ISIS» spiega il Professor Ammanpour.

E poi aggiunge: «La battaglia di Siffin che vide le truppe di Ali schierarsi contro  gli uomini di Muawiyah avvenne esattamente presso Raqqa. Pura coincidenza che l’ISIS abbia scelto di stabilire la sua capitale su questo territorio? Forse sì, forse no. Di certo questi segnali dovrebbero suggerire i perché dell’ISIS e il modello che il gruppo cerca di replicare.»

La prima Guerra civile islamica fu combattuta  nel 657 sull’Eufrate. Da allora son trascorsi secoli, ma l’annosa questione religiosa, la santità rivendicata e la correttezza dei principi dell’Islam restano temi accesi.

Ormai logorata dal fanatismo e dall’estremismo, l’ISIS è stata ribattezzata da molti la seconda “Fitna”, la tribolazione del mondo islamico, con un chiaro riferimento al primo scontro, la battaglia di Siffin.

Un cerchio che si chiude

Mentre i politici e gli analisti discutono su come sradicare l’ISIS e debellare la scia di terrore al suo seguito, gli studiosi musulmani vedono in questo fenomeno estremo la fine di un ciclo.

«Da esperto musulmano, ciò che più desta la mia attenzione»-dice Yussef Safwan- «E’ il fatto che questa guerra che oggi vediamo sotto i nostri occhi fosse già stata predetta, per chi crede nell’ Islam tutto ciò resta irrilevante poiché l’ ISIS crede che il suo esercito stia onorando la profezia dell’Islam. Ma il credo e la fede trovano un precedente sulla politica e finanche nei fatti.»

«Proprio come i Cristiani e gli Ebrei hanno una loro visione dell’Apocalisse, i musulmani hanno imparato nel dettaglio quali sono gli eventi che porteranno alla fine del mondo. E l’ideologia dell’ISIS sposa questa profezia. I militanti rappresentano lo strumento del volontà di Dio e sarà sotto la loro spinta che Mahdi (il Messiah islamico) si farà avanti» spiega Safwan.

Poi aggiunge:«Ma se da un lato l’ISIS crede che i suoi fini saranno resi sacri, dall’altro alcuni credono che l’armata nera sia il vero male da cui il nostro Profeta ci ha messi in guardia nelle sue hadiths .»

In ‘Kitab Al Fitan’, una raccolta di hadiths  sulla fine del mondo composta dall’esperto di spicco Nuyam bin Hammad nel 229 a.C, sembra che Ali bin Abu Talib (AS) dica :«Se vedi le bandiere nere, resta incollato alla terraferma, senza muovere mani e piedi. Si farà avanti un popolo di gente debole e incapace, senza cuore. È la gente dello Stato islamico (letteralmente, la gente di Al Dawla), gente che non mantiene promesse e non scende a patti, gente che grida alla verità, senza cercarla. Porta nomi come Abu Mohammed e cognomi che richiamano città, come Al Halabi, e i capelli sciolti come quelli delle donne. Non provate a disturbare fino a quando questi inizieranno a combattere tra di loro. Solo allora, chiunque sarà il prescelto di Allah, farà luce sulla verità.»

Traduzione di Silvia Velardi

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