lunedì, Giugno 21

Il popolo salverà le sue banche E' giunto il momento di prendere il toro per le corna

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E’ il ritorno di una Politica Economica forte? “E’ il ritorno della Prima Repubblica. Si presenta l’occasione di recuperare terreno nei confronti dei nostri competitor francesi, tedeschi e spagnoli, che hanno saputo tenere ben stretti in mani pubbliche la maggioranza degli attivi bancari“.

In Europa hanno usato la mano pubblica senza problemi. “Mah, il dato vero è che si deve sciogliere ancora una contraddizione. Il piano mi sembra efficace, ma non si capisce perché la Cdp, che ha ormai una natura privatistica, debba fermarsi al 49% e non possa avere la piena agibilità di un fondo sovrano, mentre ai protagonisti dell’operazione, Unicredit e Intesa, sempre più sotto il controllo di fondi sovrani di altri paesi venga lasciato il campo libero“.

Un ‘no pasaran’ per niente sgradito a Genova, poiché fornirebbe un’ottima scusa per respingere l’offerta del fondo newyorkese, che non ha mai convinto i coriacei azionisti di riferimento attuali, con buona pace del cinquantenne banchiere napoletano Andrea Moneta, ufficialmente sostenitore del premier Matteo Renzi alla Leopolda, accreditato come l’uomo dietro l’operazione Carige. Il pacchetto di sofferenze nella pancia dell’istituto genovese, ci rivela una fonte riservata di un altro grande fondo internazionale, “è tra i più appetibili sul mercato, subito dopo quelle di Creval, poiché ha quasi l’80% dei crediti assistiti da garanzie reali“, che con tutta evidenza li rendono più spendibili sul mercato delle cartolarizzazioni, grazie anche all’ulteriore garanzia statale, la famosa Gacs, che il Senato ha appena votato con la fiducia. Acquistare questo pacchetto da circa 3 miliardi a meno del 20% del suo valore di iscrizione a bilancio e poterlo facilmente rivendere al 30%, consentirebbe di realizzare un ricavo tale da coprire la quasi totalità del successivo aumento di capitale, necessario a bilanciare la quota non coperta da accontonamenti (circa il 40%), regalando automaticamente, in assenza di altri sottoscrittori, anche la maggioranza della banca. Uno schema collaudato, che a febbraio 2015 aveva tentato di adottare anche il fondo Anacap con Banca Etruria, commissariata giusto in tempo per bloccare la scalata. Sul tavolo, riferiscono le cronache finanziarie di quei giorni, erano pronti soldi sufficienti a rilevare le sofferenze dell’istituto aretino ad un valore vicino al 30% della posta iscritta in bilancio. Molto curiosa rimane la circostanza per la quale, una parte di quelle stesse sofferenze siano passate a un fondo italiano, quattro giorni prima della risoluzione del 22 novembre, a meno del 15%. Una tale asimmetria informativa deve aver convinto il Governo a studiare la soluzione di sistema trapelata in questi giorni. Il mercato dei crediti deteriorati sta decollando rapidamente.

Screenshot 2016-04-04 12.06.21Secondo l’ultimo rapporto di PriceWaterhouseCoopers sui ‘not performing loans’ (i cosiddetti Npl), nel 2014 sono stati ceduti 8 miliardi di sofferenze, nel 2015 si è saliti a 12 miliardi e nel 2016 si prevedono cessioni per 20 miliardi. Con i requisti di patrimonializzazione sempre più stringenti imposti da Francoforte negli ultimi anni, gli istituti meno performanti hanno resistito il più possibile, prima chiudendo i rubinetti del credito, poi avviando ristrutturazioni dolorose, per scoprirsi infine, con l’alleggerimento necessario a riprendere l’attività di credito, improvvisamente vulnerabili e scalabili. Le aggregazioni però sono partite a fatica, con il matrimonio stentato tra Bper e Banco Popolare, mentre Mps per ora rimane al palo. Sulla partita del credito rischiamo la desertificazione, se volgiamo che il territorio possa continuare a prosperare, non ce lo possiamo permettere.

 

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