sabato, Ottobre 16

Il profitto prima di tutto

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Reale Casa dei Matti

Può la Storia piegarsi alle logiche del mercato e abdicare al suo ruolo di testimone di un glorioso passato? Sì, specie quando si è in Italia e si ha a che fare con il bene pubblico. Ad Aversa in provincia di Caserta, l’Asl locale ha messo in ‘in vendita’  la ‘Reale Casa dei Matti’, meglio conosciuta come l’ex manicomio della Maddalena. Un complesso, il primo nel suo genere, vasto oltre 170 mila metri quadri fondato nel 1813 da Gioacchino Murat, all’epoca re di Napoli e che nel suo periodo di massimo splendore è arrivato ad ospitare anche 3 mila internati. La struttura, ridotta ormai a rudere in molti dei suoi padiglioni, è stata abbandonata nel 1999.

Lo scorso 31 luglio l’Asl di Caserta, proprietaria di parte del complesso assieme a Regione Campania e Comune di Aversa, ha emanato un avviso in cui si invitavano privati ed istituzioni pubbliche a presentare una ‘manifestazione di interesse per la valorizzazione del complesso’.  Di fatto un primo passo verso la vendita della struttura che potrebbe aprire la strada a nuove speculazioni edilizie. L’emanazione del bando, scaduto lo scorso 30 settembre, senza nessuna offerta significativa, ha aizzato un focolaio di polemiche che ha visto come bersaglio dell’ira di comitati e cittadini da un lato il direttore generale dell’Asl Franco Menduni e dall’altro il sindaco di Aversa Giuseppe Sagliocco.  Il primo, accusato di voler vendere ai privati, il secondo, di essere eccessivamente acquiescente verso l’Asl e poco propenso a tutelare il bene pubblico.

Ma come sempre accade in queste circostanze risalire ai responsabili è quanto mai complesso. Menduni, a partire dal 2 ottobre non è più il direttore dell’Asl in quanto in scadenza di contratto. Non essendo però ancora stato nominato il successore, lo stesso è chiamato a continuare a svolgere la sua mansione fino al 17 novembre ma come lui stesso precisa «solo per ciò che concerne gli atti di ordinaria amministrazione. Il contratto del sottoscritto è scaduto il 2 ottobre 2014. Osservatori  più attenti avrebbero capito che  le eventuali manifestazioni di interesse presentate entro il 30 settembre, non potevano essere utilizzate da me per la prosecuzione di un percorso che comunque non intendeva escludere altre istituzioni ed alle quali, sin dall’inizio, è stato richiesto il coinvolgimento e la condivisione dei percorsi».

Il direttore fa riferimento ad un protocollo d’intesa siglato tra A.S.L., Comune di Aversa e facoltà di Ingegneria della SUN. Non mancano poi riferimenti anche alla questione della durata del suo contratto. «La proroga di 45 giorni dell’incarico, pervenuta il 3 ottobre ai sensi della legge regionale 17/1996, prevede l’adozione esclusiva di atti di ordinaria amministrazione, pena la nullità». In ogni caso «non ho né le possibilità tecniche né la volontà di farlo da solo, purtroppo, siamo in una Provincia in cui uno fa qualcosa e subito c’è la dietrologia: chissà Menduni cosa deve fare».

Non la pensa esattamente così il sindaco di centrodestra di Aversa che in un primo momento aveva invitato il direttore a ritirare il provvedimento. «Considero quel bando una sorta di provocazione anche se non ce n’era nessun bisogno» e precisa come «il  progetto di riqualifica dell’area sia iniziato già da tempo. Al suo interno potrebbero sorgere strutture scolastiche o in ogni caso servizi destinati al cittadino. E’ giunto il momento di fugare qualsiasi dubbio. In quell’area non sorgeranno né edilizia abitativa né centri commerciali».

Sulla stessa linea anche il Pd che da un lato si batte affinchè si evitino speculazioni, dall’altro denuncia altresì l’inattività da parte del primo cittadino. «Il sindaco non fornisce risposta sulle reali intenzioni dell’amministrazione aversana riguardo alla destinazione funzionale da assegnare alla Maddalena, né descrive quale idea di rilancio dell’area sosterrà al tavolo tecnico che pare sia stato avviato dal Presidente Caldoro»Sì, perché l’area deve per forza di cosa vedere un coinvolgimento anche da parte di Palazzo Santa Lucia. «L’amministrazione comunale e il governo Caldoro sono totalmente disinteressati a un processo di recupero trasparente e partecipativo della zona. Non possiamo accontentarci di generiche rassicurazioni circa l’assenza di future speculazioni».

A nulla valgono poi le generiche rassicurazioni poste dall’assessore ai lavori pubblici Elia Barbato che fa notare come un recupero della zona che coinvolga anche le parti sociali, sia stato già sancito da una delibera comunale. «Il problema non è tanto la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali ma le modalità con cui essi vi prendono parte. Chiunque può esprimere la propria idea su cosa realizzare su quell’area. Il problema però è la fattibilità dei progetti. Questa non può che essere rimessa ai tecnici che per forza di cosa non possono essere né politici, né cittadini comuni, bensì esperti della materia». Idee chiare anche sui controlli dei processi decisionali sovente al centro di polemiche per la scarsa trasparenza. «Più che di controlli parlerei di partecipazione attiva e costruttiva. Le porte del mio ufficio in Comune sono sempre aperte. E’ necessario” conclude “ stabilire le cose assieme, non sarò di certo solo io a decidere».

Ma cosa è oggi l’area della Maddalena? Imbattersi in questo luogo è un po’ come fare un tuffo nel passato. Dove un tempo c’erano coloro che erano considerati  gli scarti della società, i matti, oggi vi sono gli invisibili.  Francesco è uno di questi, di origini polacche vive da qualche tempo in questo non luogo ricco di storia eppure caleidoscopio di mille contraddizioni. Sulla vecchia roulotte che campeggia all’ingresso del padiglione Bianchi è possibile ancora leggere la scritta ‘Protezione Civile’. Francesco non ne sa nulla delle mille diatribe che ruotano attorno a quella struttura né tanto meno immagina cosa possa essere stato in passato quel posto. “Sono qui perché non ho un lavoro, chiedo solo di lavorare e di poter vivere”, dice in un italiano stentato. “Se devo andar via vorrei almeno una casa”. Il suo sguardo afono e affamato di giustizia è lo stesso di quello che sembra emanato dalle pareti della struttura profanata. “Io sono onesto chiedo solo lavoro” è la sua litanìa. Tutto intorno le sterpaglie, rabbiose,  assalgono chiunque cerchi di avvicinarsi  quasi a voler proteggere quei posti sacri della storia. Spazi, che più di qualunque cosa danno identità ai luoghi e alle persone che vi abitano. Chissà quanto tutto ciò sia poi compatibile con l’auspicio di Menduni: «Il progetto di rivitalizzazione del complesso sarà proseguito dal mio successore. La proprietà del sito è patrimonio dell’A.S.L. eventuali, anche parziali, alienazioni del bene dovranno produrre risorse da reinvestire nel dipartimento di salute mentale oltre che ad ottemperare alle prescrizioni più volte pervenute dalla Sovrintendenza dei beni Culturali». Come dire, dopo oltre 200 anni di storia la ‘Reale Casa dei Matti’ può tranquillamente essere venduta. Il profitto prima di tutto. 

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