giovedì, Settembre 23

Il poliziotto malmenato dagli Who

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Il 16 maggio 1969 gli Who si esibiscono al Fillmore East di New York. Lo scenario è quello che in genere accompagna i concerti della band, soprattutto nelle esibizioni statunitensi: una folla impressionante di ragazze e ragazzi che si accalca urlante sotto il palco mentre il servizio d’ordine è impegnato con molta fatica a contenere l’entusiasmo dei più agitati. Ogni tanto qualcuno riesce a passare il primo cordone di sicurezza e ad avvicinarsi pericolosamente al palco prima di essere riacciuffato e ributtato indietro di peso dagli addetti al servizio d’ordine. È un gioco pericoloso, ma sembra che i fans lo trovino divertente al punto che fa ormai parte del tradizionale scenario dei concerti degli Who.
In quel 16 maggio, però, avviene un evento imprevedibile. Nel palazzo vicino al luogo del concerto scoppia un incendio. L’assordante volume dell’amplificazione e la quasi completa insonorizzazione del locale impediscono agli spettatori chiusi nel Fillmore East di accorgersi che all’esterno c’è una situazione d’emergenza. In realtà non c’è alcun pericolo diretto perché le fiamme sono a una distanza tale da non poter minacciare direttamente, né tantomeno raggiungere il locale che ospita il concerto degli Who. I responsabili dell’ordine pubblico temono, però, che al termine dell’esibizione della band l’uscita massiccia di centinaia di persone e l’inevitabile confusione possano creare problemi ai vigili del fuoco impegnati nello spegnimento.
Dopo un breve consulto viene presa la decisione di avvertire gli spettatori del concerto di quanto sta succedendo all’esterno, spiegando che non ci sono rischi, ma invitandoli a defluire con calma e attenzione. Via radio vengono informati della decisione gli agenti in borghese all’interno del Fillmore East con la raccomandazione di evitare panico inutile. L’ordine è quello di avvertire il pubblico alla fine del concerto, chiedendo magari la collaborazione dei musicisti del gruppo per ottenere l’attenzione necessaria.
Uno dei poliziotti in servizio, però, a dispetto degli ordini ricevuti, decide di fare da solo, senza aspettare la conclusione dell’esibizione. Mentre Roger Daltrey, il cantante degli Who, sta presentando al pubblico un brano, l’agente, che è in borghese, balza sul palco e tenta di impossessarsi del microfono. Il chitarrista Pete Townshend, pensando di trovarsi di fronte a uno squilibrato sfuggito al servizio d’ordine, si lancia verso di lui  e, prima che l’uomo riesca a qualificarsi, lo colpisce con un tremendo calcio. Gli Who di quel periodo sono tipetti tosti e abituati a menar le mani. E così mentre il malcapitato cade a terra il bassista John Entwistle, prima ancora di verificare chi sia il disturbatore, gli fracassa lo strumento sulla schiena.
Vedendo il collega malmenato i poliziotti presenti nel locale si muovono velocemente verso il palco tentando di intervenire, ma non ce la fanno a oltrepassare un servizio d’ordine allenato a reggere l’urto dei fans esagitati e vengono respinti.
Nel parapiglia che segue anche il pubblico fa la sua parte e per alcuni minuti il concerto si trasforma in una gigantesca rissa.
Pian piano ci si rende conto della serie di equivoci da cui tutto è nato e, sia pur con qualche difficoltà, torna la calma. Il concerto, però, non può più riprendere perché il responsabile delle forze dell’ordine interne al locale decide di arrestare Pete Townshend per aggressione nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. Il chitarrista passerà la notte in carcere e soltanto il giorno dopo riuscirà a dimostrare la sua buona fede.

 

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