sabato, Luglio 24

Il problema della legalizzazione della cannabis Cosa sta cambiando in Italia

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legalizzazione cannabis

In tema di legalizzazione, si fa molta confusione, esiste un “mare magnum” d’informazioni, dichiarazioni, eclatanti o meno; il problema fondamentale è seguire un filo logico. Dobbiamo partire dal DPR 309/90, “Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza”. Nel nostro Paese è vietata la coltivazione di piante di Marijuana per uso personale, ma l’utilizzo di medicinali a base di cannabis, sì. Basta citare la modifica al DPR pubblicata sulla Gazzetta dell’8 Febbraio 2013 firmata dal Ministro Balduzzi“Nella tabella II, sezione B, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, sono inseriti, secondo l’ordine alfabetico: Medicinali di origine vegetale a base di Cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture)”.

Ciò significa che i farmaci a base di cannabis sono stati inseriti nella tabella II del testo unico 309/90, dove sono indicate le sostanze con attività farmacologica e terapeutica. Il nodo della questione va ricercato nel momento in cui si parla di acquistare i medicinali, e soprattutto perché non è possibile coltivare, quindi produrre, cannabis per scopi terapeutici. Non dimentichiamo che al momento l’Italia importa questi tipi di medicinali, come il Bedrocan dall’Olanda, con costi molto elevati per i pazienti che riescono a farne uso. Stiamo parlando di patologie come la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), Sclerosi Multipla (SM), o che utilizzano questi medicinali come “terapia del dolore”. In Italia si può coltivare unicamente per scopi di ricerca, questo vuol dire che le piante, al termine del periodo, vengono distrutte in inceneritori sotto stretto controllo.

Fino a questo momento uno dei pochi centri autorizzati per la coltivazione per scopi di ricerca, e lo studio sotto il profilo medicinale, è il CRA di Rovigo. E’ qui che si nota una forte discrepanza: la ricerca è permessa, la produzione assolutamente no, però l’importazione dei medicinali come il Bedrocan è consentita. Bisogna chiarirlo: coloro che fanno uso di questi medicinali a base di cannabis ne hanno la necessità. Oggi acquistare il farmaco dall’estero costa tra i 15 e i 20 euro al grammo, rivenduto a 45/48 euro al grammo al paziente, contro un costo di produzione in loco stimato in 1,55 euro. Le procedure per l’acquisto del Bedrocan, e i costi, come abbiamo appena visto, sono proibitivi. Molte regioni italiane (solo per citarne alcune Puglia, Abruzzo, Marche, Veneto, Piemonte, Sicilia) hanno avallato l’utilizzo di questi farmaci, e poiché sono a carico del Servizio Sanitario, si è approvata, in alcuni consigli regionali, la possibilità di stringere accordi con “centri o istituti” autorizzati per produrre farmaci, in modo da non doverli importare dall’estero. Questo per abbattere sia i costi sia i tempi. L’ ultima parte è sicuramente il punto più delicato. Ricordiamo che in passato, per ben due volte, il governo Monti ha impugnato leggi simili senza ottenere alcun risultato. Mentre il Governo Renzi si è mosso in tutt’altra direzione.

Se vogliamo citare il caso dell’Abruzzo, con la decisione del 7 marzo scorso del Consiglio dei Ministri, non si è proceduto all’impugnazione della legge davanti alla Corte Costituzionale. “Non si capisce perché noi dobbiamo comprare un farmaco da un Paese straniero – afferma Sergio Blasi, consigliere Pd della Regione Puglia, e promotore della legge per la produzione in loco – a costi elevati sia per il Servizio Sanitario Nazionale sia per quello regionale, e non autorizzare la produzione qui del farmaco, non per uso ludico, ma a scopo terapeutico”. In Italia, al momento, esiste un unico “Cannabis Social Club”: Lapiantiamo, a Racale in provincia di Lecce. E’ un’associazione no profit che promuove l’uso terapeutico della canapa medicinale. Il 22 luglio il Consiglio comunale pugliese ha approvato la produzione di Cannabis a fini terapeutici. La Giunta Regionale verificherà, entro 3 mesi dall’entrata in vigore della legge, la possibilità di centralizzare acquisti, stoccaggio e distribuzione alle farmacie ospedaliere abilitate, avvalendosi di strutture regionali. “La pianta, dal punto di vista dell’aspetto è identica, ma dal punto di vista sostanziale è molto differente – spiega Blasi – Non stiamo parlando di quella con il concentrato chimico maggiore del THC (tetraidrocannabinolo), che è la sostanza chimica che produce lo stordimento. Per l’uso terapeutico la cosa più interessante è il CBD (Cannabidiolo) che produce un beneficio su determinate patologie, soprattutto per alleviare il dolore, per contenere gli spasmi o gli attacchi convulsivi”. Stiamo parlando di progetti-pilota che vedono come possibili interlocutori ad esempio l’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze o altre strutture che abbiano i requisiti, e naturalmente, l’autorizzazione da parte del Ministero. Il cambiamento ha spalancato le porte su problematiche che non possono più essere ignorate.

“Ad un certo punto si tratta di buon senso – spiega Andrea Trisciuoglio, che insieme a Lucia Spiri sono gli ideatori del progetto Lapiantiamo –  Da quando uso questi medicinali, circa cinque anni, sto molto meglio. Ho un’invalidità del 100%. Adesso riesco a stare in piedi per più tempo, mentre prima ero costretto a muovermi con la sedia a rotelle. La differenza, prima e dopo, nei nostri corpi è visibile. La necessità ci distingue da chi utilizza cannabis per scopi ludici. Il progetto pilota parte dalla Puglia, speriamo di fare da apripista per le altre Regioni Italiane. Con questa azione che stiamo portando avanti, abbiamo semplicemente imitato alcune realtà come la Spagna, il Colorado, non abbiamo fatto la scoperta dell’acqua calda. Si deve dare informazione e conoscenza”. Per fare questo, da alcuni mesi ormai, è stata creata una SRL “ad hoc” in grado di coltivare, confezionare e distribuire la Cannabis Terapeutica attraverso un sistema controllato e strutturato in modo tale che siano sempre i malati al centro di tutto, mantenendo i prodotti a prezzi accessibili. ESILE, così si chiama la nuova s.r.l. guidata da LapianTiamo e dalle Istituzioni che ne faranno parte, vigilerà non solo sui passaggi sopra citati, ma soprattutto sulla ricerca che s’intende avviare e incentivare con il supporto del personale altamente qualificato interpellato e pronto a partire nell’immediato (medici, farmacisti, biologi, agronomi, consulenti, esperti, etc.).

 Ma come funziona in Olanda, visto che sono stati i primi a rendere possibile questo? “Le autorità olandesi, in prima fila il Ministro della Salute, hanno ritenuto importante valutare un’alternativa – ci spiega il Dott. Grassi, primo ricercatore del CRA – Esiste un ufficio, office of medicinal cannabis, che ha ottenuto l’autorizzazione a produrre questo prodotto ed è di proprietà dello stesso Ministero. Hanno ottenuto, anche, la facoltà di esportare. In Italia qualcosa sta cambiando, si stanno svegliando. La produzione autonoma di canapa medicinale è diventata un’esigenza inderogabile. Adesso sono 11 le Regioni che hanno una legge per pagare al malato i costi delle cure a base di canapa. E’ un processo che naturalmente va fatto secondo legge e posto a severi controlli”.

E’ solo di una settimana fa la notizia, forse passata tropo in sordina, secondo la quale l’azienda farmaceutica pugliese Farmalabor è stata autorizzata dal Ministero della Salute – Ufficio centrale per gli stupefacenti al commercio all’ingrosso di preparazioni vegetali a base di Cannabis, diventando, così, l’unica azienda di distribuzione farmaceutica nel Centro-Sud Italia a vantare questa autorizzazione, e una delle due imprese italiane a poter commercializzare derivati vegetali della Cannabis (l’altra è la Acefnel nord Italia). Le varietà di Cannabis Flos utilizzabili sono Bedrocan, Bedrobinol, Bediol e Bedica, utili per il loro contenuto di dronabinolo (THC) e cannabidiolo (CBD) nella terapia di diverse patologie. “Noi importiamo dall’Olanda le quattro varietà, e vendiamo alle farmacie private e ospedaliera – ci spiega Ruggero Cornetta dell’Ufficio Stampa della Farmalabor – Abbiamo avuto molti contatti da parte di farmacie e medici. Stiamo parlando di progetti pilota. Avviare una sperimentazione – continua Cornetta – con la coltivazione in loco, ha molte implicazioni a livello di sicurezza e controlli scientifici. Non a caso la coltivazione in Puglia avviene in un’area militare, monitorata costantemente dalle autorità. Noi ancora non ci siamo interfacciati come distributori con il territorio di Racale, dove stanno iniziando, per il momento noi possiamo solo importare. Ci rivolgiamo al mercato italiano senza nessun tipo di distinzione”.

Abbattuti costi e tempi. Stiamo parlando di una rivoluzione tecnico-culturale. Ma su questa linea, come abbiamo detto, si stanno muovendo anche le altre regioni, in alcuni casi il discorso si allarga e si parla di legalizzazione stile modello Uruguay e non solo. “Perché non utilizzare anche la possibilità di coltivarla, attraverso un sistema statalizzato, costruito ad hoc per evitare coltivazioni abusive. Questo ha anche un valore economico”. La proposta, è di Riccardo Agostini, consigliere della Regione Lazio eletto nelle file del Pd. Ipotizza, che il progetto di legalizzazione tout-court, sia legato anche all’abbattimento del deficit della sanità regionale, prendendo come esempio anche il Colorado. Si parte dalla difficoltà di reperimento dei farmaci fino ad una battaglia nazionale contro il proibizionismo riguardo l’utilizzo della cannabis. Anche SEL, nella persona di Marco Grimaldi, consigliere regionale del Piemonte, si muove sulla stessa linea di pensiero. Ricordiamo che Torino è la prima città italiana che si è espressa contro la Fini- Giovanardi. “Passare da un impianto proibizionistico a uno di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe leggere”, non dimenticando la parte dedicata allo scopo terapeutico. “Io come Consigliere mi impegnerò particolarmente per i fini terapeutici, poi oltre questo rimango per la legalizzazione in generale”.

Rimane il fatto che l’ostacolo più grande, oltre la legge, è la mentalità e i retaggi culturali. Ma il perno centrale della questione, rimane sempre il diritto del malato a curarsi e a scegliere la terapia giusta. L’art. 32 della Costituzione Italiana è meglio ribadirlo: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. 

 

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