martedì, Aprile 13

Il pattinaggio sul ghiaccio esiste anche in Oman "vorrei rappresentare l’Oman in questo sport e diventare un campione" dice Mohammed

0

Mohammed Ahmed Al Kindi, pattinatore su ghiaccio omanita, ci racconta della sua esperienza in Oman. Al momento l’unico che sarebbe in grado di fare competizioni a livello internazionale.
L’aspetto singolare sta nel fatto di immaginare che ci sia una pista di pattinaggio sul ghiaccio in un paese a maggioranza desertico. Il fascino sta proprio in questo: cercare di far diventare questo sport una disciplina riconosciuta a livello nazionale, perché i giovani hanno il diritto di poterlo praticare nel proprio paese, considerando che, con internet, è tutto più accessibile e si viene a conoscenza di ogni cosa con un solo click. Quindi perché non pattinare anche in Oman? Parliamo con Mohammed.

È la prima volta che rilasci un’intervista? Che effetto ti fa?
Sì la prima in assoluto. Come ci siamo incontrati è stato particolare, nessuno mi aveva mai rincorso per la pista di pattinaggio chiedendomi di incontrarci il giorno dopo per rilasciare un’intervista. Mi sono sentito importante ed è una bella sensazione. Onestamente, spero si la prima di una lunga serie. Sono ottimista!

Da quando fai pattinaggio sul ghiaccio?
Pattino da 6 anni. È nato tutto come una competizione con i miei amici. Lavoravo da MacDonald al tempo. I miei amici hanno iniziato ad andare a pattinare. Non potevo essere da meno, quindi mi son messo i pattini e mi sono unito a loro. Ho iniziato a fare hockey. Mettevo i soldi da parte, grazie al lavoro, per comprare i pattini. Poi un giorno un insegnante di pattinaggio sul ghiaccio (figura), Albert, mi ha visto pattinare e mi ha detto di avere del talento, ma che avrei dovuto lavorare molto. Mi sono avvicinato a questo sport così, grazie a lui. Non sapevo neppure cosa fosse, quindi mi sono documentato online.

Come proseguono gli allenamenti?
Purtroppo il mio allenatore ha lasciato l’Oman ed è tornato a Singapore, ma sono sempre in contatto con lui. Ora mi alleno da solo, faccio dei video e glieli mando via internet così mi può correggere, dirmi dove sbaglio e farmi crescere.

Ti alleni solo in Oman?
No, ho iniziato ad andare ad Abu Dhabi, dove hanno un club di pattinaggio di figura. Ci sono insegnanti, quindi quando vado ne approfitto per prendere delle lezioni con loro. Di solito rimango in loco per una settimana, poi rientro e cerco di mettere in pratica quello che ho imparato.

Adesso come ti mantieni questi spostamenti e che progetti hai?
Per fortuna la mia famiglia appoggia quello che faccio e mi sostiene moltissimo, Vorrei fare di questo sport la mia professione e rappresentare il mio paese, ma purtroppo ci sono molti freni. Quindi per adesso sto cercando lavoro.

Hai fatto delle competizioni?
Si ne ho fatte due. Una ad Abu Dhabi ed una in Malesia. Nella prima ho vinto. Eravamo tutti ragazzi del Golfo: dall’Oman, dal Kuwait, dal Qatar e da Dubai. Era una competizione di pattinaggio con elementi di freestyle. Prima sono andato a Dubai ad allenarmi per quello perché avevo bisogno della coreografia. La seconda in Malesia mi è stata suggerita da Albert. Era lo scorso anno e in quest’occasione sono arrivato secondo perché sono caduto. Ha vinto un ragazzo indonesiano. Lì ho visto Albert, che stava allenando il miglior pattinatore filippino, Michael Christian Martinez.

Prima hai parlato di ‘freni’. Cosa intendevi?
Purtroppo in Oman non abbiamo una federazione e non ci sono allenatori. Ho chiesto al Ministero del Turismo, ma non ricevo nessuna risposta a riguardo. Vorrei che il mio paese concorresse alle competizioni internazionali, vorrei rappresentare l’Oman in questo sport. Sinceramente ora sono un po’ spaesato, non mi scoraggio ma vorrei essere ascoltato e accelerare i tempi. Avere un talento e non poterlo sfruttare per motivi politici e burocratici è frustrante.

Chi sono i tuoi idoli del pattinaggio?
Senza ombra di dubbio Patrick Chan, un pattinatore canadese, che si è classificato terzo agli ultimi mondiali. Non lo conoscevo, prima del 2011, quando ho iniziato a seguirlo online.
Mi piace molto anche il cinese Yusuru Hanyū.
Patrick mi piace molto perché ha smesso di pattinare per un anno, e poi è tornato e ha detto: ‘sarò il campione’. Mi piace quest’attegiamento. Credo sia il primo canadese ad aver fatto il quadruplo perfetto. Ha vinto i nazionali e nei campionati mondiali di poche settimane fa è arrivato terzo.
Adoro lo stile di Carolina Kostner, ma la mia pattinatrice favorita è Yuna Kim, sudcoreana, una ragazza che purtroppo ha smesso di pattinare poco fa. Si è aggiudicata il secondo posto alle olimpiadi invernali a Soči del 2014 e poi è ‘sparita’.

Ci racconti la tua giornata tipo? Come ti alleni?
Ho un abbonamento mensile che mi permette di accedere alla pista quando è aperta e ho i miei pattini. Mi sveglio alle 7. Corro fino alle 8. Alle 8:30 mi dirigo verso il palazzetto. Alle 9:15 entro in pista, mi scaldo e pattino per un’ ora. Poi mangio uno snack e dalle 13:30 alle 14:30 mi alleno ancora, poi dalle 15 alle 16 faccio stretching e faccio i salti ‘off ice’, ossia senza i pattini ai piedi. Poi mi riposo. Tassativamente il venerdì e il lunedì sono i miei giorni liberi.

Ci sono donne che pattinano sul ghiaccio in Oman? Hai mai pensato di fare coppia danza?
Assolutamente no. Ci sono due ragazze, ma sono andate via dall’Oman. Hanno vinto una borsa di studio e sono in America. Una credo in Ohio. Gli altri pattinatori sono i fratelli delle ragazze. Si vede che hanno la passione del pattinaggio e il talento, ma al momento lo prendono come gioco e hanno preferito studiare. Quindi posso dire di essere l’unico del mio livello ad allenarsi in Oman. A volte vedo la sorella minore dei fratelli, che viene in pista solo nel weekend, ma non lo prende seriamente. Si diverte e gioca con i suoi amici. Però loro hanno iniziato prima di me, quando la pista era più piccola e localizzata in un altro distretto di Muscat, al Khuwair e li allenava Michael, un ragazzo indiano. Poi c’è Iahrub, al momento a Dubai per una borsa di studio, Ogni tanto torna a Muscat e lo vedo pattinare.

Adesso stai preparando qualcosa?
C’è una gara in Indonesia a maggio. Sto lavorando molto, ma non sono sicuro di riuscire a prepararmi in tempo. Sto provando a fare un salto triplo. Ne approfitto che c’è vacanza a scuola, la cosiddetta ‘spring break’. Sto studiando ingegneria petrol-chimica ad al-khuwair, a Muscat presso ‘ l’High College of Technology’.

Ci parli della tua famiglia?
Siamo 10: 5 sorelle e 5 fratelli. Sono nel mezzo. Sono l’unico, al momento, ad avere la passione per questo sport. Mi danno un grandissimo sostegno tutti: apprezzano la ‘diversità’ e sono fantastici. Compresi i miei genitori ovviamente. Devo moltissimo alla mia famiglia, non sarei qui a parlare con te se non fosse per loro.

Il tuo sogno?
Mi piace un sacco il mio paese, vorrei rappresentarlo.
Sogno le Olimpiadi invernali, perché no.
Se ho più appoggio da parte dei burocrati del mio paese, in tre anni potrei davvero fare la differenza. Sono pronto e ho voglia di mettere tutto me stesso in questa disciplina e portare alto il nome e l’onore dell’Oman nel mondo.

Che musiche ti piacciono per i tuoi programmi sui pattini?
Mi piace molto il tango. In passato ho ‘usato’ il programma di un ragazzo Kazako.
Adesso, per un programma tutto mio, ho scelto la musica classica.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->