sabato, Maggio 15

Il Partito Socialista perde pezzi La stabilità del governo è minacciata da un gruppo di “frondisti” che sono in totale disaccordo con le misure adottate dall’Eliseo

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Jean-Christophe Cambadelis partito socialista francia

Parigi – Il Partito Socialista è ancora una volta al centro di una serie di critiche riguardanti la sua condotta politica in materia fiscale e sociale. In questo caso, però, il centrosinistra francese non si trova a dover fronteggiare l’avanzata dell’estrema destra del Front National o le solite accuse provenienti dall’UMP. Questa volta si tratta di un affare “di famiglia”, visto che la stabilità del governo è minacciata da una gruppo di deputati della maggioranza che, stanchi della linea  portata avanti dall’Eliseo, hanno cominciato un ostruzionismo che potrebbe avere delle gravi ripercussioni sull’esecutivo.

Riforma territoriale, austerità e debito pubblico sono i temi principali che hanno suscitato il malcontento tra le file della sinistra francese, ormai stanca delle mancate promesse di Hollande e della condotta di Valls, giudicata spesso lontana dal concetto di sinistra proprio al partito. I primi ad abbandonare il governo sono stati due ministri del partito Ecologista dei Verdi, che nel marzo scorso hanno abbandonato i loro ruoli facendo così uscire il partito dalla maggioranza. Cécile Duflot, all’epoca ministro della Giustizia Territoriale e dell’alloggiamento, e Pascal Canfin, delegato allo Sviluppo, hanno rassegnato le loro dimissioni perché contrari a far parte di un governo che avesse Manuel Valls come Primo Ministro.

A questo si è poi recentemente aggiunto il Partito radicale di Sinistra, che ha minacciato di lasciare il governo se questo non dovesse ritirare alcune misure recentemente adottate. «Uscire dalla maggioranza è una domanda che si pone concretamente”»ha affermato Jean-Michel Baylet, Presidente del partito, aggiungendo che «non c’è nessuna ragione per restare ancora». I Radicali  sono l’ultimo partito rimasto alleato ai socialisti. Nel caso in cui dovesse lasciare la maggioranza, il PS rimarrebbe solo, trovandosi così in una situazione estremamente difficile da gestire.

Già a fine settembre, due settimane dopo le votazioni previste per dare la fiducia al nuovo governo Valls, il partito ha spiazzato l’intera scena politica nazionale con una misura drastica e inaspettata: dei 41 deputati astenuti che non hanno appoggiato il nuovo esecutivo, 6 sono stati esclusi dalla Commissione degli Affari Sociali. Una mossa estrema, annunciata dal Presidente del gruppo socialista all’Assemblée Generale, Bruno Le Roux, che è stata giudicata da buona parte del partito inopportuna, visto che ha contribuito ad accentuare le forti tensioni già presenti in seno alla maggioranza. In molti hanno parlato di “epurazioni” e “purghe” staliniste, anche se in realtà potrebbe essere interpretata come una sorta di punizione per non aver “serrato i ranghi” come aveva consigliato Valls ai suoi deputati poco prima di andare al voto per la fiducia.

Per porre un freno a queste scissioni interne, il PS potrà approfittare degli “Stati Generali del Socialismo”: un trimestre cominciato i primi di settembre in cui militanti, attivisti e dirigenti si potranno misurare su differenti temi legati all’identità socialista attraverso dibattiti, conferenze e incontri aperti a tutti gli iscritti al Partito. Un momento di confronto, definito dal Segretario del partito, Jean-Christophe Cambadélis, come un’occasione utile per «ridefinire cosa è il socialismo e il progressismo all’inizio di questo XI secolo». Il collettivo “Vive la gauche”, che riunisce al suo interno varie correnti di sinistra, tra cui anche i dissidenti socialisti, ha pubblicato sabato 12 ottobre un documento in cui sono stati riassunti i punti salienti delle loro proposte. Primo fra tutti, la richiesta di organizzare un Congresso entro la fine dell’anno, per poter «rispondere pienamente al profondo bisogno di riformulazione politica che oggi scuote il Partito Socialista».  A questo poi si aggiungono una serie di proposte riguardanti la riduzione della spesa pubblica, una revisione degli aiuti alle imprese, investimenti delle collettività locali nella creazione di impieghi per i giovani e la creazione di una grande riforma fiscale, già annunciata da Hollande nel 2012 ma mai realizzata. Sul fronte europeo, invece, i frondisti si sono sempre mostrati restii alle politiche di austerità imposte da Bruxelles, giudicate troppo rigide e prive di una vera legittimità.

Dal progetto presentato da “Vive la gauche”, emerge il bisogno di instaurare un dialogo che abbracci l’intera ala della sinistra nazionale. In questo momento, la politica di Hollande e di Valls non rispecchia la volontà della maggioranza, che si sente esclusa dai meccanismi istituzionali. Le correnti interne alla compagine governativa hanno bisogno di ritrovarsi in una linea più vicina ai valori della sinistra francese. Manuel Valls non è certo l’uomo migliore per riportare il partito alle sue radici. Soprannominato anche “il socialista di destra”, il Primo Ministro francese si è sempre distinto per le sue idee social-liberali vicine al concetto di “Terza via” tipico della politica di Tony Blair. È logico, quindi, che non susciti le simpatie del resto della maggioranza, rimasta ancorata a un’altra idea di sinistra, e che si sente quindi sempre più trascurata e abbandonata a se stessa.

All’attuale stato delle cose, è difficile dire se i frondisti potrebbero minacciare seriamente la tenuta del governo. Quello che è certo, però, è che il loro atteggiamento non giova all’immagine pubblica di Hollande, che ormai registra un calo di consensi record. L’evidente fragilità del Partito Socialista è sotto gli occhi di tutti, e queste spaccature interne non fanno altro che mettere in evidenza una maggioranza eterogenea e priva di una linea comune.  A tal proposito, Thierry Braillard, Segretario di stato per lo Sport, ha rilasciato dichiarazioni pesanti in merito all’atteggiamento dei dissidenti: «Quando vedo i deputati frondisti gettarsi come delle api sui fiori sui microfoni che gli vengono tesi, penso che facciano molto male alla sinistra e molto bene all’estrema destra. Dovrebbero riflettere a cosa sta succedendo ora in Francia». Un invito, quello di Braillard, a mettere da parte le divergenze politiche per potersi concentrare sui grandi problemi che sta attraversando in questo periodo il Paese.

 

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