martedì, Ottobre 19

Il prezzo della libertà

0

In Argentina, l’idea che «il carcere sia la migliore scuola per imparare a delinquere» è quasi un luogo comune e la si ritrova nei mezzi d’informazione e per la strada. Dietro queste parole vi è certamente qualcosa di vero. Secondo i dati del Centro de Estudios Latinoamericanos sobre Inseguridad y Violencia (CELIV), il 46,5% dei carcerati inseriti nel sistema federale e in quello di Buenos Aires (la provincia con maggiore densità di popolazione) sono recidivi, ossia, commettono un nuovo delitto dopo essere usciti di prigione.

In Argentina, ogni provincia gestisce il proprio sistema carcerario, mentre lo Stato ha un Servizio Penitenziario Federale, con prigioni in tutte le regioni che ospitano 10.300 prigionieri. Il 61,07% di essi è in corso di processo, mentre il 38,86% ha ricevuto una condanna. Questo organismo dipende dalla Subsecretaría de Relaciones con el Poder Judicial y Asuntos Penitenciarios del Ministero della Giustizia e dei Diritti Umani e ha come obiettivo «la gestione e l’amministrazione degli istituti penitenziari, nonché l’esecuzione dei programmi criminologici atti a ridurre la recidività, a scoraggiare la criminalità e a contribuire alla sicurezza pubblica», in base al suo statuti. Inoltre, questo documento precisa che «la finalità dei programmi è far sì che le persone private della libertà acquisiscano norme di comportamento e strumenti per essere reinseriti nella società».

Una giornata in carcere

Quando una persona è stata sottoposta a processo significa che il giudice che sta indagando un fatto possiede prove sufficienti (anche se non definitive) per sospettarla di colpevolezza. In tal caso, quando la tipologia del delitto lo richiede, il sospetto entra in prigione e condivide lo spazio con altri carcerati già condannati. «Non si tratta di una situazione ideale, ma è vero che molte volte nelle camerate convivono prigionieri con diverse caratteristiche. Bisognerebbe raggruppare i prigionieri in base al tipo di delitto commesso,  ma a volte non è possibile», sostiene un agente del Servizio Penitenziario Federale. Al personale delle forze di sicurezza in Argentina non è permesso parlare con i mezzi d’informazione, salvo dietro autorizzazione espressa da parte delle autorità.

L’agente dichiara: «Sappiamo quali sono i problemi che possono avere i carcerati tra loro. Perciò, per esempio, cerchiamo di non mescolare un ladro e un narcotrafficante, perché non convivono bene. Il narcotrafficante può stare con pedofili o con altri narco, ma il ladro di solito è più violento e finisce per litigare con altri».

La questione della convivenza è d’importanza fondamentale. Esistono due ambienti per i detenuti. Le celle, che ospitano due o quattro persone, e le camerate, che contengono un massimo di 80 carcerati. Queste ultime sono ambienti enormi con letti a castello lungo i lati, in cui i detenuti trascorrono gran parte della giornata. In tali condizioni, risulta molto difficile che una persona possa andare d’accordo con tante altre, per cui di norma un individuo che entra in carcere stabilisce subito rapporti di amicizia e di scontro. Quelli che fanno parte del suo gruppo li chiama ‘rancho’ e si difendono dagli attacchi e dai furti dei ‘ranchos’ nemici.

Nei primi giorni l’individuo accede a una camerata d’ingresso. Poi, per definire il proprio alloggio, un’assemblea formata da autorità del carcere, medici e psicologi valuta la personalità del nuovo arrivato, i suoi precedenti, le sue capacità e la cultura”, racconta l’agente, chiarendo che, di norma, gli stranieri sono raggruppati in una stessa camerata.

Tutti i detenuti hanno diritto a essere inseriti in un programma di reinserimento sociale educativo o lavorativo. Il carcerato deve fare domanda ufficiale e rispettare quanto previsto dalla Legge di Esecuzione Penale, che stabilisce certe norme. Una di esse sancisce che il detenuto porti a termine i suoi studi nel caso in cui non l’abbia ancora fatto, e gli concede una riduzione della condanna per ogni diploma ottenuto. In tal senso, il Centro Universitario Devoto (CUD) svolge un ruolo fondamentale. Si tratta di un’estensione dell’Università di Buenos Aires all’interno dell’unica prigione sita nella città di Buenos Aires, nel quartiere di Villa Devoto. Qui il detenuto ha la possibilità di seguire un corso universitario e ha accesso a una biblioteca e a computer collegati in internet. Se nel CUD non ci sono una materia o un corso di studi particolari, il detenuto può chiedere di studiare all’esterno. In tali casi, un agente lo accompagna fino all’aula, ma non può entrare con lui. Non esiste neppure l’obbligo delle manette, giacché l’idea è che possa seguire i corsi come un semplice alunno, senza essere marchiato.

I carcerati hanno anche la possibilità di lavorare; a tal fine devono presentare una richiesta in cui spiegano quali sono le loro capacità e le loro inclinazioni. Il Servizio Penitenziario Federale prevede diversi laboratori, in cui si realizzano borse, mobili o mattoni. “Accade come nel mercato del lavoro tradizionale: se c’è bisogno di mano d’opera vengono inseriti, altrimenti devono aspettare”, dice l’agente. Per il loro lavoro, i detenuti ricevono un salario proveniente dalle casse del Ministero della Giustizia e hanno persino un sindacato, creato nel luglio 2012, il quale sorveglia che vengano rispettati i loro diritti come lavoratori.  Questo ha suscitato un certo subbuglio nell’opinione pubblica, che lo considera un beneficio esagerato. Ogni carcerato costa allo Stato 29.799 pesos argentini al mese, una somma che comprende un salario medio di 4.000 pesos mensili per chi lavora. Intanto, la pensione minima di un cittadino che non ha debiti con la Giustizia supera appena i 3.200 pesos. I detenuti, inoltre, godono di un diritto che è negato allo stesso organismo preposto alla loro custodia: né il Servizio Penitenziario Federale né altre forze di sicurezza possono infatti organizzarsi in un sindacato.

L’agente intervistato da L’Indro sostiene: “Per la maggior parte scelgono di studiare perché ogni tre mesi hanno una valutazione che stabilisce un punteggio per condotta e per concetto. La prima osserva la loro convivenza con gli altri”. Il concetto, invece, è legato al rispetto delle norme stabilite dalla legge e dal Servizio Penitenziario. “Se mantieni una buona condotta e un buon concetto ottieni più benefici, come uscite temporanee”, precisa il funzionario.  “L’intenzione è buona, ma il sistema può essere arbitrario. A ogni modo, il detenuto può fare ricorso in caso di punteggio basso e perfino rivolgersi alla Giustizia”.

I prigionieri che hanno scontato la maggior parte della loro condanna e hanno un buon punteggio generale passano a un regime più aperto, affinché il reinserimento nella società sia graduale. A tale scopo esistono le ‘case di pre-uscita’ che sono, letteralmente, case situate nel medesimo perimetro penitenziario in cui i carcerati gestiscono le proprie risorse e sono meno controllati. Possono spostarsi senza la presenza di una guardia. Da questo punto in poi, la libertà è solo a un passo. Se sono recidivi nel delitto, il processo inizia nuovamente, questa volta, con maggiori ostacoli da superare per ottenere i benefici.

 

Traduzione di Marco Barberi

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->