mercoledì, Aprile 14

Il ponte che non c'è e quello rotto nel PD

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Fateci caso, appena la loro proposta politica comincia ad ammosciarsi, i grandi leader italiani vogliono costruire un Ponte sullo Stretto di Messina. Una vera ossessione dimensionale. Eppure, quel manufatto a campata unica, che si proietta così fiero nello spazio, incurante della gravità, sinceramente ricorda più Rocco Siffredi che i padri della patria. Nella città che da il nome allo Stretto ci sono nato e, fino all’età diciotto anni, vissuto, ancora oggi collaboro con una testata regionale, dunque conosco piuttosto bene il luogo. Vorrei spiegare perché quella protuberanza è una follia, sebbene gli epigoni del pornodivo abruzzese siano sicuri dei fatti loro e non ascoltano nessuno. L’estensione la vogliono, bella vistosa, che rimanga a futura memoria e ricordi ai posteri la loro vera essenza.

Dunque, lo sanno tutti, da quelle parti i terremoti sono frequenti, ogni tanto qualcuno fa il botto. Inutile ricordare quello del 1908, quasi centomila morti. Forse si ricorda meno quello di un secolo prima, nel 1783, morti stimati fra i trenta e i cinquantamila. Senza contare la distruzione di case e monumenti straordinari che ponevano Messina tra le più belle città d’Italia, luogo natale di Filippo Juvarra, celebre architetto barocco cui Torino e Madrid devono molto.
Quindi, forse non il luogo ideale per sospendere un ponte, considerato pure che le due Regioni collegabili avrebbero da sistemare cose molto più elementari, prima di soddisfare le fantasie dei vertici del Governo. Un viaggetto (che sarebbe anche nel Tempo) in Calabria e Sicilia eviterebbe ai signorotti della politica di fare i fenomeni, usando la disperazione come cavallo di Troia.

Per dire che il ponte è un errore, non serve tirare un ballo le questioni ambientali e neppure la cospicua forza del vento, che spesso tormenta quel braccio di mare, l’impedimento decisivo viene molto prima, basterebbe leggersi un poco di storia. Immaginare un ponte tra Messina e Villa San Giovanni è come progettare di lanciarsi da diecimila metri senza paracadute. Inutile persino discuterne, per le persone normali, ovviamente, che capiscono senza sforzo che certe cose prima o poi ricapitano. Certo, Matteo Renzi non rischia nulla e neppure Angelino Alfano, ancora meno l’altro grande paladino del ponte, l’uomo di Arcore, che un manufatto così imponente se lo sogna fin dall’infanzia.

Il fatto è che la politica è popolata di individui perennemente in cerca di compensazioni, come il loro progenitore Demostene, un balbuziente di successo. Si impegnò allo stremo per superare il proprio svantaggio, divenendo un grande oratore. Chi patisce per un impedimento, in genere non si accontenta di arrivare al livello zero, ma cerca di andare oltre, molto oltre, ed è qui che possono cominciare i problemi, soprattutto per gli altri, a seconda dei casi. Un panettiere, ad esempio, si impegnerà a produrre la baguette del secolo, ma se si tratta di un politico ci possono andare di mezzo gli altri, molti altri. La Storia è maestra. Ci può andare di mezzo anche il proprio partito, senza che l’ennesimo nuovo soggetto politico, la Sinistra italiana, si impegni più di tanto. La sua spallata non serve, ci pensa Matteo Renzi in persona. Purtroppo, il Presidente del Consiglio viene dalla grande scuola dei quiz televisivi, come il suo attuale competitor, Matteo Salvini, una fucina di talento politico, luogo di domandone catodiche, che inclina al nozionismo a memoria, al pulsante veloce, alla parola più rapida del pensiero, alla presunzione alimentata dal vuoto, tipica degli individui che sanno di essere piccoli e cercano di spiccare salti troppo grandi. Come quella volta (internet non perdona) che il boy scout di Rignano aggredì in diretta la povera dottoressa che stava spiegando perché i termocombustori sono pericolosi per la salute, e lui, genio poliedrico che sa di tutto un poco, levò la sua voce arrogante per contestare le affermazioni, mortificandola in diretta. Probabilmente di quell’argomento, come di molti altri, il soggetto non si intende, però alza la voce e cerca di impressionare. In questo, bisogna dirlo, ricorda molto il suo maestro col rialzino che, come diceva il grande Enzo Biagi, avrebbe fatto persino la presentatrice, qualora avesse avuto le tette.

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