sabato, Settembre 25

Il progetto Fin-En e i nuovi strumenti finanziari per la PA Finlombarda la capofila del progetto. Ne parliamo con il suo Presidente Ignazio Parrinello

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Bruxelles – «Condividere» è la nuova parola d’ordine per finanziare le imprese europee. La lezione appresa dall’esperienza del progetto finanziario europeo Financial Engineering for Enterprises (Fin-En) lanciato nell’ambito della gestione dei fondi strutturali europei (2007-12013) e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) (sulla base del progetto Interreg IVC) è stata condivisa in un incontro a Bruxelles dai 13 Paesi e Regioni partecipanti al progetto con altri esponenti sia regionali sia finanziari provenienti da varie parti d’Europa.

Il valore complessivo del progetto è di circa 3,5 miliardi di euro a beneficio di circa 17.400 imprese. E’ stato un incontro in cui le esperienze sono state condivise per favorire il proseguimento del progetto anche nel prossimo bilancio comunitario 2014-2020.

Il presidente di Finlombarda Ignazio Parrinello ha risposto alle domande dell’Indro sui risultati di questa esperienza condivisa, unica nel suo genere.

Qual è il suo giudizio su questa esperienza di coordinamento nel progetto Fin-En?
E’ stata un’esperienza molto utile che nel corso dello svolgimento del progetto ha generato suggerimenti e ha permesso di uscire dai nostri punti di vista e guardare a un contesto molto più complessivo per capire quali sono gli obiettivi veramente importanti. Abbiamo cercato soprattutto di individuare gli strumenti che permettano veramente di aiutare le imprese in un momento economico difficile.

Lei ritiene quindi che ci sia uno spazio per il miglioramento della situazione economica soprattutto con il sostegno alle imprese seguendo regole condivise?
Nel mio discorso di presentazione al progetto oggi ho citato una frase dell’economista Milton Friedman che diceva che il finanziamento delle imprese è come lanciare delle banconote da un elicottero nella speranza che arrivino ai destinatari. L’uso dei fondi strutturali viene a volte considerato come se fosse affidato al caso, con dispendio eccessivo per il pagamento di esperti. Una delle indicazioni del progetto ad esempio è che nei bandi di progetti europei vada inserito più aziendalismo e ridotto l’eccesso di “giuridicismo”. Chi fa i progetti europei deve conoscere i mercati e il mondo finanziario non soltanto le leggi.
E’ necessario quindi coinvolgere nei progetti europei il personale più qualificato con buone conoscenze del funzionamento delle imprese, dei mercati e delle strutture finanziarie. La mancanza di conoscenze delle dinamiche e delle tecniche gestionali può solo generare una burocrazia che come diceva Max Weber è la struttura amministrativa più coriacea che sia mai stata creata dall’uomo”.

E qual è stata la lezione per l’Italia?
L’Italia deve fare il possibile per assecondare gli investimenti che creano posti di lavoro che generano consumi. Questo rappresenta il 60% dell’economia reale. Noi consideriamo i finanziamenti come una medicina. Se diamo la medicina fuori tempo, non avrà nessun effetto, non servirà a niente. In Italia otto anni di crisi hanno indebolito anche le aziende più forti. Bisogna ora intervenire con gli strumenti finanziari che sono disponibili e allinearsi ai tempi decisionali delle banche.

Ma le banche non preferiscono offrire i loro prodotti ?
No, ora le banche sono ben liete di condividere i fondi. Non è vero che spingano i loro prodotti.

Quale strategia va adottata per i finanziamenti pubblico-privati?
Le risorse comunitarie devono favorire e spingere maggiormente sull’uso dei PPP (public-private partnership) specie in questo momento in cui le amministrazioni pubbliche sono in difficoltà per il finanziamento di progetti di lungo periodo.

Per questo tipo di finanziamenti potrebbero servire anche i “project bond”?
Per questo tipo di finanziamenti ci potrebbero essere problemi di trasparenza. Ora ci sono anche i “mini-bond” ancora poco conosciuti. Ma sono strumenti molto utili per le PMI. In Lombardia, per rendere più appetibile questo strumento di finanziamento, la Finlombarda garantisce una parte dei mini-bond. Si tratta di un progetto che verrà messo sul mercato tra due mesi. Nel 2013 il livello dei mini bond era di oltre 10 milioni di euro, ora si parla anche di 2-3 milioni.

Cosa proponete nel progetto discusso oggi per garantire gli investimenti?
Prima di finanziarla, l’azienda va conosciuta, va analizzata la sua capacità e la sua voglia di rischiare. Il finanziamento europeo va fatto insieme alle banche. Ma è soprattutto necessario portare in Italia più fondi europei per le aziende.

 

 

Nella relazione conclusiva del progetto Fin-En, il responsabile del dipartimento europeo della Finlombarda Paolo Zaggia ha spiegato che il motivo per cui Finlombarda partecipa a progetti internazionali in tema di strumentazione finanziaria è “perchè c’è la consapevolezza dell’assoluta innovazione che tali strumenti possono portare nei processi di ammodernamento della pubblica amministrazione a fronte di una maggiore scarsità di risorse. Il valore aggiunto delle regole comunitarie  è che esse permettono scambi di esperienze confrontabili, con la possibilità di veicolarli su canali di comunicazione facilitati, rendendo così più agevole il lavoro degli amministratori locali e nazionali”.

Un momento importante della conferenza Fin-En di Bruxelles dal titolo: ‘Quando gli strumenti finanziari diventano un’opzione strategica per la pubblica amministrazione?’ è stata la condivisione delle esperienze e buone pratiche di alcuni dei partner del progetto, dai sistemi innovativi di finanziamento sperimentati in Svezia per le start-up, alle iniziative dei ‘business angels’ del Portogallo, all’addestramento delle PMI sul commercio estero in Spagna , a progetti innovativi di ‘crowdfunding’ sostenuti dalle amministrazioni locali con un ammontare di finanziamento equivalente alle somme raccolte tra il pubblico (crowd) in Danimarca e Olanda, a esperienze di microfinanza in Italia.
Queste esperienze, ha detto Zaggia nella sua conclusione all’evento, “verranno ora passate a tutti i futuri partner con i quali condivideremo i punti forti ma anche quelli più deboli emersi da questo progetto di esperienze comuni con 13 partner europei”.

 

 

 

 

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