giovedì, Aprile 22

Il posto di Stalin nella Russia di Putin

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Con Josef Stalin alla guida, l’Unione Sovietica fu trasformata da un luogo rurale isolato, sconfitto e sull’orlo del baratro in una superpotenza in grado di combattere l’Occidente per il dominio mondiale.

Tuttavia nel perseguire il progresso nazionale, Stalin ebbe scarso riguardo per la vita umana. Nel corso della sua dittatura, infatti, impose politiche che causarono la morte di milioni di cittadini sovietici per mezzo di carestie, esecuzioni, torture e lavoro forzato.

Sotto il regime di Stalin l’Armata rossa ebbe un ruolo di primo piano nella vittoria delle forze alleate sulla Germania nazista, nonostante egli avesse ordinato l’arresto e l’esecuzione di milioni di ufficiali militari negli anni antecedenti la Seconda Guerra mondiale.

Negli ultimi sessant’anni dalla sua morte, la giustapposizione di grandezza nazionale e sofferenza umana ha fatto piombare l’eredità di Stalin nella controversia. Se nelle nazioni occidentali è generalmente considerato come uno dei tiranni più spietati del 20º secolo, la sua reputazione è molto meno definita nell’ex Unione Sovietica.

Nonostante gli aspetti davvero macabri del regime staliniano, la percentuale di russi che oggi considerano il suo ruolo nella storia della propria Nazione come complessivamente positivo è più che raddoppiato dal crollo dell’Unione Sovietica.

Nel corso degli anni il Levada Center, organizzazione di ricerca indipendente con sede a Mosca, ha condotto molti sondaggi d’opinione riguardo i leader del passato. Di particolare interesse è stata la domanda posta ai cittadini russi: “Come valuterebbe il ruolo di Stalin nella storia/vita del suo paese?”

Un sondaggio effettuato agli albori del periodo post-sovietico, nel 1994, ha rivelato che appena il 27% dei russi considerava il ruolo di Stalin come complessivamente positivo, secondo lo “Stalin Puzzle”, una relazione compilata a cura del Carnegie Endowment for International Peace.

Vent’anni più tardi la percentuale è salita considerevolmente al 52%, ha segnalato alla fine di gennaio il Levada Center. Attualmente soltanto il 30 % dei Russi considera il ruolo di Stalin come complessivamente negativo.

Comprendere la popolarità ininterrotta di Stalin

Il Dr. Sergey Radchenko, Professore di politica internazionale presso l’Università Aberystwyth, in un’intervista rilasciata a “L’Indro”, ha affermato che la relativa popolarità di Stalin si basa su tre elementi: la nostalgia, le carenze derivate dalla destalinizzazione e il desiderio di grandezza.

Innanzitutto, i Russi percepiscono gli anni staliniani attraverso il prisma dell’esperienze fatte nella tarda era Sovietica, caratterizzata da stabilità, prevedibilità, sicurezza del posto di lavoro, una buona istruzione e assistenza medica,” ha aggiunto Radchenko, esperto di storia sovietica. “In realtà molte di queste cose sono arrivate soltanto dopo Stalin ma la nostalgia originata dai ricordi è proiettata su Stalin, che è visto come il simbolo dell’intero progetto sovietico.”

Al crollo dell’Unione Sovietica fece seguito un periodo di grande instabilità, segnato dalla crisi economica e da tassi di criminalità elevati che, a paragone, ha posto la tarda era sovietica sotto una particolare e gradevole luce.

Il sondaggio condotto dal Levada Center, che ha mostrato la crescita della popolarità di Stalin, ha rivelato come Boris Yeltsin, leader della Russia per la maggior parte del primo decennio post-sovietico, non sia ricordato con stima. Soltanto l’11 % degli intervistati ha comunicato di nutrire dei sentimenti nel complesso positivi nei suoi confronti, registrando un lieve miglioramento rispetto al 9% di coloro che avevano risposto allo stesso modo nel sondaggio effettuato nel 2000.

“Inoltre la società russa non è mai stata propriamente ‘destalinizzata’ ” ha affermato Radchenko, riferendosi al periodo della diffusione della riforma dopo la morte del leader, nel 1953. Il processo è iniziato con il rilascio di più di un milione di prigionieri dei gulag, accusati di crimini politici e condannati ufficialmente dal regime repressivo staliniano e dal culto della sua personalità.

 Quel periodo fu ricco di atti simbolici: I monumenti di Stalin vennero abbattuti e il suo corpo imbalsamato, prima deposto accanto a quello di Vladimir Lenin nell’emblematico mausoleo nella Piazza Rossa, fu rimosso e seppellito nella Necropoli del muro del Cremlino, dove si trova tuttora, insieme ad altre figure sovietiche di alto livello.

Lo “’scongelamento’ di Nikita Krusciov, dopo il 1956, ha semplicemente graffiato la superficie dello Stalinismo”. Ha dichiarato Radchenko. “ Lo scongelamento è stato arrestato agli inizi degli anni ’60 e Stalin è stato perfino riabilitato per certi versi.

Mentre la società russa esperisce una nuova narrazione della leadership sovietica, alcuni membri dell’ élite al potere sono meno entusiasti.

Maria Lipman, Presidente del Carnegie Moscow Center’s Society and Regions Program, nel 2012, ha scritto in un saggio: «Alcune persone appartenenti alla leadership sovietica guardavano con apprensione al processo di destalinizzazione di Krusciov. La condanna del leader supremo ha incoraggiato il dibattito pubblico e ha quindi messo in dubbio la legittimità di un regime costruito sul concetto dell’assoluta infallibilità dello Stato Comunista».

Allo stesso modo, secondo Radchenko, la nuova narrazione non è stata né totalmente accolta né respinta dalla società nel suo complesso. «La società sovietica/russa non ha mai assistito al tipo di dibattito interno sullo Stalinismo come quello osservato dalla Germania del post-1945,» ha scritto Radchenko sul periodo post-staliniano.«Persino nell’epoca della destalinizzazione c’erano opinioni discordanti su Stalin all’interno della società sovietica. Alcuni ne parlavano male, altri parlavano male di Krusciov per avere attaccato Stalin. La destalinizzazione è stata frenata. Stalin è stato rimosso dal Mausoleo ma ha continuato a gettare un’ombra sulla vita politica sovietica.»

 Il terzo elemento, secondo Radchenko, il desiderio di grandezza, è particolarmente pertinente nella Russia odierna, in quanto le tensioni diplomatiche raggiungono livelli ineguagliabili dall’era della Guerra Fredda e le sanzioni occidentali svolgono un ruolo attivo nello spingere l’economia russa in una vera e propria recessione.

Dal punto di vista psicologico, quando un paese è debole, i cittadini poveri e amareggiati e quando il futuro è cupo e incerto, la gente guarda alla gloria passata, a quando la Russia, almeno nell’immaginario collettivo, era veramente grande e rispettata a livello internazionale, quando aveva liberato l’Europa dal fascismo,” ha spiegato Radchenko. “Sappiamo che questa ‘grandezza’ è stata raggiunta con enormi sacrifici ma il lato oscuro, sinistro dello Stalinismo non è rimasto un elemento permanente della memoria collettiva.

Una recente ripresa

 Alla fine dell’era sovietica, la stragrande maggioranza dei russi pensava che l’eredità di Stalin infine sarebbe stata irrilevante.

Adesso, tuttavia, «il nome di Josef Stalin continua a riecheggiare nello spazio post-sovietico,» ha scritto il direttore del Levada Center, Lev Gudkov, in un saggio: L’archetipo del leader: analisi di un simbolo totalitario.

«Non ci si aspettava questo quando l’Unione sovietica si è dissolta. Nel 1989, soltanto il 12 % dei Russi intervistati considerava Stalin una delle persone o figure socio-culturali più importanti aventi un’influenza più significativa nella storia mondiale. Stalin si situava all’11º posto di una lista contenente più di 100 diverse figure storiche» ha scritto Gudkov. «Eppure, 23 anni dopo, per la prima volta, si è posizionato al primo posto.»

Fumo, specchi e volumi di storia popolare.

La fine degli anni 80’ e gli anni 90’ portarono una nuova ondata di trasparenza storica. Furono pubblicati libri che incriminavano l’era staliniana. Gli sforzi di movimenti come la famosa organizzazione dei diritti umani Memorial, per denunciare gli orrori dei primi anni dell’epoca sovietica, fiorirono. Nel frattempo la gente comune non teneva più per se i traumi personali e familiari. “Negli anni 90’ molte vittime delle epurazioni staliniane, o le loro famiglie, fecero sentire la propria voce e spesso chiesero di essere risarciti dallo stato,” ha affermato Radchenko, ma “ questi sentimenti si sono attenuati.”

Secondo Radchenko, questi cambiamenti non sono stati imposti alla società russa dai vertici ma piuttosto risultano dall’attuale mancanza di trasparenza, insieme all’improvvisa onnipresenza di grossolani volumi di storia popolare.

Non sono d’accordo con la nozione che lo Stato sia attivamente impegnato in una re-stalinizzazione,” ha dichiarato Radchenko. “Ritengo che ciò sia accaduto automaticamente a causa della persistente segretezza, in particolare degli archivi dell’ FSB, e della proliferazione di libri scritti da pseudostorici che hanno edulcorato gli aspetti negativi del regime staliniano. Questa specie di letteratura popolare, ampiamente disponibile in ogni libreria in Russia, ha lasciato poco spazio agli storici seri che sono poco finanziati e pubblicati e non possono, di conseguenza, contrastare la retorica neo-staliniana. Questa situazione conviene a Putin ma non ritengo che stia attivamente cercando di discolpare lo Stalinismo.

Lipman ha indicato in un saggio che se i funzionari russi tendono a parlare con disapprovazione di Stalin, nelle rare occasioni in cui si prenda l’argomento in pubblico, le critiche nei suoi confronti rimangono limitate. « Anche se occasionalmente i leader russi condannano Stalin e i suoi crimini, fanno in modo che la retorica ufficiale di condanna non si spinga troppo oltre.» Ha scritto.

Nell’agosto 2014, due anni dopo la pubblicazione del saggio di Lipman, Putin ha affermato, rivolgendosi al National Youth Forum che mentre Stalin dovrebbe essere riconosciuto come tiranno, i suoi successi non sono pregiudicati da questo fatto.

«In risposta alle critiche del periodo sovietico, c’è stato un tempo in cui l’economia cresceva molto velocemente e il paese si rafforzava rapidamente. A prescindere da ciò che si possa dire sul numero di vittime della Seconda Guerra mondiale o della Grande Guerra nazionale, alla fine abbiamo vintoHa dichiarato il Presidente parlando agli studenti universitari e ai giovani insegnanti provenienti da tutto il paese.

E’ possibile criticare I comandanti e Stalin come si desidera ma chi può affermare con certezza che un approccio differente ci avrebbe permesso di vincere? “Nessuno nega che Stalin fosse un tiranno e che ci fossero dei campi di lavoro forzato e il culto della personalità, ma dobbiamo guardare alla questione da diverse angolazioni.”

Nel suo saggio Lipman ha scritto che la Russia di Putin si basa sul tradizionale modello sovietico: “Il potere dello Stato è centralizzato e incontestato, con forze di sicurezza interna che svolgono il ruolo di strumento di controllo. Implicito in questo ordine politico è il principio che la gente rimanga impotente nei confronti dello stato onnipotente.”

Ha scritto, inoltre, che nella Russia moderna, Stalin è identificato con lo Stato alla sua massima potenza. “Con la Russia non più superpotenza, Stalin è un’ utile ‘compensazione’ per una Nazione che soffre a causa della perdita del suo status a livello globale. La sua immagine di conquistatore della Germania nazista e di leader della superpotenza sovietica, alla pari degli Stati Uniti durante la Guerra fredda, aiuta la Russia a riprendersi dall’umiliazione subita nel periodo seguente il crollo dell’impero comunista.”

 Stalin può godere di una relativa “ripresa” nell’opinione pubblica odierna ma le sofferenze umane del suo regime non sono state dimenticate. Recentemente, i cittadini hanno donato 1,5 milioni di rubli per una campagna di crowd funding per affiggere delle placche sulle case della città, dedicate alle vittime dell’epurazione staliniana che un tempo le abitavano. Ciò dimostra quanto l’eredità del leader sovietico rimanga una questione complicata.

 

Traduzione di Emanuela Turano Campello

 

 

 

 

 

 

 

 

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