martedì, Dicembre 7

Il PNRR e l’indispensabile ‘concorrenza collaborativa’ È fondamentale per il sistema considerando che la flessibilità e la vocazione ad un sistema economico efficace determina una filiera fra Stato e ‘imprese sociali’ orientata a risultati coerenti all’integrazione

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Il PNRR sta arrivando alla fase di attivazione operativa. I primi progetti si stanno attivando e quindi bisogna realizzare tutte le scelte organizzative utili per mettere ‘insieme’ i vari attori che partecipano ai progetti. Come abbiamo detto in altri articoli, gli attori dell’implementazione sono la pubblica amministrazione, le imprese private profit e non profit (il terzo settore) ed i cittadini che devono esprimere ‘compliance e commitment’ con i progetti per renderli efficaci cioè dare risultati. Tutto questo si appoggia ad alcuni driver-guide: una concorrenza collaborativa fra essi ed una filiera agìta. Il PNRR pone come dominante i concetti di salvaguardia ambientale, sviluppo sociale ed equilibrio economico. In sintesi, tutti i progetti devono essere sostenibili.

I cittadini devono essere protagonisti della attuazione del PNRR ed, inoltre, se non si sentono coinvolti nell’attuazione, difficilmente si raggiungerà un livello di risultato soddisfacente. Ricordo sempre che la UE copre le spese dei progetti realizzati e verificati nella loro efficacia. Senza risultati ottimali, niente euro!

Una delle premesse concettuali del rapporto fra aziende pubbliche e imprese sociali ‘profit e non profit’ è il paradigma della ‘concorrenza collaborativa’ fra gli attori e ciò avviene a fronte del contesto di sussidiarietà orizzontale-verticale-circolare che rappresenta uno dei pilastri del sistema di co-programmazione e co-progettazione. Esso è fondamentale per il sistema considerando che la flessibilità e la vocazione ad un sistema economico efficace determina una filiera fra Stato e ‘imprese sociali’ orientata a risultati coerenti all’integrazione.

Le aziende pubbliche e private non profit ‘for profit’, in una realtà multistakeholders, di manifestazione di interessi di contesto con variabili di diversa natura e complessità, si inseriscono in una funzione spesso unitaria in termini di risultati non solo riguardo al welfare, ma anche rispetto al contesto di mantenimento e sviluppo economico ed occupazionale delle varie aree- ‘sistema territorio’ che compongono il ‘sistema Paese’. Ricordo che il PNRR pone un forte accento sullo sviluppo dei ‘territori’ in modo che si dia risultato dell’attività dei ‘servizi di prossimità’.

Inoltre, ed ‘ad adiuvandum’ rispetto ai territori, le imprese sociali hanno una vocazione spesso e prevalentemente collegata al  localismo ed agli interventi dello Stato nella gestione delle ‘funzioni potestative e proprie’, diventando anche preventiva e riparativa rispetto a eventuali patologie sociali, ritardi e sospensioni congiunturali di tipo economico .

La funzione è sussidiaria, anticipatoria e innovativa,integrante e integrata, sostitutiva e sperimentale in termini gestionali, di ciclo di produzione fisico-tecnica e di efficacia operativa rispetto alla risposta istituzionale dello Stato e nei confronti della domanda espressione dei bisogni.

Le imprese sociali e la PA devono sviluppare il concetto di ‘filiera’ tale da assumere modelli valoriali e culturali omologhi, ma non omologati; hanno relazioni partecipate vicendevolmente che tendono a conseguire risultati a somma maggiore di zero,negoziano le ‘sussidiarietà’ reciproche, si  strutturano in termini economico finanziari con modalità simmetriche sia riguardo alle forme di rilevazione sia riguardo alle forme di controllo di gestione e accountability e le modalità di negoziazione contrattuale e così via.

Si danno, quindi, opzioni organizzative e di struttura autonome e originali che incrementano il valore della specificità aziendale.

In quest’ottica, lo stile di management è molto importante e regola l’intero funzionamento delle imprese intese come combinazione di sistemi (o sottosistemi); tra questi: il sistema generale degli accadimenti d’azienda; il sistema dei valori; il sistema dell’organismo personale; il sistema delle decisioni. Secondo tale classificazione dei sistemi, la struttura delle aziende è vista come l’insieme ordinato dei seguenti elementi:l’assetto istituzionale; le combinazioni economiche; il patrimonio; l’organismo personale;l’assetto organizzativo; l’assetto tecnico.

Il PNRR esige lo sviluppo di una ‘filiera informativo concettuale’ che origina dalle 6 missioni del PNRR (Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Infrastrutture per la mobilità; Istruzione, formazione, ricerca e cultura; Equità sociale, di genere e territoriale; Salute)e si sviluppa in componenti di investimento.

Le tipologie operative sono:

-investimento per le strutturazioni prevalentemente ‘hard’;

– riforme  con implicazioni e strutturazioni ‘soft’;

-intervento con l’importo del finanziamento  del PNRR;

-tag del ‘climate’ (influenza sull’ambiente e sul clima)

-tag del ‘digital’ (influenza sull’evoluzione digitale del contesto).

Esse rappresentano la quantità di investimenti in euro e in percentuale rispetto allo stanziamento originario della voce iniziale investimento.

Un esempio: la missione 5 si sviluppa,fra le altre, nella  componente 3 che annovera un investimento per ‘interventi per Zone Economiche Speciali’ (ZES) per un importo complessivo 63 milioni di euro di cui 25  a ricaduta sul ‘climate’ (40%) e 0,00 ricaduta  sul ‘digital’ (0 %).

Vorrei ricordare che, comunque, una dominante operativa dovrà essere la cooperazione nella filiera. Ricordo la dimenticata premio Nobel Elinor Ostrom (2009) che fa notare: “il problema fondamentale per gli utilizzatori di un bene scarso e deperibile di uso comune è quello di darsi una struttura organizzativa che incoraggi la scelta di strategie individuali in un contesto cooperativo che tenga conto degli effetti delle proprie azioni e decisioni sulla funzione di utilità degli altri beneficiari “.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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