mercoledì, Aprile 14

Il punto sulla settimana di Beirut Politica, religione, economia. Lunedì caldo il Libano

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La settimana libanese si apre all’insegna della tensione lungo tutto il territorio nazionale.

Partendo da Tripoli, nel nord del paese, il sequestro di due veicoli appartenenti al convoglio salafita dello sceicco Dai al-Islam al-Shahhal ha innescato un’ondata di proteste da parte dei suoi sostenitori che, dopo aver bloccato gli ingressi del mercato ortofrutticolo di al-Qameh ed al-Hara Berranieh hanno lanciato tre ordigni nel fiume cittadino, l’ Abu Ali.

Le proteste sono andate avanti per ore ed è giunta notizia di una telefonata diretta dello sceicco ai vertici militari cittadini durante la quale si sarebbe minacciato che «Qualcosa di grosso accadrà, se i veicoli non verranno restituiti immediatamente e delle scuse verranno porte».

Passando per il centro del paese, nella capitale Beirut, lo stallo in vista delle prossime elezioni presidenziali che si terranno in maggio, non sembra avviarsi ad una risoluzione. Le due grandi coalizioni del 14 ed 8 marzo, rispettivamente guidate dall’ex premier Saad Hariri ed Hassan Nasrallah, deterrebbero lo stesso potere decisionale, potendo contare entrambe su 57 deputati.

Il grande dialogo nazionale, avviato con la fiducia conferita al nuovo premier Tamam Salam, sarebbe arrivato ad un punto cruciale.

Nabih Berri, Presidente della camera beirutina, con Michel Sleiman, Presidente della Repubblica uscente, starebbero tentando una nuova opera di mediazione volta al raggiungimento di un accordo che permetta di aprire le consultazioni e, di conseguenza, il passaggio di mandato al suo successore.

L’ordinamento libanese, in materia di votazioni presidenziali, prevede un cuorum di 86 preferenze al primo turno, ed una maggioranza semplice di 65 voti al secondo, ma, per il momento, nessuno dei due maggiori schieramenti sembra in grado di costituire un’alleanza abbastanza solida da garantire queste percentuali.

Un ruolo importante sarà giocato da Walid Jumblatt, il leader druso, ed un’attenzione particolare sarà voltà alle riunioni che lui, insieme ai suoi otto deputati, terranno nei prossimi giorni.

Nel sud del Paese dei Cedri, durante la giornata di sabato, picchi di tensione sono stati raggiunti nella città di Sidone dove, all’interno del campo palestinese di Mieh Mieh, sono stati registrati forti scontri fra le due fazioni politiche residenti nel campo.

Negli scontri, che hanno fatto registrare colpi d’arma da fuoco ed esplosioni, almeno otto rifugiati sarebbero deceduti e l’esercito, nel tentativo di contenere le violenze all’interno dei confini del campo, l’avrebbe circondato sigillandone le uscite.

Sempre nell’estremo sud, lungo il confine israeliano, il monitoraggio degli ingressi si sarebbe infittito da parte dell’intelligence del Partito di Dio.

In un’intervista odierna al Segretario Hassan Nasrallah, riportata su ‘Al Monitor’, il leader di Hezbollah ha parlato di un aumento della soglia di ingaggio dovuta alle sempre più frequenti incursioni israeliane all’interno del suolo libanese.

Nel tentativo di contrastarle, una serie di cariche esplosive sarebbero state posizionate dal sistema di sicurezza del para-stato libanese, in luoghi strategici, per impedire all’intelligence oltre il confine sud di effettuare ricognizioni volte a mappare i movimenti dei libanesi ed ad intercettarne le telecomunicazioni.

Alla base dell’inasprimento dei rapporti starebbe il raid israeliano avvenuto poche settimane fa sulla cittadine sciita lungo il confine siro-libanese di Jonta.

Se sul lato politico e religioso, quindi, la settimana libanese si è aperta in maniera brusca, per quanto riguarda il punto di vista economico pare che gli eventi seguano a ruota.

L’ordine pubblico del paese , già ampiamente precario, rischierebbe una nuova ondata di scioperi.

L’occhio vigile dell’ Unione dei Comitati di Coordinamento sarebbe puntato sulla chiusura delle commissioni parlamentari miste, prevista per mercoledì, riguardo il riequilibrio dei salari.

Riadh Salameh, il Governatore della Banca Centrale, ha proposto un piano d’adeguamento rateizzato che, nel corso dei prossimi cinque anni, dovrebbe rimettere in pareggio col tasso d’inflazione gli stipendi libanesi.

«Mettiamo in guardia il parlamento che se non verranno implementati i salari al termine delle riunioni, nel prossimo mercoledì, un’ondata di scioperi colpirà il paese» ha dichiarato Nahmeh Mahfouz, segretario del sindacato degli insegnanti, al ‘Daily Star.

Una settimana impegnativa, quindi,  si è appena aperta nel piccolo stato del Medio Oriente, senza distinzioni né in ordine geografico, né politico, né economico.

 

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