mercoledì, Ottobre 27

Il precario equilibrio dell’Europa field_506ffb1d3dbe2

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L’Europa è circondata da instabilità e minacce come gran parte del globo. A quanto pare, a parte gli studi e le riflessioni di think tank specializzati, o di qualche politico particolarmente attrezzato, a questo tema non sono molti a prestarci la dovuta attenzione.

Dopo la caduta del muro di Berlino, le istituzioni occidentali, dall’Ue alla Nato, si sono rapidamente allargate. Questo processo ha ricompreso i vecchi stati satelliti dell’Unione Sovietica, arrestandosi solo ai margini della vecchia grande superpotenza. Si è trattato senza dubbio di un processo difficile e tortuoso che ha cambiato la storia del nostro continente.

A sud, l’allargamento ai Balcani, tutt’ora in corso, ha contribuito potentemente a disinnescare una delle più importanti polveriere della storia, riassorbendo le terre che avevano fatto parte dell’impero romano, ma fermandosi anche questa volta ai confini della Turchia dove in questo momento sono in corso fermenti molto importanti. L’ottimismo prevalente faceva sperare che anche gli stati ex-sovietici, Russia inclusa, e la Turchia, sarebbero entrati sotto qualche forma nel nuovo grande spazio eurocentrico. Invece questo processo è come noto ancora molto difficile. Anche gli stati della sponda sud del Mediterraneo, con varie formule di collegamento all’Ue e alla Nato, avrebbero dovuto partecipare a questo spazio, accettandone le regole e il destino comune.

Un grande disegno molto ambizioso, sul quale-come ha scritto su ‘Affari Internazionali’ l’analista geo-strategico Stefano Silvestri: «però l’Europa ha investito poco o niente, sia sul piano politico che su quello economico. La sottovalutazione sistematica dei problemi e delle priorità della Russia ha spinto questo Paese su posizioni più revansciste che cooperative, mentre la modestia degli impegni economici verso sud e la crescente chiusura politica nei confronti della Turchia, pur ansiosa di entrare a far parte della famiglia europea, hanno potentemente contribuito ai fallimenti a ripetizione della politica europea verso il Mediterraneo, sino al colpo finale inferto dalle “primavere” arabe. Oggi la Russia ricatta pesantemente l’Ucraina e l’Europa, tiene sotto scacco la filo-occidentale Georgia, rompe i negoziati con la Nato sui sistemi antimissili e dispiega missili a corto-medio raggio Iskander (a testata sia convenzionale che nucleare) nel suo distretto occidentale, compresa, a quel che pare, l’enclave di Kaliningrad».

In pratica abbiamo una situazione molto delicata che dovrebbe essere costantemente monitorata e valutata da chi ne avrebbe le possibilità e i compiti di direzione e di analisi geo-strategica. La Turchia, invece, che ospita uno dei radar essenziali per il funzionamento della difesa aerea e antimissilistica europea, potrebbe acquistare sistemi antimissili cinesi, incompatibili con quelli occidentali sia sul piano dei sistemi radar che del comando e controllo. Si tratterebbe senza dubbio di bel problema da risolvere. Il governo di Ankara andrebbe ad accrescere la sua distanza dagli alleati occidentali con posizioni di tipo nazionalista o ideologiche su Israele, sulla Siria e sui mutamenti in corso nel mondo arabo. Un bel grattacapo per chi volesse soffermarsi a riflettere.

In Africa, come noto, aumenta notevolmente la presenza di altre potenze (Cina, India, Brasile)  oltre agli Usa e alla Russia. Si nota anche l’espandersi di una fascia di instabilità, criminalità e terrorismo, un tempo confinata alla sola Somalia. Questa situazione di instabilità viene estesa ora da est ad ovest a tutta la larga fascia sahariana. Un geografia molto instabile e pericolosa.

L’irrisolta crisi libica, le guerre legate agli interessi minerari (petrolio, diamanti, materie prime in genere) accrescono la conflittualità e alimentano il flusso dei profughi e dei migranti verso l’Europa. In Italia, questa situazione, ha risvolti a volte drammatici che vengono portati all’attenzione dell’opinione pubblica solo in casi di stragi umanitarie.

Vi sono anche grandi mutamenti strategici globali, con la  crescita della potenza cinese, anch’essa apparentemente orientata in senso fortemente nazionalista. Un processo complesso e articolato che viaggia in parallelo al crescente orientamento della strategia americana verso il Pacifico.

Possiamo dire allora, che appare strano. che gli europei non sembrino dedicare una seria attenzione ai problemi della difesa e della sicurezza internazionale in una fase come questa.  Come ha scritto recentemente Michele Nones, Direttore dell’Area Sicurezza di IAI: «Quello che manca è soprattutto la consapevolezza che il motore dell’integrazione europea nella difesa non può essere solamente migliorato e reso più efficiente con nuove regole e nuovi impegni operativi e politici. Ha anche bisogno di nuovo carburante per poter funzionare. Questo significa investire nei programmi europei della difesa. L’Europa ha intaccato in questi ultimi anni il suo patrimonio tecnologico e industriale. Se non ricomincia a ricostituirlo, rischia di perderlo definitivamente».

Malgrado numerosi esercizi sia in sede Nato (l’elaborazione di “nuovi” concetti strategici) che nazionale (Libri Bianchi e altri documenti più o meno analoghi), non si è aperto un grande e concreto dibattito. Questo dato si esprime nella mancanza di direzione strategica della politica estera, di sicurezza e di difesa dell’Ue, che pure era al centro dell’ultima revisione dei Trattati varata a Lisbona.  Del resto anche analizzando i risultati del Consiglio europeo di dicembre sulla difesa non si può manifestare soddisfazione.

Il progressivo declino delle capacità militari europee e l’aggravarsi dello scenario globale, in particolare nelle regioni attorno all’Ue rendono, invece, la questione urgente e necessaria. Se l’Europa continuerà a nascondersi all’evidenza, nessuna politica di sicurezza e difesa comune sarà realmente possibile e il quadro strategico europeo continuerà ad essere incerto. Invece la costruzione dell’Europa della difesa è uno dei traguardi più ambiziosi dell’integrazione. Un cammino pieno di ostacoli, ma decisivo e non rinviabile.

 

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