giovedì, Aprile 22

Il Principe e il suo popolo Il principe Ali Seraj dedica la sua vita al popolo afgano. Il 6 novembre ha accettato di essere intervistato da Catherine Shakdam

0

Da quando è fuggito dall’Afghanistan, vestito come un hippie, con la moglie americana e i suoi due figli, il principe Ali Seraj dedica la sua vita al popolo afgano. Il 6 novembre ha accettato di essere intervistato da Catherine Shakdam, analista politica che si interessa di Medio Oriente e ciò che segue è una breve biografia del principe Ali Seraj e la trascrizione del colloquio.

Il Principe filantropo

Il principe Ali Seraj è un diretto discendente di nove generazioni di re dell’Afghanistan. Egli è il nipote di Sua Maestà il Re Amanullah (1919-1929), noto come “il Victor dell’Afghanistan”, nipote di Sua Maestà Amir Habibullah (1901-1919), pronipote di Sua Maestà Amir Abdurrahman (1880-1901), noto anche come “il re di Ferro”. La sua discendenza continua con Sua Maestà Amir Dost Mohammad, che salì al trono nel 1827.

Molti discendenti sembrano assomigliare in tutto al precedente sovrano: il re Amanullah. Il principe Ali ha sempre creduto in un Afghanistan forte e indipendente che, accanto alle sue tradizioni religiose e tribali, dia spazio alla modernità e al cambiamento. E’ un fervente nazionalista, è stato un forte sostenitore della giustizia sociale, delle libertà civili e delle riforme istituzionali.

Educato in Occidente, ha conseguito una laurea in Economia e Commercio interessandosi alla gestione pubblica ed è emerso come imprenditore interculturale attraverso la costruzione di diverse aziende di successo. Ha creato forti partnership commerciali con il Brasile, l’Arabia Saudita e la Germania. Fu costretto all’esilio nel 1978, a causa del colpo di Stato comunista, si stabilì negli Stati Uniti, rimanendo sempre legato alla sua terra.

Dedito alla filantropia, il principe Ali ha fornito una forte leadership e gli strumenti necessari per far conoscere la situazione del suo popolo attraverso i media e il contatto diretto con il governo e il popolo Statunitense. Ha anche aiutato coloro che erano scappati negli Stati Uniti per sfuggire al regime comunista afgano e dal regime di Al Qaeda. Il principe Ali ha collaborato con l’amministrazione Reagan per aiutare il governo Usa a sconfiggere gli invasori sovietici in Afghanistan. La grande passione per il suo paese, la gente e la cultura non è mai scemata, neanche durante tempi difficili.

Dopo l’11 settembre, quando gli Stati Uniti stavano programmando di attaccare i talebani (Al Qaeda), il principe collaborò con il Presidente George Bush per definire un piano da attuare in Afghanistan. I suoi consigli sono serviti da trampolino di lancio per l’amministrazione Bush e hanno offerto preziosi suggerimenti  sulla società afgana e la sua conformazione tribale.

Quando è  ritornato nel suo Paese, il principe Ali ha affermato: «Bisogna guarire l’Afghanistan da decenni di guerra e di spargimento di sangue senza senso». Le sue credenziali come legittimo erede al trono gli hanno permesso di radunare sotto la sua bandiera tutti i leader tribali e le figure religiose, riuscendo a portare un po’ di coesione in un Paese  ripartito e frammentato. Grazie alla sua profonda conoscenza delle diverse culture e delle norme del Paese, degli enormi  problemi  politici e socio economici, dell’evidente distanza  tra il governo centrale e il popolo (una delle cause della nascita delle forze di Al Qaeda e dei talebani), e successivamente della distruzione del suo popolo e del suo Paese, ha intrapreso una missione per cercare di riunire le tribù e formare una nazione coesa. «Solo attraverso l’unificazione di tutte le tribù e l’ascolto della gente, si può creare una democrazia afgana», così ha affermato il principe Ali Seraj. Per perseguire questo obiettivo ha creato la “Coalizione Nazionale per il Dialogo con le tribù dell’Afghanistan”.

Oggi, il principe Ali lavora al fianco dei comandanti della NATO per creare incontri con gli anziani delle tribù, volendo instaurare un dialogo tra le forze della coalizione e il popolo afgano. Sta anche supportando i comandanti ISAF per dare il via ad una rete di sicurezza nel distretto di Kabul, attraverso contatti con i diversi  Consigli degli Anziani.

Il principe Ali Seraj crede fermamente che i problemi dell’Afghanistan siano quattro e in questo ordine preciso: quello tribale, quello economico, sociale e politico. Senza unificazione tribale non ci sarà sviluppo economico e coesione sociale e la situazione politica potrà sanarsi solo dopo che i primi tre problemi avranno trovato soluzione. Il principe Ali dedica la sua vita a questa causa, da sempre.

“Prima di iniziare questa intervista vorrei raccontarvi la storia del mio popolo … una storia che troppi non hanno saputo narrare e che, soprattutto oggi, viene fraintesa. Sarebbe impossibile comprendere chi e dove siamo oggi, senza dare uno sguardo al passato e percorrere a ritroso la strada  che ci ha portato fin qui. L’Afghanistan è un prodotto della storia. La storia del mio Paese e quella della mia famiglia sono legate alla monarchia britannica… quindi è necessario che io cominci da lì. Nel 1827, l’Afghanistan era sotto la guida del mio bis-bis nonno, Dost Mohammad Khan. La prima guerra anglo-afghana (nota anche come Follia di Auckland) fu combattuta tra la British East India Company e l’ Afghanistan dal 1839 al 1842. E’ rinomata per l’uccisione di 4.500 soldati britannici e indiani e oltre 12.000 combattenti tribali. Gli inglesi sconfissero le forze afghane nell’ultima battaglia. Questo scontro diventò uno dei più grandi conflitti durante il “Grande Gioco” del 19°secolo, la sfida tra il Regno Unito e l’Impero Russo per la conquista del potere in Asia”.

“Nel 1878, più di due decenni dopo, gli inglesi avevano progettato, ancora una volta, di invadere l’Afghanistan per bloccare l’ascesa della Russia imperiale in Asia centrale. Questa volta però, l’impero britannico si scontrò con il mio antenato, Sher Ali Khan, figlio di Dost Mohammad Khan. La terza guerra in Afghanistan ha avuto luogo nel 1919, sulla scia della Prima Guerra Mondiale. Anche se la guerra fu considerata dagli inglesi come una vittoria minore, un modo per riaffermare la “Durand Line” (linea di demarcazione tra Pakistan e Afghanistan), di fatto pose l’ Afghanistan sotto la tutela britannica”.

“Inutile dire che per gli afghani fu un trauma profondo e suscitò un sentimento negativo nei confronti dell’Occidente. L’Afghanistan si è trovato, ancora una volta, come una pedina tra due superpotenze: la Russia e la Gran Bretagna. Nel corso della storia, l’Afghanistan è stato considerato come un punto geo-strategico per la conquista dell’Asia centrale, un ingranaggio fondamentale in una complicata partita a scacchi. Dopo l’assassinio del re Habibullah Khan (mio nonno) il 20 febbraio 1919, mio zio, il re Amanullah ereditò il trono. Il re Amanullah, nazionalista appassionato, affrancò l’Afghanistan dall’imperialismo britannico. Egli fu il primo sovrano afghano che tentò di modernizzare l’Afghanistan seguendo, comunque, i progetti occidentali. Tuttavia, egli non riuscì in questo a causa di una rivolta popolare sollevata da Habibullah Kalakānī e i suoi seguaci. Il 14 gennaio 1929, Amanullah abdicò e fuggì nella vicina India, allora  protettorato britannico, mentre l’Afghanistan sprofondò in una guerra civile”.

“La rivoluzione del 1929 ebbe luogo sotto la spinta degli inglesi poiché l’impero britannico aveva molta paura dell’influenza del re Amanullah, l’unico monarca musulmano ad essere riuscito a ottenere  l’indipendenza del suo Paese e ciò avrebbe potuto influenzare e ispirare gli altri musulmani  a combattere anche essi contro la Gran Bretagna imperiale. Gli inglesi avevano percepito che la monarchia afghana ormai indipendente era una minaccia per l’ordine coloniale e imperialista. Infatti il re, a causa di una rivolta, fu costretto ad abdicare e a scappare in Italia. Nove mesi dopo, la Gran Bretagna nominò Nadir Khan (noto anche come Mohammed Nadir Shah, il suo bisnonno era Sultan Muhammad Khan Telai, il fratello di Dost Mohammed Khan) come sovrano dell’Afghanistan, egli era una figura più duttile rispetto a mio zio”.

“Come sovrano dell’Afghanistan Nadir Khan in poco tempo abolì la maggior parte delle riforme che aveva attuato il re Amanullah Khan. Mentre il re cercava di rimettere in piedi l’esercito, ormai stremato dopo aver represso la rivolta, i leader religiosi e tribali erano diventati estremamente influenti. L’Afghanistan aveva conosciuto l’unità e l’indipendenza sotto il re Amanullah ma, a causa dell’ingerenza britannica incominciava a frammentarsi in linee tribali molto forti Nel 1973 ci fu un colpo di stato condotto contro Mohammed Zahir Shah, l’ultimo re dell’Afghanistan  tradito da suo cugino Mohammed Daoud Khan. Anche Khan fu tradito e poi ucciso dai comunisti nel corso del 1978 durante la “Rivoluzione Saur.” Dal giorno in cui l’Afghanistan divenne una repubblica, per il popolo afghano incominciarono le difficoltà, l’instabilità e la miseria … questo cambiamento di regime è stata la rovina del mio popolo”.

“Nel momento in cui Mohammed Daoud si rese conto che l’Afghanistan era stato rovinato da un sistema repubblicano, era ormai troppo tardi. I sovietici avevano già messo gli occhi sull’Afghanistan che in realtà voleva già da tempo recidere i legami con Mosca. Daoud e la sua famiglia sono stati assassinati perché volevano abbattere il sistema repubblicano e ristabilire la monarchia in Afganistan. Sappiamo tutti cosa è successo dopo, i talebani presero il potere nel 1996 e poi successivamente nel 2001 gli Stati Uniti invasero l’Afghanistan. Il mio Paese è  in guerra dal 1929, per quasi cento anni non ha conosciuto stabilità e prosperità, solo divisioni e violenza. Sono coinvolto negli affari afghani dal 1978, da quando sono scappato dal mio Paese, vestito come un hippie con mia moglie americana e i miei due bambini”.

 

L’Afghanistan ha vissuto decenni tumultuosi ed è uno dei primi Paesi della regione ad aver visto l’ascesa dell’Islam radicale. Guardando indietro, pensa che la minaccia di Al Qaeda sia stata affrontata  in modo soddisfacente? Come si fa oggi, alla luce degli ultimi eventi, a comprendere la minaccia nel Grande Medio Oriente?

Le questioni che riguardano l’Afghanistan non vanno affrontate solo in bianco e in nero…ci sono un sacco di zone d’ombra. Prima di tutto è assolutamente fondamentale comprendere che la minaccia rappresentata dai talebani ha a che fare con il Pakistan, in realtà è proprio da lì che proviene. Da quando l’Afghanistan ha subito l’influenza dell’Unione Sovietica, il Pakistan ha cercato di intromettersi nel affari afgani, volendo espandere la sua zona di influenza e volendo contribuire a creare una zona cuscinetto contro l’India, il suo avversario principale della regione.

Quando l’Unione Sovietica entrò prepotentemente in Afghanistan le tribù si trovavano senza un governo centrale e queste non basano i loro sistemi su politiche governative centrali ma su diversi leader forti. I capi tribali sono alla ricerca da sempre di una forte leadership, non di idee o di politiche … e questo, è quel qualcosa che le potenze occidentali non hanno saputo comprendere fino ad ora. Sotto il re, le tribù dell’Afghanistan erano unite sotto un’unica bandiera e il Paese era stabile. Quando il re dovette abdicare, i leader tribali incominciarono a perseguire esclusivamente le loro ambizioni personali, portando il paese a disgregarsi secondo delle linee tribali e territoriali che a  loro volta portarono a tensioni etniche legate al cibo e alla fine si giunse alla violenza.

Anche sotto il sistema repubblicano di Daoud, le tribù non riuscirono a concepire  il governo centrale come la legittima fonte di autorità e, siccome anch’egli era di sangue reale, il popolo ancora si riferiva a lui come al Re dell’Afghanistan e non comprese che il suo governo era una repubblica. Ma quando i comunisti arrivarono al potere, tutto cambiò … non c’era più un re a cui rivolgersi…e tutto sembrava momentaneo…così i leader tribali divennero ancora più forti. Ogni tribù ha seguito il suo leader … solo i Pashtun (tribù che si trova ancora oggi ai confini tra Pakistan e Afganistan)  rimasero sciolti da tutto ciò, poiché non avevano un vero e proprio capo. Le uniche cose che li tenevano insieme erano loro storia comune, la loro cultura e la loro lingua.

I talebani avevano capito che aveva bisogno dei Pashtun per controllare il paese … essi  rappresentano la maggioranza etnica dell’Afghanistan. Storicamente i Pashtun sono rappresentati come i guerrieri dell’Afghanistan e hanno sempre combattuto per proteggere il Paese dagli invasori stranieri; sono stati la spina dorsale della nazione afghana per secoli e il Pakistan capì e giocò questa carta in Afghanistan. Il Pakistan decise di portare il Mullah Omar presso il confine e di introdurlo in Afghanistan come uno dei suoi connazionali. Anche se il Mullah Omar è un Pashtun, non è un afghano. E’ un impostore portato in Afghanistan dal Pakistan per servire i dettami dell’agenda estera. Entrò in Afghanistan con un gruppo di fanatici musulmani, camminarono con il libro sacro nelle loro mani affermando che volevano salvare il Paese dal disastro e riportare la monarchia. Arrivarono a Kandahar quando il popolo era già esausto dalla guerra sovietica e non aveva voglia di combattere più a lungo pertanto, deposero le armi e rimasero a guardare mentre i talebani assumevano il controllo della città. I talebani incominciarono a conquistare l’Afghanistan partendo da Kandahar.

Al fine di radunare i Pashtun sotto la guida del Mullah Omar (ricordo che fino ad allora i Pashtun non avevano avuto un capo tribale o religioso), il Pakistan, nella santa moschea di Kandahar, diede al Mullah (che indossava il mantello del profeta, la pace sia su di lui), il titolo di “Emiro al Moemin” che significa capo dei fedeli. Quando il Pakistan decise di “esportare” il Mullah Omar, questi fu portato in una regione montuosa remota dell’Afghanistan dove visse come un recluso. Ma non era abbastanza. Per ottenere il controllo dell’Afghanistan avevano bisogno di altri combattenti e questo fu il motivo per cui si avvalsero di artisti del calibro di Osama Bin Laden che all’epoca stava per essere buttato fuori dal Sudan, (infatti il governo africano lo stava mandando fuori proprio in quel momento), l’ISI – Pakistan Inter-Services Intelligence – lo condusse in Afghanistan.

Bin Laden giunse nel mio Paese con svariati miliardi di dollari in tasca, poi sposò una delle figlie del Mullah Omar e divenne subito fondamentale per l’ascesa dei talebani e del suo gruppo scissionista di Al Qaeda. Come capo dei talebani, guadagnò il controllo dell’Afghanistan. Ora faremo un salto in avanti arrivando al’11 settembre 2001 e all’attacco terroristico contro le Torri Gemelle. Ero a Washington al momento dell’attacco e stavo collaborando con il presidente George W. Bush per attuare una strategia da utilizzare in Afghanistan. La sua amministrazione prese in considerazione alcune delle mie osservazioni ma non riuscì a portare avanti alcune delle tattiche politiche che avevo proposto loro e che vi elencherò.

Con le mie proposte, l’esercito degli Stati Uniti averebbe impiegato solo 3 settimane per sbarazzarsi di Al Qaeda e dei talebani, con solo 500 soldati. Quando le truppe americane arrivarono in Afghanistan inizialmente spinsero i talebani verso il confine con il Pakistan e questo fu un grande errore per gli USA. Per cominciare, Washington non voleva che il mondo sapesse che il Pakistan era stato determinante nel creare il sistema ingegneristico dei talebani. Inoltre, (questo punto è importante poiché, quando gli Stati Uniti “invasero” l’Afghanistan seguiti da dagli inglesi, il Paese non aveva bisogno di essere militarizzato) l’Afghanistan era un paese stremato dalla guerra e la sua economia era in bancarotta.

Quello di cui l’Afghanistan aveva bisogno era un sostegno finanziario “non stivali sul terreno”. Prima della guerra in Afghanistan, i sovietici avevano rialzato le risorse agricole e la popolazione fu coinvolta nelle produzioni agricole dal 70% all’80%. Quando questo settore economico crollò, tutto l’Afghanistan crollò con esso. Si dovrebbe dar spazio alla produzione alimentare …affermò il presidente George W. Bush nel momento in cui avrebbe dovuto “mettere mano al portafoglio” e contribuire a sviluppare l’economia afghana…Invece spese miliardi di dollari negli armamenti militari. Quei miliardi di dollari potevano essere spesi per il popolo afghano … ma non è stato così; infine, ha permesso ai talebani e ad Al Qaeda di mettere in scena il loro ritorno nel Paese.

Ogni soldato ci è costato un milione di dollari l’anno… Ciò che realmente ha innescato il ritorno dei talebani e di Al Qaeda fu l’America e il fallimento dei suoi alleati ad applicare il Piano Marshall. Questo piano avrebbe salvato l’economia dell’Afghanistan e avrebbe  portato stabilità al paese nel modo in cui i militari non avrebbero mai potuto fare. Purtroppo fu la stessa mossa attuata in Iraq.

L’Afghanistan è stato lasciato solo. I talebani l’hanno trovato vuoto e lo hanno sfruttato. Gli alleati hanno perso l’occasione di catturare migliaia di uomini di Al Qaeda e di Talebani. Questi gruppi sono stati e sono tuttora finanziati dal Pakistan e dall’ISI … e questo è un punto importante. Il Pakistan è alla base della crisi del terrorismo in Afghanistan. La povertà, il sentimento anti-occidentale, l’alto tasso di disoccupazione, l’instabilità politica e la mancanza di opportunità sono stati importanti assi nelle maniche degli integralisti. Questa è stata una tendenza che, in realtà, ha caratterizzato tutta la regione. Invece di imparare dai propri errori, le potenze occidentali hanno copiato e incollato queste politiche attuandole in Medio Oriente e questo ha aiutato lo sviluppo dell’integralismo.

Temo che il Medio Oriente diventerà un secondo Afghanistan se gli Stati Uniti e le altre potenze occidentali continueranno ad applicare la stessa dannosa strategia. Gli Stati Uniti, in realtà, sono caduti nella trappola dei talebani. I talebani sono come un drago dalle mille teste e fino a quando tutte le teste non verranno tagliate, gli Stati Uniti non potranno ritirarsi. Un altro importante punto sono i combattenti stranieri provenienti da ogni parte del mondo, paesi arabi, Pakistan, Cecenia, e così via… che affollano le fila dei talebani… la maggior parte di questi combattenti non sono afghani e questo, le persone non lo sanno e non lo possono capire. L’Afghanistan e gli afghani non sono il problema; piuttosto il problema è il potere nefasto che utilizzano in Afghanistan. La mia domanda è : “Che cosa abbiamo intenzione di fare per l’ISI? Fino a quando al Pakistan sarà permesso di interferire con l’Afghanistan non ci sarà mai la pace. Il Pakistan è divenuto un vero incubo terrificante”.

In un articolo di Al Jazeera si menziona il ritiro delle truppe statunitensi, sostenendo che l’invasione degli USA ha creato solo un indebolimento dell’esercito afghano e successivamente un ritorno di talebani e di Al Qaeda con le varie attività correlate. Come può l’Afghanistan riprendere il controllo sui suoi territori? Come possono le potenze estere aiutare il paese  non solo militarmente ma economicamente e politicamente?

Bene, vorrei ritornare alla lettera che inviai alla Casa Bianca nel 2001. In essa ho sollevato i seguenti punti … che a mio avviso rispondono alla domanda da lei posta.

1) Prendere immediatamente contatto con le forze della Alleanza del Nord e chiedere la loro assistenza per fornire truppe di terra. Anche se Masood (Ahmad Shah Massoud) è stato assassinato, i suoi eredi continueranno a lottare dando il giusto supporto alla causa. L’alleanza ha circa 15000 combattenti con ulteriori 15000 uomini disponibili. Hanno già deciso di sostenere il piano degli Stati Uniti e hanno profonda conoscenza del territorio e della cultura del paese. I loro molti anni di esperienza di combattimento saranno estremamente importanti nella battaglia, per l’Afghanistan e per il mondo.

2) Assicurarsi che le loro forze siano ben fornite di ogni tipo di armi moderne e munizioni con una linea di alimentazione disponibile per le linee del fronte.

3) Il Pakistan deve chiudere tutte le sue basi in Afghanistan e porre fine a qualsiasi spedizione di carburante e munizioni ai talebani. Qualsiasi gruppo pakistano che tradisca l’embargo dovrà essere punito severamente.

4) Il Pakistan deve richiamare tutti i seguaci (religiosi, civili e militari) che combattono in Afghanistan al fianco dei talebani e dire loro di tornare immediatamente in patria. Ogni cittadino pakistano arrestato in Afghanistan, successivamente, deve essere trattato come un nemico del mondo.

5) L’ex re dell’Afghanistan deve essere richiamato in patria, una volta per tutte, e deve far sì che i suoi connazionali (di ogni etnia) sostengano il suo operato e aiutino a liberare la nazione dalle fauci del male. Il re è ancora molto rispettato e ritengo che la cittadinanza risponderà positivamente alla sua chiamata. Se rifiuta, allora dovrebbe essere sostituito, immediatamente, con un leader più giovane o leader che tutti gli afghani, e non solo una parte della popolazione, accettino.

Nel momento in cui non sia possibile stabilire una leadership multietnica accettabile per tutti   potrebbe essere convocato il “Loya Jirga” ( il Gran Consiglio), per scegliere  un valido candidato leader che, potrebbe essere il figlio del re Amanullah (1919-1929), il principe ereditario Ehsanullah che risiede attualmente a Ginevra. Se il principe non dovesse accettare, allora potrebbe essere scelto un altro membro della stessa famiglia. La ragione di questa scelta è che il Re e la sua famiglia sono rispettati da tutti i gruppi etnici. Il popolo li conosce e si fida del loro operato.

Il successo di questa operazione dipende da questa strategia politica e solo in questo modo si può garantire la pace in Afghanistan. Il popolo afgano nel corso della sua antica e ricca storia, si è sempre radunato attorno ad un forte leader, mai attorno ad una idea politica. Per questo motivo, i pakistani hanno creato la figura del Mullah Omar, il cosiddetto “capo supremo dei talebani”. Tra l’altro c’è un rapporto molto stretto tra il Mullah e Bin Laden (quest’ultimo costruì un palazzo per il Mullah Omar a sue spese).

6) Quando saranno istituite le truppe di terra dell’Alleanza del Nord, allora gli Stati Uniti e i loro alleati dovranno dare supporto aereo totale all’Alleanza per tutta la durata della battaglia. Gli attacchi aerei sono di estrema  importanza visto che all’inizio potranno essere arruolati non più di 30.000 soldati. Ma si deve prestare attenzione per i missili stinger che potrebbero essere ancora nelle mani dei talebani.

7) Una volta che il governo talebano sarà rovesciato, il Re, l’ex presidente Rabani o qualsiasi altro soggetto politico accettabile per la popolazione, potrà essere messo a capo di un nuovo governo.

8) Gli Stati Uniti e i suoi alleati dovranno, immediatamente (attraverso le Nazioni Unite) assegnare al Paese una forza di sicurezza composta da Paesi che non sono stati coinvolti nel tumulto in Afghanistan. Queste truppe potrebbero provenire dalla Turchia, Bangladesh, Thailandia, Malesia, Indonesia e altri paesi.

9) Gli Stati Uniti d’America dovranno stabilire una ‘no-fly-zone’ sopra i cieli afgani e fino a quando non sarà ristabilito l’assetto sperato, dovranno essere da sostegno al paese.

10) Immediatamente, sarà necessario adottare misure per fornire all’Afghanistan fondi per la riqualificazione e ricostruzione delle infrastrutture.

11) Dovranno essere prese misure per il rimpatrio di milioni di rifugiati che risiedono in Pakistan e in Iran.

12) Dovranno essere prese misure immediate per estirpare tutte le mine lasciate dai sovietici.

13) Anche se il governo talebano è legato alla figura di  Osama Bil Laden, bisognerà estirpare tutto il sistema dei talebani; così facendo non si creerà la possibilità di stabilire un successore.

Ho sempre sostenuto che, per portare la pace in Afghanistan  si debba raggiungere l’unità e questo significa unire tutte le tribù …un lavoro davvero arduo, a cui mi dedico ormai da anni. L’Afghanistan non ha bisogno di un esercito mercenario la cui lealtà si rivolge a chi paga loro il compenso… Anni fa, ogni tribù aveva i propri soldati, e quei soldati erano preparati ad ogni necessità. Abbiamo bisogno di tornare ad un sistema del genere. Così com’è l’Afghanistan non può permettersi il suo esercito, e quindi il Paese rimarrà debole e diviso. Come possiamo sperare di sconfiggere i nostri nemici, se non siamo in grado di raggiungere l’unità all’interno della nostra società? La gente ha bisogno di riconoscersi sotto un unica bandiera… lo Stato non è riuscito a fare questo.

L’Afghanistan non è un Paese occidentale e quindi un sistema democratico occidentale non è possibile da attuare. E’ piuttosto arrogante da parte dell’occidente asserire di avere tutto ciò che serve al mio Paese. Presumere che l’Afghanistan non sappia nulla di democrazia e autodeterminazione politica  dimostra che la maggior parte delle persone non conosce nulla del mio paese. Il nostro sistema tribale si basa sulla legittimazione popolare. I leader tribali possono governare solo avendo il sostegno del loro popolo. Gli Stati Uniti hanno fallito in Afghanistan ed è arrivato il momento di cambiare strategia tornando a sederci al tavolo delle trattative. L’Afghanistan ha bisogno che le sue tribù siano unite, ma è necessario che i talebani e Al Qaeda siano sconfitti, in caso contrario potrà diffondersi solo il caos.

La soluzione per l’Afghanistan è il sistema “Arbaki” (L’antico sistema di sicurezza tribale), Nelle ultime settimane, gli Stati Uniti stanno studiando le strutture dei potere locali, con l’eventuale obiettivo di costruire una nuova versione sicura di questo modello tradizionale afgano. L’efficacia del sistema “Arbaki” è stata testata nel tempo. Nel corso dei secoli, le tribù dell’Afghanistan hanno sacrificato la loro ricchezza per la libertà del proprio popolo e si sono unite per sconfiggere i nemici. E’ anche vero che, in tempo di pace, le tribù hanno combattuto tra loro. Come disse il famoso scrittore britannico Rudyard Kipling: “Quando gli afghani non hanno nessun altro contro cui combattere, incominciano a combattere tra di loro”.

Oggi, le soluzioni proposte dagli occidentali non riescono ad avere nessun riscontro in Afghanistan, un numero crescente di afghani è convinto che la pace e la sicurezza possano essere raggiunti solo attraverso soluzioni di stampo afgano. La pace può essere raggiunta in Afghanistan, ma le tribù devono unirsi all’esercito nazionale afgano. In linea con la tradizione afgana, deve essere convocata una “Jirga” (assemblea degli anziani) e lì, i saggi devono essere d’accordo per attivare, insieme, “l’Arbaki”. Se attuata correttamente, questa è la strada giusta per garantire i confini dell’Afghanistan ma, bisognerebbe impostare un limite di tempo  per le attività delle forze Arbaki che potrebbero lavorare anche  per sei mesi per raggiungere la sicurezza nella zona. Questo dipenderà solo dal corso degli eventi.

Il governo, consultandosi con le tribù, dovrebbe lanciare una campagna mediatica per informare la gente su questo sistema e mostrare come talebani siano delle figure progettate al di fuori dell’Afghanistan e al di fuori della religione islamica. Il governo dovrebbe chiarire che l’espansione dei talebani è stata una mossa coercitiva e non un segno di popolarità.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->