giovedì, Maggio 13

Il PIL pro-capite di Macao supera quello della Svizzera field_506ffb1d3dbe2

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Dopo avere attraversato anni difficili con crescita zero ed un reddito nazionale lordo pro capite che era sceso dai 34,390 dollari nel 1995 ai 30,970 dollari nel 1999, negli ultimi quindici anni la Regione Amministrativa Speciale di Macao ha vissuto un boom economico senza precedenti. Con la fine della crisi asiatica degli anni novanta e il ritorno alla Cina nel 1999, dopo quasi cinquecento anni di dominio coloniale portoghese, l’economia della regione ha prosperato, crescendo del 557%.

Secondo le statistiche della Banca Mondiale, nel 2013 Macao è diventato il quarto Paese più ricco del mondo dopo il Lussemburgo, la Norvegia e il Qatar. Il PIL pro capite di Macao è pari a 91,376 dollari, superiore rispetto a quello della Svizzera che è di 80,528 dollari. Nel 2013 il PIL pro capite di Macao ha registrato una crescita del 18%, contro solo il 2% di quello svizzero.

Macao è l’unica regione della Repubblica Popolare Cinese dove il gioco d’azzardo è legale, ed esso costituisce circa il 30% del PIL dell’ex colonia. Secondo il Servizio Statistico e del Censimento di Macao, il 35% del PIL deriva dal turismo, ma l’80% delle spese di coloro che si recano nella regione è legato al gioco d’azzardo. Esso rappresenta una fonte di ricchezza fondamentale per la regione, non solo per i posti di lavoro che offre ma anche perché dà un contributo decisivo al finanziamento dell’ apparato statale. Infatti, i casinò pagano il 35% di tasse sui profitti lordi, più l’1% alla Fondazione Macao che si occupa di progetti sociali, economici e culturali, e il 2.4% per progetti di sviluppo urbanistico. Nel 2008, l’80% delle entrate complessive dello stato proveniva dalle tasse versate dai casinò.

Il governo di Macao utilizza il denaro che si riversa nell’erario per elargire generose sovvenzioni a tutti i residenti. Questo è il cosiddetto ‘sistema di distribuzione della ricchezza’, che permette a tutti i cittadini della regione di godere di diretti e visibili benefici. Alla fine di maggio di quest’anno Leong Heng Teng, il portavoce del Consiglio Esecutivo, ha annunciato che per il 2014 il governo prevede di versare ai 652,808 residenti di Macao un contributo statale pari a 9,000 patacas (circa 1,106 dollari). La spesa complessiva ammonterà a 702,25 dollari, il 3.6% del budget di Macao. Il sistema di sovvenzionamento era iniziato nel 2008, quando la somma versata ammontava a 5,400 patacas (circa 664 dollari).

La dipendenza di Macao dal gioco d’azzardo è una diretta conseguenza del periodo coloniale. Essa non possedeva né una base agricola né un settore industriale, mentre dal punto di vista commerciale la colonia britannica di Hong Kong, vicinissima a Macao, sovrastava quest’ultima e la rendeva poco competitiva. Inoltre, Timor, un altro possedimento coloniale portoghese, era finanziariamente dipendente da Macao, cosa che pesava molto sule casse dello stato. Il governo fece fronte a queste difficoltà stabilendo un sistema di monopoli statali, i più importanti dei quali erano il commercio dell’oppio e il gioco d’azzardo. Mentre il primo fu terminato nel ventesimo secolo, il secondo è rimasto fino ad oggi il settore portante dell’economia di Macao.

Il gioco d’azzardo era già stato legalizzato negli anni cinquanta del diciannovesimo secolo dal governatore Isidoro Guimaraes, ma il primo monopolio statale fu concesso nel 1934 alla compagnia Tai Xing, che aprì il primo casinò in stile europeo nell’Hotel Central e che rimase l’unico gestore di casinò di Macao per più di trent’anni. Nel 1962 la Società di Turismo ed Intrattenimenti di Macao, proprietà di Stanley Ho, si aggiudicò il monopolio, il cui contratto terminò nel 2001. Il governo decise allora di porre fine al sistema dei monopoli e di liberalizzare il settore del gioco d’azzardo.

Ad ottenere le licenze statali furono la SJM (Sociedade de Jogos de Macao) di Stanley Ho, la statunitense Wynn Resorts e il Galaxy Entertainment Group. Quest’ultimo, a sua volta, offrì una concessione al Las Vegas Sands, il quale aprì il Sands Macao nel 2004, e il Venetian Macao, il più grande casinò del mondo, nel 2007.

L’espansione del gioco d’azzardo a Macao è stata favorita dalla crescita economica della Cina, i cui nouveaux riches si riversano nella Regione Amministrativa Speciale per darsi al gioco, da sempre una passione del popolo cinese.

Ogni anno, 2,5 milioni di turisti si recano nei casinò di Macao, la cui opulente architettura ha trasformato il volto di un’intera area della città che fino a pochi anni fa era dominata da terreni inutilizzati e da industrie tessili. Con delle entrate pari a 45 miliardi di dollari e una crescita che quest’anno si stima sarà fra il 10 e il 12%, il settore del gioco d’azzardo di Macao non soltanto ha un volume d’affari sette volte maggiore di quello di La Vegas, ma anche superiore a quello di tutti gli Stati Uniti, che nel 2014 ha avuto un giro d’affari di 38 miliardi di dollari. Mentre Macao prospera, Las Vegas ha visto un calo dei profitti del 12%.

«Il mercato di Macao è ormai più grande dell’intero mercato del gioco d’azzardo degli Stati Uniti» ha dichiarato Jim Murrren, il CEO di MGM, un operatore di casinò statunitense che negli ultimi anni ha spostato il centro dei propri affari a Macao, tanto da far pensare che potrebbe trasferire la propria sede legale in Cina.

Il successo di Macao ha però anche dei lati negativi. Se è vero che la popolazione può essere fiera del benessere raggiunto, è anche vero che tutta la struttura economica della regione è dipendente dal gioco d’azzardo e dal numero di cittadini cinesi che vi si recano, i quali, secondo le statistiche del governo, ammontano a due terzi del numero complessivo di turisti che visitano Macao ogni anno. Nonostante nel maggio 2014 l’agenzia di rating Fitch abbia confermato il rating di Macao a AAA- (ricordiamo che quello dell’Italia è BBB+) essa ha messo in evidenza che l’economia della regione rimane vulnerabile. Essa è infatti troppo legata a quella della Cina, dove una crisi economica o delle misure del governo contro il gioco d’azzardo avrebbero ripercussioni enormi su Macao.

I rischi della mancata diversificazione economica si sono visti di recente, quando lo scandalo UnionPay ha portato a controlli più rigidi del gioco d’azzardo. Infatti, molti cinesi si recano a Macao per compiervi attività illegali, ad esempio per riciclare denaro sporco o per portare capitali all’estero, aggirando le leggi della Cina continentale secondo le quali ogni cittadino cinese può trasferire un massimo di 50,000 dollari dalla Cina all’estero, e può portare con se 3,205 dollari quando viaggia a Macao. In realtà, spesso queste restrizioni non vengono rispettate. Ad esempio, il sistema dei ‘junket, cioè agenzie che offrono dei pacchetti di viaggio a ricchi cinesi, permettono a questi ultimi di incassare somme elevate attraverso le fiches dei casinò. Nel passato i ‘junket’ hanno permesso a politici che si erano appropriati di fondi illeciti di riciclare il denaro a Macao. Questo, ovviamente, pone un rischio ai tentativi di Pechino di combattere la corruzione.

Un altro modo è quello di utilizzare le carte UnionPay e dei particolari dispositivi manomessi in modo tale da far sembrare che il denaro venga prelevato dalla Cina, o di acquistare oggetti di valore e poi rivenderli.

Nel mese di giugno le entrate del settore del gioco d’azzardo di Macao sono scese del 3,7%. Era dal 2009 che i casinò non registravano un calo mensile del volume d’affari. Secondo alcuni analisti, ciò è legato alla situazione politica nella Cina continentale, dove Xi Jinping, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, ha lanciato una delle più severe campagne anticorruzione degli ultimi anni. Si calcola che nei primi cinque mesi del 2014 62,953 funzionari statali siano stati puniti per reati di corruzione, un aumento del 34,7% rispetto allo scorso anno. Ciò potrebbe essere una causa del calo del 20% registrato questo mese dal settore VIP dei casinò di Macao, che è molto redditizio ma anche estremamente controverso. Infatti, fra i clienti VIP vi sono politici corrotti che riciclano denaro ottenuto illegalmente. Molti di loro utilizzano passaporti falsi e si avvalgono del sistema dei ‘junket’, visto che i casinò non fanno controlli ma lasciano agli operatori privati il compito di assicurarsi della legalità delle attività dei loro clienti – cosa che spesso non avviene. Anche diversi magnati che godono di stretti rapporti con personaggi politici sono stati avvistati, e in alcuni casi arrestati, nei resorts di Macao.

«All’inizio praticamente tutto era permesso» ha dichiarato un ex funzionario del Venetian Macau. «Era un vero e proprio selvaggio West. I controlli erano sporadici, se non del tutto assenti». Da allora le cose sono in parte cambiate, soprattutto dopo che Xi Jinping è stato nominato presidente nel marzo del 2013, promettendo di fare della lotta alla corruzione uno degli obiettivi principali del suo governo.

Assecondando le direttive di Pechino, il governo di Macao ha deciso di limitare l’uso delle carte UnionPay nei casinò in modo da rendere più difficile ai cittadini della Cina continentale di aggirare le leggi o di riciclare denaro sporco. Secondo un portavoce di SJM Holdings, uno degli operatori di casinò della regione, l’Autorità Monetaria di Macao, che fa le veci di banca centrale, avrebbe informato vari commercianti dei casinò di rimuovere i loro dispositivi UnionPay. Ciò potrebbe portare ad una ulteriore diminuzione dei profitti per i casinò, dato che i ricchi clienti cinesi avrebbero meno denaro a disposizione, anche se vi sarebbe comunque la possibilità di procurarselo al di fuori dei casinò.

Oltre alle restrizioni imposte da Pechino vi sono poi altri fattori che rischiano di compromettere il futuro di Macao. Uno di questi è la concorrenza da parte di altre città o regioni dell’Asia. Secondo Pansy Ho Chiu-king, figlia di Stanley Ho e dirigente di MGM China, i clienti provenienti dalla Cina hanno cominciato a diventare più esigenti. Poiché molti cinesi benestanti viaggiano sempre di più al di fuori della Cina il fascino di Macao potrebbe diminuire. Diversi paesi asiatici, fra cui il Vietnam, il Laos e la Cambogia, stanno investendo nel gioco d’azzardo. Ma il vero rivale di Macao è Singapore, che a pochi anni dall’apertura dei suoi primi casinò ha già superato Las Vegas come secondo centro mondiale del gioco d’azzardo. Singapore punta sul sistema dei ‘junket’, che costituiscono il 90% del giro d’affari dei casinò del paese.

Inoltre, se nel futuro Pechino dovesse decidere di legalizzare il gioco d’azzardo in altre parti della Cina, Macao perderebbe quello che è al momento di fatto un monopolio e la sua primaria fonte di ricchezza.

 

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