domenica, Aprile 11

Il passo lungo delle riforme Renzi Riforme: Brunetta smentisce accordi

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In occasione del 240° anniversario della costituzione della Guardia di Finanza, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto al Quirinale il generale Saverio Capolupo, Comandante Generale della GdF. Nel suo discorso, il Capo dello Stato ha parlato a lungo del ruolo fondamentale della GdF nel contrasto dell’illegalità e della corruzione che affliggono l’economia italiana: «Vorrei qui oggi, cogliendo questa occasione, rinnovare la piena fiducia della istituzione che rappresento e, sento di poter dire, di tutte le istituzioni repubblicane, nel Corpo della GdF e nel suo Comandante Generale. Sottolineo il concorso e il contributo che dalla Guardia di Finanza, più che da qualsiasi altra componente del sistema delle Forze Armate e delle Forze di Polizia, e ciò per la peculiarità dei compiti e delle competenze della GdF, vengono all’affermazione della legalità nella vita economica». In particolare la GdF, ha proseguito Napolitano, «è protagonista di iniziative e indagini essenziali soprattutto contro l’evasione e la frode fiscale e per la moralizzazione della vita pubblica: e questo va detto con molta chiarezza». «Viviamo» ha proseguito il Capo dello Stato «un momento difficile per la crisi che ha investito nell’insieme lo sviluppo economico mondiale, ma in particolare ha colpito i paesi dell’Europa, della zona euro, ha colpito l’Italia; il Paese è impegnato a risalire la china, a porre termine ad una recessione che si è protratta davvero troppo a lungo procurando gravi ferite alla nostra economia, alla nostra società e alla nostra coesione sociale». Poi, con evidente riferimento alle inchieste giudiziarie per corruzione che negli ultimi mesi hanno coinvolto il gen. Vito Bardi e altri alti ufficiali del Corpo, Napolitano ha aggiunto: «nello stesso tempo la GdF dà la massima attenzione a qualsiasi elemento possa emergere di responsabilità personali e di vicende non edificanti; ma guai ad accettare e a tollerare che si possa fare di tutta l’erba un fascio e che si possa in qualsiasi modo mettere in dubbio la straordinaria ricchezza e sanità del capitale umano su cui poggia la GdF e la serietà, la trasparenza e il disinteresse dell’operato dei suoi comandi». Una precisazione dovuta da parte del Presidente della Repubblica, nella sua veste di più autorevole rappresentante delle istituzioni; tuttavia, sorge più di un dubbio riguardo la reale efficacia di questa difesa d’ufficio.

Il DDL Renzi-Boschi sulla riforma del Senato approderà in aula il 3 luglio; lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. La decisione arriva a poche ore di distanza dalle conferme di Silvio Berlusconi in merito al pieno appoggio che FI garantirà per l’approvazione in tempi brevi di riforme costituzionali e legge elettorale. In mattinata, il Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ha incontrato prima il coordinatore nazionale di NCD Gaetano Quagliariello, quindi il capogruppo di FI Paolo Romani. Entrambi i confronti sembrerebbero aver avuto esito positivo Al termine del colloquio, Romani ha dichiarato ai cronisti che «L’incontro con il ministro ci ha consentito di conoscere le nuove proposte in tema di riforme istituzionali che saranno contenute negli emendamenti dei relatori che verranno depositati in Commissione fra oggi e domani. (…) Abbiamo potuto apprezzare significativi passi avanti rispetto al testo base, che vanno nel senso delle proposte da noi avanzate soprattutto in tema di rispetto e rappresentatività delle indicazioni elettorali dei cittadini italiani». Ad ogni modo, ha proseguito il capogruppo forzista al Senato, «resta ancora da fare: a fronte di pur positive modifiche rispetto alle proposte iniziali, rimarrà necessario per FI fare gli opportuni approfondimenti e le necessarie valutazioni per determinare la posizione del partito nel suo complesso».

Dalle parole di Romani si ricava l’impressione che i “dettagli” da mettere appunto non siano poi tanto secondari e che, di conseguenza, il “passo dalla chiusura” annunciato ieri sera dal premier Matteo Renzi possa rivelarsi più lungo della gamba. L’intervista rilasciata da Renato Brunetta, capogruppo di FI alla Camera, a Goffredo De Marchis di ‘La Repubblica‘ farebbero pensare che nel partito le posizioni riguardo le riforme siano tutt’altro che univoche e consiglierebbero un ottimismo più cauto: «L’accordo non c’è», e poi quella indicata dal DDL del Governo «è una riformetta che non serve a granché; produce più problemi di quanti ne risolva e certamente non fa risparmiare nulla». «Vedo ancora tensioni» sottolinea l’ex Ministro «tra maggioranza e opposizione e soprattutto dentro la maggioranza e il PD. Il 3 luglio è un termine non obbligatorio, bisogna vedere se il lavoro in commissione fila liscio». Ed aggiunge: «I problemi che abbiamo oggi non dipendono dal bicameralismo. Se il governo mette la fiducia, in pochi mesi, più di una decina di volte è perché ha problemi dentro la maggioranza. E il bicameralismo spesso salva situazioni pericolose». Sulla validità del patto per le riforme stretto da Renzi e Berlusconi, Brunetta ha tenuto a rimarcare che «Il patto del Nazareno lo rispettiamo se i contenuti sono buoni. Oggi abbiamo tutto il diritto di non essere d’accordo con il testo base del Governo. Se cambia valuteremo. (…) Finora le modifiche al patto sono arrivate più dal Pd che da noi. Dettate anche in maniera arrogante».

Il M5S, in linea con il nuovo corso che sembra ispirato al libro Cuore, deplora la scarsa considerazione ostentata da Renzi nei confronti della loro proposta di dialogo sulle riforme. Ospite a ‘24 Mattino‘ (‘Radio24‘), Luigi Di Maio ha detto: «Abbiamo inoltrato una richiesta a Renzi per incontrarci e discutere di legge elettorale. Non ci hanno ancora risposto, ci facciano sapere che vogliono fare. Questo temporeggiamento ci sembra anche un tantino scortese».

Sul tema delle riforme è intervenuto anche il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi al termine dell’assemblea straordinaria che ha approvato il nuovo statuto e del codice etico. «È un giorno storicosiamo di fronte ad una vera e incisiva riforma del sistema» ha dichiarato Squinzi. «Noi ce l’abbiamo fatta e sono orgoglioso di dire che siamo un esempio per tutte le istituzioni e la politica, alla quale diciamo: fate anche voi le vostre riforme, altrimenti il paese non vi crederà più» ha aggiunto il leader di Confindustria rivolto al mondo politico.

Silvio Berlusconi era oggi atteso al Tribunale di Napoli, dov’era stato convocato come testimone al processo per un giro di tangenti a Panama; un processo che ha tra gli imputati Valter Lavitola, accusato di tentata estorsione ai danni di Impregilo. I legali dell’ex Premier, Michele Cerabona e Niccolò Ghedini, avevano richiesto che il loro assistito fosse ascoltato in qualità di imputato di reato connesso e non di testimone puro, ma i giudici della sesta sezione penale del Tribunale hanno respinto l’istanza. Prima dell’interrogatorio, i pm hanno fatto ascoltare la telefonata del 2 agosto del 2011 tra Silvio Berlusconi e Massimo Ponzellini, ex Amministratore di Impregilo. Nella conversazione telefonica, l’allora premier comunicava a Ponzellini che qualora Impregilo si fosse rifiutata di costruire alcune strutture sanitarie a Panama, il governo locale avrebbe bloccato i lavori per il raddoppio del canale affidati all’impresa italiana. Berlusconi ha replicato ai magistrati: «Ho passato l’informazione, non conoscevo altro. Sono stato contattato da Lavitola evidentemente nell’ambito delle responsabilità di Presidente del Consiglio che fa sempre l’interesse delle proprie aziende, e in questo caso Impregilo era riuscita a farsi assegnare un’opera importante». A proposito dell’ex direttore di “L’Avanti”, Berlusconi ha precisato che «Lavitola aveva una forte capacità di relazione, certificai che anche in Brasile aveva un rapporto di amicizia con il presidente Lula. (…) Quando andai in Confindustria brasiliana Lula mise alla sua sinistra Lavitola, fece fotografie con lui e parlarono a lungo. Lavitola aveva una presenza imprenditoriale in Brasile nel settore della pesca, della fornitura ai supermercati di pescato». Nel corso del lungo interrogatorio non è mancato un siparietto di colore tra l’ex Cavaliere e il presidente del collegio giudicante Giovanna Ceppaluni. Dopo alcune domande dei pm, l’ex premier ha chiesto al giudice «Non capisco la necessità di chiedermi queste cose»; il presidente Ceppaluni ha replicato «Non c’è necessità che lei lo capisca». Vistosamente infastidito dalla risposta, Berlusconi da detto che «La magistratura è incontrollata, incontrollabile e ha impunità piena». Il botta e risposta è andato avanti con qualche altra battuta, finché il giudice non ha chiuso il dibattito con un secco «Lei è un teste e risponde solo alle domande».

 

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