sabato, Giugno 19

Il pizzaiolo del Sultanato dell'Oman Fabio Barca ci racconta la sua esperienza in Oman da pizzaiolo napoletano

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Muscat– I Paesi del Golfo sembrano sempre più interessati all’import dei prodotti italiani di prima qualità, ma anche alla cultura del mangiare italiano. La pizza è uno di questi prodotti della cultura gastronomica italiana che sta imponendosi nella penisola arabica.
Fabio Barca, classe ’77, nato e cresciuto a Napoli, è il manager della pizzeria presso il ristorante Kargeen a Muscat, la capitale dell’Oman.
“Quando avevo 14 anni e stavo studiando all’istituto tecnico industrale, non essendo uno studente modello, mia madre decise di mandarmi a lavorare in una pizzeria storica di Napoli per imparare un mestiere“, ci racconta Fabio. “Mi svegliavo alle 5 del mattino tutti i giorni e finivo alle 8 di sera, ma non riuscivo a lavorare e studiare insieme, così decisi di smettere e diplomarmi. Ritornato dal servizio militare, invece di lavorare con i miei genitori, che erano commercianti di abbigliamento, optai ancora una volta per una pizzeria, e lì ci rimasi per 4 anni“.
Nel 2007, ci dice Fabio, “sono stato un mese a Tokyo, in Giappone, per la Fiera della pizza, facendo il mio record personale di 990 pizze margherita o marinara in un giorno.“. Nel 2009, il giovane pizzaiolo, decide di “aprire una pizzeria tutta mia, ‘Pizza Art’, che si trovava a via Nazionale, non lontano da Piazza Garibaldi, a Napoli. Le cose, purtroppo non andavano molto bene, quando un lunedì di settembre del 2012, mi ritrovai, così per caso, a fare un colloquio per degli arabi che erano venuti in città alla ricerca di un pizzaiolo napoletano a cui offrire un lavoro a Muscat, in Oman. Dovetti andare su internet per localizzare questo Paese, a me completamente sconosciuto. Accettai, lasciando spiazzata mia moglie, che, preoccupata della mia scelta, temeva il salto nel buio. Così, il 5 dicembre del 2012 presi l’aereo per il Sultanato dell’Oman“.

 

Come sei stato selezionato per questo ingaggio?
Fu un amico a dirmi del colloquio all’Hotel Vesuvio di Napoli. Ci andai perché, fortunatamante, era un lunedì, il mio giorno libero. Non avevo aspettative, quindi non portai nemmeno il curriculum con me. Impressionato dalla quanità di gente che si era presentata, quandò arrivò il mio turno, raccontai le mie esperienze dando subito la mia disponibilità, senza chiedere i dettagli della proposta.
Mi chiesero di mandare il curriculum via email e così feci, appena rincasato. Mi chiamarono per chiedermi se era possibile venire a provare la mia pizza. Ovviamente accettai, ne furono molto soddisfatti, vennero una seconda volta, mi chiesero nuovamente la mia disponibiltà, che confermai. Il giorno dopo mi diedero la notizia: “Sei stato selezionato per venire a lavorare come pizzaiolo e manager della pizzeria presso Muscat, in Oman”, mi dissero. Ne fui subito felice, e credo che, oltre all’esperienza e alla pizza, sia piaciuto il modo in cui mi sono confrontato con loro, senza mai chiedere nulla sull’ingaggio, fino, ovvviamente, all’ultima fase del reclutamento.

 

Come hai fatto con la tua pizzeria e la tua famiglia? sappiamo che sei sposato con due figli piccoli.
Purtroppo non è stato facile. Provai a vendere la pizzeria, senza risultati, così, durante i miei primi mesi in Oman, fu mia moglie, insieme ad un aiutante pizzaiolo, assunto prima di partire, a portare avanti il lcoale, ma era troppo oneroso, così chiudemmo, senza guadagnarci nulla. La mia famiglia mi appoggiò fin da subito nella  scelta, anche se non è stato facile, come non lo è oggi, visto che non vivono qui con me, ma a Napoli, e la distanza è molto pesante.

 

Ci puoi raccontare i primi mesi di lavoro e com’è stato l’impatto con l’Oman?
I primi mesi furono ‘di vacanza’, perché, stupito, non mi trovai a fare il pizzaiolo per tre mesi, bensì a costruire la pizzeria, che sarebbe poi diventato il mio ufficio attuale. Furono mesi difficili, lontani dalla mia famiglia, in un mondo completamente diverso dal mio, dove si parlano lingue a me totalmente sconosciute, l’inglese e l’arabo.

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