martedì, Maggio 18

Il problema politico di Cipro

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Atene – Nonostante il problema di Cipro sia in sostanza un problema di invasione e occupazione straniera, i dibattiti tra le due comunità sono una procedura diplomatica standard per affrontare questo problema. La ragione principale di ciò è, naturalmente, il rifiuto categorico di Ankara di portare avanti qualsiasi negoziato diretto con la sua vittima, Cipro, e di confessare indirettamente che il problema è in realtà tra Cipro e la Turchia, e non tra la comunità greco-cipriota e quella turca.

I negoziati in corso tra le due comunità, la minoranza turco-cipriota 18% e la maggioranza rappresentata dalla comunità greco-cipriota 80%, sono sotto gli auspici del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon. Il Segretario Generale ha nominato un rappresentante speciale per Cipro, Espen Barth Eide, ex Ministro norvegese degli Affari Esteri e della Difesa, per rappresentarlo e per mediare tra le due parti per facilitare il progresso dei negoziati.

Di sicuro, il suo ruolo non è facile e neanche tanto imparziale. È stato accusato tante volte dalla parte greca per le posizioni e le dichiarazioni a favore dei turchi. Abbiamo chiesto a Yannis Voudouris, ricercatore del Dipartimento di Scienze giuridiche e specialista in materia di mediazione all’Università Frederick di Cipro, di darci la sua opinione e la sua valutazione sul modo in cui Espen Barth Eide sta portando avanti il suo ruolo a Cipro. Allo stesso tempo, gli abbiamo chiesto di darci  la sua opinione sulla sostanza di questi negoziati e sul problema di Cipro. In particolare, gli abbiamo chiesto di commentare la richiesta della parte turca di qualsiasi soluzione futura del problema di Cipro e di prendere in considerazione le deroghe permamenti all’acquis comunitario, che è la base dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea. Le sue risposte e le sue considerazioni sono molto interessanti.

Professor Yannis Vouduris, insegna Diritto Internazionale all’Università Frederic di Cipro, incluse procedure e tecniche per la mediazione e la soluzione di problemi, tra gli altri, di problemi internazionali. Qual è la sua opinione sul ruolo di Espen Barth Eide, rappresentante speciale norvegese per la questione cipriota del Segretario generale delle Nazioni Unite? Pensa che stia giocando in modo equo il suo ruolo di mediatore? È stato recentemente attaccato dalla stampa cipriota per essere andato oltre il suo ruolo e aver fatto una propaganda inaccettabile a favore di una soluzione pro-turchi.

Credo che sarà utile per i vostri lettori conoscere prima alcuni principi fondamentali della mediazione; permettetemi gentilmente di spiegare alcuni fatti fondamentali circa la natura della mediazione. In generale, qualsiasi processo di mediazione è veramente delicato. Allo stesso modo, il lavoro del mediatore è molto impegnativo: un mediatore deve organizzare una mediazione efficace combinando processo equo, comprensione delle parti e natura del conflitto; allo stesso tempo un mediatore esplora e sperimenta soluzioni. Agenda personale, obiettivi politici e panorama giuridico e normativo possono influenzare ogni aspetto e mettere a repentaglio l’intero processo. In questo contesto, io rispetto il ruolo del mediatore delle Nazioni Unite e il lavoro che si è impegnato a realizzare. Inoltre, dobbiamo tenere presente che la squadra negoziale cipriota è costituita (da una parte) da persone esperte e rispettabili, che (dall’altra parte) sono in contatto costante con il Governo cipriota e il consiglio dei partiti politici. Quindi, se una delle parti in causa è insoddisfatta (del modo in cui il mediatore delle Nazioni Unite sta conducendo il processo di mediazione), lo può dichiarare; pertanto non posso accettare l’accusa di parzialità.

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