martedì, Settembre 21

Il potere del cuore, tra ideale e idolatria Dal Medio Oriente, con Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terrasanta, all’Europa, con Joseph H.H. Weiler, Presidente IUE

0

Meeting-Rimini-2014_ingresso


Rimini
– «Che cosa cercate?» E’ la domanda che Papa Francesco ha posto, nel messaggio letto durante la Messa d’apertura, ai partecipanti  alla trentacinquesima edizione delMeeting di Rimini’ di Comunione e Liberazione, il Festival estivo di cultura, arte e spettacolo più frequentato del mondo.

«Vediamo tutto il dramma presente», ha dichiarato Emilia Guarnieri, Presidente della Fondazione Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, organizzatrice del Meeting  -un dramma che proprio Papa Francesco pochi giorni fa ha definito come una sorta di «terza Guerra Mondiale diffusa»-,  ma, vediamo anche, ha proseguito la Presidente, «un’irriducibile domanda di bene dell’uomo. Vogliamo attraversare tutto: non girare la faccia da un’altra parte, né lanciare slogan consolatori. In questo Meeting interverranno testimoni di diverse situazioni di guerra; parleremo di Medio Oriente, Siria, Iraq. Attraverseremo tutto con un’ipotesi: c’è un punto che può sostenere l’uomo in mezzo ai drammi e alle contraddizioni. È quello che abbiamo chiamato ‘il potere del cuore». E a parlare de ‘Il potere del cuore. Ricercatori di verità’ è arrivato a Rimini il Custode di Terra Santa, Fra Pierbattista Pizzaballa, che ha riempito l’Auditorium della Fiera. Co-relatori dell’incontro, Emilia Guarnieri e Monica Maggioni, Direttore di ‘RaiNews24’.

Meeting-Rimini2014-PizzaballaNel «Medio Oriente di oggi», messo «a ferro e a fuoco, in radicale e drammatica trasformazione, cosa potrà mai fare il cuore?», si è chiesto Fra Pizzaballa. «C’è bisogno di ben altro che qualche parola buona o di buoni sentimenti, verrebbe da pensare. Credo, invece, sia un errore limitarsi a una professionale analisi politica, sociale e storica di quanto sta avvenendo, senza uno sguardo religioso, redento, che aiuti a leggere e interpretare gli eventi senza tuttavia lasciarsene travolgere. Occorrono esperti per comprendere i cambiamenti politici, economici e sociali, ma c’è bisogno soprattutto di uno sguardo verso l’alto che liberi da paure e complessi».

Quella di Fra Pizzaballa è un’analisi a tutto tondo. «Non sono un buonista incantato. Non nego i problemi drammatici, i tradimenti e le crudeltà che interrogano la coscienza di tutti, interpellano in particolare il mondo islamico e ci chiedono di essere fermi e chiari nel chiedere loro una posizione altrettanto ferma e chiara contro tutto ciò. Ma credo che non basti fermarsi a questo. È necessario avere sempre chiara una prospettiva, la ricostruzione, la vita. Non basta denunciare, bisogna indicare una via, la strada. Il male che sta di fronte a noi ci interpella come cristiani e ci chiede di esserlo ancora di più e fino in fondo. È proprio in queste circostanze che siamo chiamati a vivere la nostra vocazione cristiana in maniera completa, senza fughe e senza paure. Il male non deve spaventare un cristiano».

Alla domanda di un giornalista su come si può ricostruire, o meglio ripartire dalla speranza in Terra Santa, Fra Pizzaballa ha risposto che «bisogna ricominciare sempre dai piccoli, dalla realtà del territorio. Bisogna, innanzitutto, fare in modo che questa violenza finisca, sia ben chiaro. Bisogna dare una prospettiva, questa è l’azione fondamentale. Prospettiva che si dà con lo sviluppo, anche economico, sociale, nella formazione e nell’educazione. Bisogna formare ed educare alla pace, non basta fare slogan».

Bisogna agire «nel quotidiano e nelle scuole, bisogna parlare di pace», da Israele all’Iraq a tutto il resto del Medio Oriente. Monica Maggioni, non usa mezzi termini, «io credo che la questione religiosa sia il pezzo marginale di questa faccenda. Dietro ci sono le economie, a chi interessa, chi ci sta lavorando sopra e chi per anni ha alimentato per i terroristi di ogni genere e tipo, e oggi fa finta di dire ‘che cosa sta succedendo?’. Mettiamoci a studiare e cercare di capire un pò di più e andare al centro della complessità, questa è una storia complessa, non si interpreta con schemi semplici. Non è una questione religiosa, la religione è l’ultima faccia di una questione molto più complessa. E’ chiaro che questo gruppo (Isis) usa la narrativa religiosa, e viene utilizzata da tutti per cercare di capire cosa fanno. A me interessa di più capire chi gli dà le armi, chi gli dà il denaro e chi ha interesse a far sì che il Medio Oriente sia un’area di instabilità persistente, invece che un’area di sviluppo, di crescita e un luogo dove è bello vivere».

Meeting-Joseph-H-H-WeilerJoseph H.H. Weiler, Presidente dell’Istituto Universitario Europeo, traccia una sottile linea di demarcazione tra ideale e idolatria. Questa volta però lo scenario è ‘casa nostra’, l’Europa. Weiler, durante la conferenza ‘Europa: ideale o idolatria?’, ha evidenziato come i principali ideali su cui si fonda l’Ue, sono la pace, la prosperità e l’accoglienza dell’altro. Questi valori sono, però, soggetti al rischio d’essere idolatrati, per cui la pace può diventare una convenzione basata sull’utilità, senza spirito di autentico perdono; la prosperità può trasformarsi in una ricchezza vissuta senza solidarietà e l’accoglienza in un’assimilazione che non lascia spazio all’identità culturale dell’altro.
Significativa al proposito la citazione di uno dei padri fondatori della Comunità europea, Jean Monnet: «non facciamo coalizioni di Stati, ma unità di persone».
Una conversazione tra Weiler e Andrea Simoncini, docente di Diritto costituzionale all’Università di Firenze. Come base di partenza l’intervento del Presidente di Comunione e Liberazione, Julián Carrón, ‘Europa 2014. È possibile un nuovo inizio?’, scritto in occasione delle ultime elezioni europee.

Un’altra forma d’idolatria consiste, secondo Weiler, nel «mettere l’accento sui diritti umani, dimenticando di interiorizzare anche i doveri a essi corrispondenti», in quanto l’emanazione di nuovi diritti costituisce pur sempre un limite ulteriore alla libertà degli altri. Guardando soltanto alle proprie pretese e tralasciando i bisogni del prossimo, anche il valore della persona umana rischia di ripiegarsi in una forma di autoreferenzialità idolatrica.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->