mercoledì, Giugno 23

Il problema politico di Cipro

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Come vede, in qualità di scienziato specializzato, i negoziati in corso a Cipro? Pensa sia possibile arrivare presto a una conclusione?

Questa è una domanda molto difficile. Due mesi fa ho avuto l’onore di ospitare il principale negoziatore del Governo cipriota a un evento nella nostra Università. In questa occasione egli ha sottolineato la difficoltà della questione, eppure sento che il clima generale, la volontà dei leader e la volontà del popolo potrebbero portare a una soluzione accettabile.

Secondo lei, qual è il problema di Cipro? È principalmente un problema tra le due comunità cipriote, la comunità di maggioranza greca e la minoranza greco-cipriota, o è un problema di invasione e occupazione turca?

Teoricamente la questione cipriota è determinata da molti fattori: politici, sociali e legali. È importante sottolineare che entrambe le comunità aspirano a una soluzione fattibile. Le parti sono i greci e i turco-ciprioti.

Tuttavia, in realtà il problema di Cipro sarebbe stato già risolto, se le forze turche avessero lasciato l’isola. È indubbio che la questione cipriota diventa complicata perché i turchi occupano illegalmente il nord e l’est dell’isola. In questo contesto, il problema di Cipro è principalmente una questione di occupazione turca. A giudicare dall’atteggiamento d’intransigenza della Turchia, non posso evitare di pensare che il problema di Cipro implichi anche una sorta di fallimento collettivo di ordine internazionale, senza escludere le responsabilità dell’UE. Io credo, nel caso di Cipro, che l’Unione Europea sia riuscita sicuramente a mostrare la risolutezza necessaria. Così ci troviamo di fronte all’impensabile: la Repubblica di Cipro, un territorio europeo occupato illegalmente da un Paese terzo.

Si tratta di una forza di occupazione che giustifica la sua presenza sulla base di pretesti deboli frutto di una fredda retorica bellica e delle circostanze. Il fatto dell’occupazione stessa sfida i valori e la natura dell’Unione Europea; si tratta di un vero paradosso di per sé: la Turchia sostiene che la sua presenza può essere necessaria, considerando che nessuno della comunità internazionale è d’accordo. Mentre l’Europa è la zona più democratica del mondo, uno spazio di giustizia, di pace e di progresso, l’occupazione turca blocca qualsiasi tipo di progresso e ritarda la soluzione che entrambe le comunità desiderano.

Qual è la sua opinione sulla richiesta turca di deroghe permanenti all’acquis comunitario e sulla richiesta di garanzie turche, nel quadro di una possibile soluzione della questione cipriota?

Come ho detto, questa non è una sorpresa. La Turchia non fa parte dell’Unione Europea e a quanto pare non vuole farne parte nel prossimo futuro e quindi non ha problemi nel proporre misure e leggi che di conseguenza hanno un effetto negativo sul popolo cipriota, sia greco che turco. La Repubblica di Cipro come membro dell’Unione Europea è dotata del miglior quadro legislativo in tutto il mondo. Non riesco a immaginare come sarebbe il mondo senza l’acquis comunitario, in termini di Democrazia, diritti umani (inclusione, uguaglianza) giustizia e progresso economico. L’Unione Europea può essere un faro per tutti i Paesi del mondo, ma le forze di occupazione turche non sono altrettanto affascinate da questi valori. La situazione diventa inevitabilmente frustrante, se si pensa che la quantità di profughi arrivati ​​in Europa negli ultimi due anni, è pari a circa 1,5 milioni; si tratta di un terzo in più rispetto alla popolazione di Cipro, ma ancora il problema rimane irrisolto.

Traduzione di Roberta Cotroneo

 

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