giovedì, Settembre 23

Il punto sulla situazione in Yemen Sempre più grave la crisi umanitaria

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Prosegue la guerra in Yemen tra le forze del Governo in esilio, appoggiate da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita di Re Salman, e le forze ribelli degli Houthi e delle milizie fedeli all’ex Presidente, Ali Abdullah Saleh. Gli Houthi controllano la capitale Sana’a da circa un anno. L’intervento saudita in soccorso del Governo in esilio guidato dal Presidente Abd-Rabbo Mansour Hadi risale invece al marzo scorso. Gli Houthi erano arrivati fino ad Aden ad aprile, per venirne espulsi già a luglio, dopo mesi di feroci combattimenti. Frattanto, le forze governative hanno annunciato, alla fine di agosto, di voler presto lanciare un’offensiva per riguadagnare Sana’a.

«Gli Houthi e le milizie di Saleh devono implementare la risoluzione delle Nazioni Unite e consegnare le armi, solo allora potranno cominciare il dialogo e il processo politico, con la partecipazione di tutte le fazioni yemenite», ha dichiarato il Ministro degli Esteri, Riad Yassin, in occasione di un incontro al Cairo con il Segretario Generale della Lega Araba, Nabil Elaraby, tenutosi il 27 agosto.

Sia lArabia Saudita che gli Emirati Arabi Uniti hanno messo in campo forze di terra, anche se non sono state rilasciate informazioni ufficiali sui numeri e il ruolo delle truppe dispiegate. Secondo le dichiarazioni rilasciate, le truppe straniere non sarebbero coinvolte direttamente nei combattimenti ma avrebbero piuttosto un ruolo tecnico e di supporto.

Durante il weekend, gravi perdite sono state inflitte alle truppe degli Emirati. Ben 45 soldati sarebbero rimasti uccisi quando un missile di fabbricazione sovietica è stato lanciato dai ribelli contro un deposito di armi nella provincia di Marib (regione centrale dello Yemen). Non è chiaro quanti soldati yemeniti siano morti nello stesso attacco. Anche cinque soldati del Bahrein sono rimasti uccisi. Secondo il Presidente Hadi, sarebbero tra le vittime dello stesso attacco, con l’implicazione che anche le truppe del piccolo regno insulare sarebbe entrate in Yemen. Tuttavia, fonti ufficiali del Bahrein hanno dichiarato che le morti sarebbero avvenute in postazioni di difesa nel sud dell’Arabia Saudita. (La difesa del confine saudita da infiltrazioni sembra essere la ragione dichiarata o quantomeno la scusa per le incursioni dei soldati del Golfo in Yemen).

Intanto, Re Salman ha finalmente incontrato il Presidente Americano, Barack Obama, alla Casa Bianca. L’incontro, programmato già per il maggio scorso, era stato rinviato da Riyadh. Le relazioni tra i due Paesi si erano raffreddate a causa delle negoziazioni per l’accordo sul nucleare con l’Iran, fortemente osteggiato dai Sauditi.

La casa di al-Saud non ha mai fatto mistero della propria avversione per la Repubblica Islamica e l’intervento in Yemen stesso si inscrive nella lotta geo-strategica tra i due paesi, benché l’Iran non abbia mai confermato di sostenere i ribelli Houthi. Il Presidente Obama ha manifestato le proprie forti preoccupazioni rispetto alla situazione in Yemen.

Da marzo ad oggi, ovvero da quando sono cominciati i raid della coalizione anti-Houthi, circa 4.500 persone sono morte, la metà delle quali civili. L’agenzia umanitaria Human Rights Watch ha denunciato l’uso di bombe a grappolo da parte delle forze della coalizione guidata dai sauditi. «Alcuni degli attacchi hanno avuto luogo in aree ad alta concentrazione di civili. Ciò indicherebbe che gli attacchi missilistici hanno colpito indiscriminatamente in violazione con le leggi di guerra», ha dichiarato il gruppo, il quale ha invitato il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU ad investigare sulle gravi violazioni commesse da tutte le parti del conflitto in Yemen.

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