mercoledì, Maggio 12

Il potere delle agenzie di rating

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L’ondata di fusioni aziendali conseguente alla deregolamentazione portata avanti dalle amministrazioni Bush jr. e Clinton ha prodotto una miriade di risultati dirompenti, favorendo, tra le altre cose, la formazione del cartello finanziario costituito dalle banche di investimento Goldman Sachs, Merrill Lynch, Bear Stearns, Morgan Stanley e Lehman Brothers, dai conglomerati finanziari Bank of America, Citigroup, Wells Fargo e Jp Morgan Chase, dalle compagnie semi-pubbliche che si occupano di mutui Fannie Mae e Freddie Mac, dalle società assicurative American International Group (Aig), Municipal Bond Insurance Association (Mbia) e American Municipal Bond Assurance Corporation (Ambac) e dalle agenzie di rating Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch. Tale oligopolio ha largamente beneficiato della linea operativa seguita della Federal Reserve, che in seguito agli attacchi dell’11 settembre 2001 abbassò il tasso di interesse all’1% e mantenendolo tale per un lungo lasso di tempo.

Per ben 31 mesi consecutivi il tasso di interesse a breve termine epurato dell’inflazione rimase negativo, consentendo alle banche di rifornirsi di fiumi di denaro a costo irrisorio e creando in questo modo le condizioni affinché gli istituti di credito – che tendono sempre ad esasperare le fluttuazioni cicliche concedendo eccessivi finanziamenti durante le fasi espansive e chiudendo i rubinetti del credito nei periodi di crisi – allentassero i cordoni della borsa, erogando prestiti a qualsiasi genere di richiedente.

Si è venuta così a creare una sostanziale saldatura tra banche, conglomerati finanziari, colossi assicurativi e agenzie di rating meglio nota come ‘cartolarizzazione’, un particolare sistema di interconnessione destinato a generare micidiali ricadute sul sistema economico e finanziario statunitense. In passato, gli istituti di credito si erano limitati ad erogare mutui con parsimonia, prodigandosi per individuare i contraenti in grado di esibire solide credenziali e quindi di estinguere progressivamente il proprio debito versando indietro la cifra prestata, accresciuta da una percentuale di interesse, in un arco temporale prestabilito.

Con l’entrata in vigore della cartolarizzazione, il vincolo di bilateralità tra erogatore e contraente è andato in frantumi, aprendo una voragine in cui sono andate ad inserirsi le grandi banche d’investimento, che hanno ottenuto la possibilità di acquistare i mutui di qualsiasi genere (ovvero prestiti concessi per coprire rate universitarie, per acquistare automobili, ecc.)  erogati dalle banche e dalle compagnie semi-pubbliche per scomporli in mille pezzi e ri-assemblarli tra di loro, originando i cosiddetti ‘titoli salsiccia’ meglio noti come Collateralized Debt Obligation (Cdo), i più comuni strumenti derivati che invasero rapidamente il mercato finanziario. Secondo il celebre economista Hyman Minsky: «la cartolarizzazione getta luce sulla natura del denaro: il denaro è uno strumento finanziario (un debito) che si sviluppa dal finanziamento di attività e posizioni costituite da attivi e diventa generalmente accettato in una comunità economica quale mezzo di pagamento per beni e servizi, e quale strumento con cui i debiti sono ripagati […]. La cartolarizzazione implica che non c’è limite nel creare crediti, perché non comporta un ricorso al capitale della banca, e perché i crediti non assorbono le riserve di una banca».

In base a questo sistema, le rate versate dai contraenti dei mutui sono state girate agli acquirenti di questi Cdo, la cui solidità era stata assicurata dalle agenzie di rating, cui le banche d’investimento si erano preliminarmente rivolte affinché certificassero, dietro congrua retribuzione, la validità dei loro prodotti. Le agenzie di rating affibbiarono la ‘tripla A’ o giudizi altrettanto favorevoli a molti di questi complessi prodotti finanziari per renderli appetibili anche ai fondi pensione, che possono investire soltanto in azioni che godono di un elevato grado di giudizio. Siccome il meccanismo che soggiace a questo prodotto finanziario assicura grandi profitti a rischio contenuto, gli istituti di credito si preoccuparono solo ed esclusivamente di far lievitare il volume dei mutui – che quadruplicò nell’arco del triennio 2000-2003 – cosicché le banche d’investimento potessero confezionarli insieme ad altri titoli di debito in un numero esponenzialmente maggiore di Cdo – furono addirittura creati Cdo ‘al quadrato’, risultanti dall’assemblaggio di svariati Cdo ‘semplici’. Le banche d’affari, al contrario, offrirono alle compagnie specializzate in questo campo, come Freddie Mac e Fannie Mae, incentivi finalizzati a stimolare l’erogazione dei mutui subprime (cioè concessi a contraenti incapaci di esibire solide garanzie) poiché questi, una volta cartolarizzati assieme ad altri titoli di debito, avrebbero garantito un margine di interesse assai rilevante ed assicurato quindi guadagni proporzionalmente maggiori.

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