domenica, Giugno 13

Il Photographic Museum of Humanity field_506ffb1d3dbe2

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È nato da circa un anno il sito Photographic Museum of Humanity (www.photographicmuseum.com) che è uno dei primi musei virtuali collettivi dedicati alla fotografia contemporanea, con l’intento di creare mostre tematiche individuali e collettive dalla selezione di immagini di professionisti in questo campo, operata da Ignacio Colò e Alejandro Kirchuk. Il museo si è sviluppato grazie alla raccolta dei lavori di artisti da ogni parte del mondo e con l’apporto del pubblico attivo grazie agli strumenti tipici del social network. La struttura del sito è quella tradizionale di un contenitore che viene arricchito dalla communitydove vengono caricati tutti i lavori fotografici utili per le mostre e nel quale si animano le discussioni tra artisti. Nella sezione Grant sulla community del sito viene presentato un concorso molto importante, soprattutto per la qualità dei giurati (di cui fa parte anche Alec Soth della Magnum Photos, uno dei migliori fotografi contemporanei), a seguito del quale vengono erogati 4.000 dollari ai tre migliori fotografi che presenteranno, entro il 26 febbraio 2014, lavori di un massimo di quindici foto ciascuno, e l’obiettivo è di finanziare anche altri progetti futuri. È un’occasione per una maggiore visibilità dei lavori realizzati perché il sito propone pubblicità ai vincitori del premio stesso.

Il progetto della start-up è stato ideato da un italiano, Giuseppe Oliverio (che è anche l’amministratore delegato del sito), che abbiamo intervistato.

 

Come è nata questa idea di un museo della fotografia?

L’idea è nata sostanzialmente parlando con un amico in skype di vari e possibili progetti da realizzare. Mi è sembrato molto interessante poter creare un museo su internet, e in quanto tale accessibile a chiunque da ogni parte del mondo gratuitamente. Tuttavia ciò non sarebbe stato realizzabile, se non con l’apporto di molti nel senso che, come poi è stato, fotografi di diverse nazionalità e di diversi livelli di professionalità hanno contribuito, e lo stanno ancora facendo, alle mostre presenti ogni mese.

A cosa serve la community nel sito?

La community è parte integrante del meccanismo, nel senso che per creare le mostre noi abbiamo bisogno prima di selezionare i fotografi e di aspettare che poi essi carichino i lavori che ritengono più opportuni; le mostre cambiano di mese in mese e spesso vengono pensate in funzione del materiale che è a nostra disposizione. I fotografi, quindi, o meglio gli aspiranti fotografi, ossia quelli che faranno parte delle mostre, devono prima registrarsi sulla pagina e mandare un link al proprio portfolio. Se i lavori che hanno realizzato sono di buona qualità, li accettiamo; quindi essi possono crearsi un account e caricare i lavori che, come dicevo prima, ritengono più opportuni, poi noi a partire dal materiale immesso da tutti i fotografi creiamo delle mostre, curate e incentrate su un tema specifico, con un testo che spieghi il concept che c’è dietro l’esposizione e quello che è nello specifico dei singoli lavori.

Come mai possono partecipare soltanto fotografi professionisti?

Sostanzialmente perché vogliamo che il livello sia molto alto. Vogliamo prendere le storie e i lavori migliori e quindi per fare ciò, per arrivare alle esposizioni che sono una sorta di edizione finale, è fondamentale fare un lavoro di selezione a monte, ossia scegliere solo ed esclusivamente fotografi noti e di alto livello, in maniera che a quel punto possiamo poi avere solo lavori di alta qualità. I fotografi sono nella maggior parte dei professionisti, il che non significa che siano tutti riconosciuti, cioè vi sono ragazzi ventenni che, dedicatisi da tre o quattro anni alla fotografia e divenuti di buon livello, ovviamente sono da noi trattati e presi in considerazione come gli altri.

In base a quali fattori scegliete i fotografi per le mostre?

Come le dicevo ci sono una serie di fattori. In questo primo anno la linea editoriale è stata quella di trovarsi un tema, ad esempio la guerra o la natura, o le migrazioni; in funzione di questo vediamo i lavori che sono più interessanti e più consoni a rappresentarlo e che si integrino meglio tra loro. Adesso, a partire da febbraio, seguiremo una nuova linea editoriale leggermente diversa, che si incentrerà sulla fotografia di alcuni paesi. A febbraio la mostra sarà sulla fotografia peruviana: perciò abbiamo cercato nella comunità i migliori fotografi e i lavori più interessanti riguardo i peruviani, o abbiamo evidenziato fotografi peruviani che si sono registrati nella comunità per poter selezionare e far venir fuori i lavori per questa mostra.

Cosa differenzia questa startup dalle altre di fotografia?

Startup di fotografia non ne conosco molte, conosco progetti affermati. Quello che ci differenzia dagli altri progetti sicuramente è il fatto che siamo una comunità curata: selezioniamo i fotografi, i loro lavori all’interno della comunità, e i migliori lavori nell’ambito di essa. Nella comunità ci sono delle sezioni. Quando si va nella sezione photos ci sono quattro gallerie: la prima si chiama highlights e lì mettiamo le foto secondo noi più interessanti caricate di recente; un’altra sezione si chiama stories e vi inseriamo lavori di una serie di dieci, quindici foto molto interessanti. Tutta la pagina in generale è curata dalla selezione attuata dai fotografi alle gallerie della comunità, ovvero al museo. Questa è la prima cosa che ci differenzia, la seconda probabilmente è il fatto che stiamo diventando una piattaforma integrata di servizi e completa in quanto abbiamo la comunità, il social network, il museo che è un padiglione espositivo in cui il pubblico può accedere gratuitamente ai contenuti culturali, un blog che informa il nostro pubblico con notizie molto rilevanti in ambito fotografico e che dà spazio ai membri della nostra comunità per commentare i propri lavori quando li intervistiamo; adesso agli inizi di marzo inaugureremo il museum store, cioè uno spazio della piattaforma nella quale cominceremo a commerciare le stampe fotografiche in edizione open data. Quindi abbiamo un portfolio di servizi molto ampio e bene integrato, che generalmente altre piattaforme non hanno.

Crede che con questa idea i fotografi possano essere più visibili che nelle normali mostre? Se sì perché?

Sì, credo assolutamente di sì perché la nostra pagina rappresenta una maniera facilmente accessibile in internet e facile allo stesso tempo da seguire, perché anche chi non è appassionato di fotografia, o non conosce molto i lavori e il linguaggio fotografico, può consultarla in maniera semplice, immediata, divertente e intuitiva e iniziare a capire di più la fotografia oltre che a conoscere in sostanza gli autori.

Uno dei problemi in generale della fotografia contemporanea è che rimane un po’ chiusa in sé stessa, nel senso che i fotografi, gli editori e chi lavora nel settore si conosce molto bene, ma non è conosciuto al di fuori di questa piccola cerchia. Se lei scende per strada e chiede a qualcuno chi è Martin Farrand, probabilmente nessuno lo sa anche se è uno dei fotografi contemporanei più importanti. Se invece chiede a chi non è appassionato di musica chi è Justin Bibier o un altro cantante, sicuramente l’ha già sentito e ne ha conosciuto un po’ le canzoni perché la musica arriva facilmente al pubblico, mentre sfortunatamente la fotografia no. Credo che attraverso la nostra piattaforma e grazie ad essa abbiamo trovato una maniera efficace e facile per collegare fotografi e pubblico.

Le mostre che sono sul sito durano un mese: crede che questo tempo sia sufficiente per far apprezzare il lavoro di un fotografo? E perché?

Sì, credo che sia sufficiente, perché un mese in internet equivale ad un anno nella realtà, nel senso che uno si può collegare con l’ipad, con il computer quando vuole, e in mezz’ora visita la galleria. Non è come una mostra nel mondo ‘reale’ che in quanto tale implica spostamenti, più tempo e quindi è meno agevole, meno facile. Internet è un mezzo più che sufficiente e il fatto che sia facilmente fruibile ci dà anche dei numeri. La nostra piattaforma, che è molto giovane, è già stata visitata da 300.000 visitatori singoli nel primo anno e il MoMA ha 2 milioni e mezzo di visitatori l’anno: diciamo che abbiamo raggiunto un ottavo dei visitatori del museo.

Quali sono i temi delle recenti mostre?

Adesso on line c’è una mostra che si chiama Year Museum, che presenta i lavori di tutti e cinque i fotografi che hanno riscosso successo di pubblico nel corso dell’anno e segna una linea di confine tra quella che è stata la linea generale del primo anno che ha presentato temi quali: tabù, migrazioni, natura, home (ovvero una mostra sulla vita domestica). Ci sono state dodici mostre e non posso ricordarle tutte! A partire da febbraio, invece, penseremo a presentare nella nuova linea editoriale la fotografia di un paese: prima mostra sul Perù, la seconda sulla fotografia russa, e così avanti in maniera che il rinnovamento risulti interessante per il pubblico e lo induca a vedere le nostre mostre. Dopo dodici mostre su un tema specifico preferiamo ‘istruire’, ossia proporre la fotografia di differenti paesi perché si possano apprezzare le differenze di stile, di contenuti e di linguaggio.

Quale l’ha colpita di più di queste mostre?

Sicuramente quella sulle migrazioni, perché è un tema molto forte e di grande attualità. Di fatto è uscita poche settimane prima della tragedia di Lampedusa, quando è affondato il barcone e sono morte almeno 200 persone. È stato molto impattante per l’attualità e la forza del tema, inoltre è interessante dal punto di vista antropologico vedere le varie sfaccettature di questo fenomeno attraverso i lavori fotografici che provenivano da differenti parti del mondo e da differenti contesti sociali.

Avete trovato delle difficoltà nel realizzare questa startup? Se sì quali?

Sì sicuramente. Ho incontrato molte difficoltà per quanto concerne i costi, i finanziamenti, la burocrazia, oltre ad un mercato piuttosto competitivo. Problemi trasversali al mondo delle startup, nel senso che adesso ci sono tante idee, tante persone cercano di entrare nel mondo progettuale anche perché la crisi ha ridotto le opportunità in diversi ambiti, ed in Italia probabilmente il sistema che dovrebbe supportare queste idee non è ancora maturo, come invece in altri paesi, e risulta difficile portare avanti progetti per i motivi su citati e perché ci mancano un po’ di esperti nel settore. Non ci sono troppi avvocati o consulenti specializzati sull’industria di internet in generale, e quindi risulta difficile trovare collaboratori che possono aiutare da questo punto di vista. Questa è un’opportunità di mercato per chi volesse intraprendere una carriera: abbiamo mille avvocati che fanno diritto tributario o penale e pochi di buon livello che si dedicano a questa specializzazione di diritto informatico.

Come è cambiato il mondo della fotografia oggi?

Le innovazioni tecnologiche degli ultimi dieci anni hanno permesso a molti di rompere la barriera tecnica. Una volta era difficile fare una bella foto con dei bei colori, un bel contrasto, la giusta esposizione con le macchine analogiche, mentre adesso con le macchine digitali la barriera è stata rotta, e quindi sicuramente quello che adesso rende più interessante fare una foto, secondo me, riguarda i contenuti: i contenuti superano l’estetica e questa è una cosa molto positiva perché i fotografi stanno cercando molto il linguaggio fotografico, la ricerca di storie, di idee che permettano di abbinare un buon livello tecnico, che ormai si raggiunge facilmente, ad un alto livello in termini di contenuti. La rete sta democratizzando molto la fotografia, anche grazie a quelle sociali come la nostra, quali Instagram. Si sta trasformando la fotografia in un unico linguaggio universale.

Crede che la rete sia un valido supporto per far conoscere questa forma d’arte? E perché?

Sì, perché la fotografia si apprezza molto bene sullo schermo del computer, è un formato buono per essere valorizzato, un quadro, una scultura no. Questo sicuramente è un vantaggio e anche se la fotografia sulla rete non è la stessa cosa che vederla dal vivo, l’esperienza è importante, ma la rete ha facilitato e sta facilitando molto la diffusione della fotografia come forma d’arte e di linguaggio.

Come è tutelato il copyright delle foto artistiche che sono nel sito?

Il fotografo rimane proprietario delle foto, quindi il copyright resta sempre a nome del fotografo che dà solo la licenza per mostrare ed esporre i suoi lavori. Licenza che ovviamente scade quando il fotografo vuole, se vuole non più esporre elimina l’account e così termina la licenza. Per il resto noi adottiamo software di ottimo livello per proteggere le foto ed evitare che qualcuno rubi il file, anche se poi questo problema di base non c’è molto, nel senso che i files sono foto compresse, ridotte anche se il fotografo carica una foto da 10 megabite. La foto viene salvata in un server e caricata a 900 kb, ossia 0,9 megabite, formato che non si può riprodurre. C’è sempre la possibilità che qualcuno faccia la copia della foto e poi la pubblichi in un giornale, però non lo vedo come un problema perché, se si tratta di un giornale importante si fa la denuncia, se invece è uno con bassa diffusione non credo che il fotografo subisca un danno.

Le foto depositate nella startup sono sotto tutela per il diritto d’autore del fotografo o del sito?

Il copyright è del fotografo e rimane suo; noi non siamo titolari delle foto presenti sulla nostra pagina. Il fotografo ne è titolare e decide cosa fare delle sue foto, se pubblicarle o meno, se stamparle, venderle. Noi abbiamo solo la licenza ad esporre le foto sulla pagina, come fa Facebook e qualunque altra pagina di internet.

Mi dà un quadro aggiornato delle problematiche inerenti il diritto d’autore per il materiale fotografico reso disponibile su internet.

Mi sembra una domanda alquanto generale alla quale è difficile dare una risposta precisa. Sicuramente il fatto che le fotografie in internet abbiamo una forte esposizione su scala internazionale, può facilitare il verificarsi di situazioni scomode per il fotografo come, ad esempio, l’appropriazione indebita da parte di terzi. Ritengo comunque che facendo un bilancio complessivo tale elevato grado d’esplosione generi decisamente più opportunità che le problematiche per un fotografo.

 

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