martedì, Settembre 21

"Il Parlamento risocializzi la Cassa Depositi e Prestiti" field_506ffb1d3dbe2

0

Cassa dep

Non è un “tesoretto”, ma un vero e proprio “tesoro” e potrebbe essere investito per vincere la crisi. Un patrimonio di 235 miliardi di euro, il risparmio postale di tanti, ben 24 milioni, di italiani che come formichine hanno accantonato risparmi sul libretto postale o li hanno investiti in Buoni Fruttiferi postali. E’ il tesoro della Cassa Depositi e Prestiti, il tesoro degli Italiani potrebbe dirsi. A dieci anni esatti dalla parziale privatizzazione della Cassa da parte di Giulio Tremonti, due attenti osservatori fanno le pulci all’istituto, approfondiscono cosa è avvenuto negli ultimi anni e lanciano alla politica una proposta. Tutto in un volume edito da Altraeconomia scritto a quattro mani dal giornalista Luca Martinelli e da Antonio Tricarico, responsabile del programma Nuova finanza pubblica dell’associazione Re:Common.

Non è vero che i soldi non ci sono, come la litanìa della politica ci ricorda ogni giorno – spiega Tricarico – ma ci sono e sono tanti e appartengono alle famiglie italiane. Il risparmio postale se gestito in altro modo dalla Cassa Depositi e Prestiti ci può davvero portare fuori dalla crisi promuovendo un’economia diversa, più equa e giusta sui territori. Ma per ottenere ciò questa volta spetta ai cittadini fare cassa, chiedendo dagli sportelli postali al Parlamento di risocializzare questa istituzione cruciale fuori da una logica di mercato dando voce in capitolo ai risparmiatori su come i loro risparmi debbano essere investiti per l’interesse pubblico, la difesa dei beni comuni e dei territori”. Considerazioni che sono alla base di un Forum per una nuova finanza pubblica e sociali che, costituisi nell’aprile 2013, riunisce Re:Common, Attac e Rivolta il debito.

 

Antonio Tricarico, nessuno più ricorda Tremonti eppure è stato lui che sotto i governi di Silvio Berlusconi ha inventato la finanza creativa, ma soprattutto come ricordate voi ha privatizzato la Cassa Depositi e Prestiti trasformandola da tradizionale istituto di prestito per gli enti locali in una banca qualsiasi che opera con sistemi privati. La visione liberista della politica berlusconiana si può dire che, a 10 anni dalla privatizzazione della Cassa, abbia portato più danni che benefici?

Senza dubbio sì. Nel 2003 la privatizzazione della Cassa con la trasformazione in SpA che l’ha posta sotto il diritto privato e la vendita del 30 per cento delle quote alle fondazioni bancarie, era parte della strategia tremontiana di provare ad inserire il clan Berlusconi nei salotti buoni della finanza, da cui questo è sempre stato – ed è rimasto escluso. E’ stato uno scendere a patti con Guzzetti e compari, su ispirazione di Geronzi che allora emergeva come il nuovo dominus della finanza italiana dopo l’esplosione del sistema Mediobanca. La manovra è riuscita ben poco a Tremonti e Berlusconi ha raccolto poco. Ma nella logica bipartisan che ha subito preso il sopravvento il sistema Cdp ha generato una nuova sintesi tra finanza laica e quella cattolica tramite le figure di Franco Bassanini, di provenienza Pd, e Gorno Tempini, di provenienza cattolica. Questo schema di larghe intese ha reso la Cassa il nuovo salotto buono della politica finanziaria ed industriale in Italia. Con la crisi ed il crollo di Unicredit, l’unica banca globalizzata, ed il ridimensionamento di Intesa e della figura di Passera – non a caso sceso in politica – la Cdp è diventata l’unica istituzione finanziaria in grado di far quadrare il sistema Italia – con l’unica eccezione di Generali dove i problemi non sono pure mancati. Però è giusto anche ricordare che il centro-sinistra liberista – da sempre ispirato da Bassanini, padre nobile dello smantellamento dell’amministrazione pubblica – ha gettato le basi per questa trasformazione negli anni ’90 aprendo il mercato del finanziamento degli enti locali alle banche private. In questo modo la Cdp è stata messa in competizione con le altre banche italiane e piano piano ne ha mutuato la logica ed i difetti.

Quali autori de ‘La posta in gioco’ siete due attenti osservatori su quanto accade nella finanza italiana. Al riguardo, al tempo delle larghe intese oggi un po’ più strette, quale differenza c’è tra una politica di centrosinistra e di centrodestra in termini di finanza pubblica?

Le differenze sono ben poche, direi. Qualcuno mette più l’accenno su qualche strumento di welfare, e qualche altro sulla necessità di finanziare maggiormente il privato anche con i soldi pubblici, ma in pratica entrambi condividono l’idea che lo Stato deve ragionare come il privato. Ossia il suo intervento in economia deve fare profitti, da cui le partecipazioni strategiche solo in imprese che tirano – a parte il dramma Alitalia – in infrastrutture e mega opere pubblico-privato, accettando ancora il patto tremontiano del 2003 secondo cui le banche private cureranno i prestiti all’economia produttiva. Si ricordi che fu Tremonti a muovere la Cassa a prestare alle banche nel 2009 per poi rigirare i prestiti alle piccole e medie imprese, le quali non li hanno mai visti. E la vediamo oggi la triste realtà di questa farsa con il crediti crunch drammatico ed i suicidi di imprenditori e lavoratori. E quando lo Stato è sotto pressione, allora ricorre alle alchimie finanziarie, investendo in fondi speculativi se non in derivati.

Si può dire che la trasformazione avvenuta alla Cdp in dieci anni incarna in pieno questa logica dei mercati di capitale privato. E pensare che proprio una banca pubblica per gli investimenti ben gestita è l’unico strumento per attuare vere politiche anti-cicliche fuori dalla logica di mercato, creare nuovo lavoro vero e trasformare la nostra società per affrontare le immense crisi ecologiche e sociali di oggi.

Nel libro lanciate, come Forum per una nuova finanza pubblica e sociali, una sfida, quella di risocializzare l’istituto al grido di riprendiamoci la cassa. Quali partiti potrebbero oggi in Parlamento appoggiano la vostra richiesta. Sel, i Cinque Stelle?

Ad oggi alcuni rappresentanti dei Cinque Stelle hanno mostrato apertura ed interesse. Ed hanno cercato, senza successo, di richiedere informazioni alla Cdp, e di far nominare la commissione parlamentare di vigilanza sulla Cassa – senza poi riuscire ad entrarci. Non so quanto la risocializzazione della Cassa sia la priorità anche di Grillo e Casaleggio o di tutto il movimento. Bene che almeno qualcuno lo capisca e provi a fare qualcosa. Da altri nessuna risposta. Al contrario nei vari movimenti sociali e strutture associative italiane, se non produttive, l’interesse per la Cdp è sempre più forte. Puntiamo su queste realtà per mettere in campo nuove iniziative politiche nei prossimi mesi.

Proponendo al Parlamento di risocializzare la cassa per avviare investimenti “pubblici” che possano far ripartire con i fondi di 235 miliardi di euro provenienti dal risparmio postale di 24 milioni di italiani lanciate la proposta della consultazione del cittadino-risparmiatore-investitore. Una formula ad oggi inedita di finanza pubblica partecipata per l’Italia che trova riscontro in altri Paesi?

Credo che siamo molto all’avanguardia nella nostra proposta. Se guardiamo alle altre esperienze europee al riguardo, abbiamo situazioni ibride, ma sempre troppo legate al diktat del mercato. L’omologo tedesco KfW presta anche alle singole famiglie per progetti di efficienza energetica ed energie rinnovabili, dando anche prestiti agevolati o doni, ma si finanzia solo sui mercati di capitali e non dal risparmio postale. In Francia la CDC gestisce invece il risparmio postale e parte delle pensioni dei lavoratori della funzione pubblica, ma segue il modello italiano negli investimenti, almeno in gran parte. Entrambe le istituzioni sono pubbliche ed enti di diritto pubblico, ma ciò che noi sosteniamo è che la ripubblicizzazione non basta. Risocializzare vuol dire che le istituzioni pubbliche devono accorciare la filiera risparmio-credito nei territori, aiutando così le famiglie e le imprese a sottrarsi alle grinfie dei mercati di capitale privati e della finanziarizzazione dell’economia e della società, introducendo allo stesso tempo una democrazia economia di base nel decidere insieme l’allocazione di capitale secondo criteri di interessi generale. Esattamente l’opposto di quello che oggi promuove il vertice di Cdp promuovendo l’interesse pubblico, di pochi.

Le vostre proposte sono state tradotte in documenti concreti a livello istituzionale quali disegni di legge, ordini del giorno, mozioni e delibere?

Esatto. Abbiamo stilato una mozione da far approvare ai consigli comunali, perché devono essere i comuni a ribellarsi e richiedere che la Cassa torni a prestare a loro a tassi fuori mercato e per investimenti di interesse pubblico e non privato, anche violando il Patto di Stabilità. Ma non solo. Consigliamo i risparmiatori postali su come presentare agli uffici postali richieste legali su come il proprio risparmio debba essere usato. Stiamo anche ragionando sull’esistenza delle condizioni politiche per raccogliere le firme per una legge di iniziativa popolare a livello nazionale, o in caso pensare ad altri strumenti analoghi di cittadinanza attiva a livello nazionale. Ma ognuno in Italia ha il diritto di chiedere che la Cassa presti a tassi agevolati come un tempo, se ha un’idea valida e di interesse collettivo.

I tecnici al governo dal vostro particolare osservatorio sono un bene per l’Italia?

L’esperienza degli ultimi venti anni dimostra che tecnico è sinonimo di mercati finanziari internazionali. Qualcosa da cui è meglio tenersi alla larga. E’ possibile pensare ad altri tecnici? Forse sì, ma il problema della Cdp è politico e se il Parlamento sotto la spinta popolare e dei diretti interessati (ossia 12 milioni di famiglie risparmiatrici ed il tessuto produttivo italiano autentico e non finanziarizzato) non ne cambia lo stato giuridico, il controllo, e la mission, ben poco potranno fare tecnici illuminati, se ne esistono.

Il mondo accademico come guarda le vostre proposte?

Come sempre in Italia il provincialismo regna anche nell’accademia. I neo e post-keynesiani ci strizzano l’occhio, ma poco convintamente, poiché loro sognano la vecchia Ira. Noi riteniamo che tornare a Keynes non basta, ma di fronte a questa crisi sistemica serve di più. Ossia politiche espansive monetarie e fiscali in un mercato di capitali liberalizzato producono solo più finanziarizzazione ed espansione della sfera finanziaria. Dobbiamo defininanziarizzare, ed una Cdp risocializzata sarebbe uno strumento principe di finanza pubblica per raggiungere questo obiettivo. In pochi anche a sinistra nell’accademia lo capiscono. All’estero vi sono più soggetti illuminati in campo economico eterodosso. Paradossalmente di più nel Regno Unito e negli Usa da dove proviene il capitalismo finanziarizzato. 

In termini di architettura istituzionale si lavora all’abolizione delle province e alla creazione delle aree metropolitane, enti locali oggi strozzati dal Patto di Stabilità e dal fiscal compact, per i quali voi proponente dei percorsi di indagine popolare e indipendenti sui bilanci e sulle società partecipate. Con quale scopo?

Il patto di stabilità e sue appendici vanno cambiati se si vuole poter attuare nuove misure efficaci per uscire dalla crisi. L’audit è uno strumento democratico per fare luce sul perché gli enti locali e le   loro partecipate sono al disastro, per far pagare ai responsabili, ma anche mostrare come proprio l’applicazione feroce del patto di stabilità interno da parte dello Stato centrale ha creato più debito pubblico, disastri o spinto gli enti locali alla follia finanziaria, come nel caso dei derivati. I soldi ci sono, non è vero che non ci sono, ma sono utilizzati a vantaggio dei soliti noti. Un audit lo dimostrerebbe e porrebbe la legittima domanda del perché dobbiamo ripagare anche quella parte del debito che ha arricchito i soliti noti. Più in generale, per ripensare la finanza pubblica dobbiamo partire dagli enti di prossimità per i cittadini, e questi volenti o nolenti sono gli enti locali ed anche le loro aziende.

In sostanza non chiedete solo un ritorno al passato della Cassa Depositi e Prestiti ma una sua riconversione in volano dell’economia italiana. A vostro avviso l’incostituzionalità dell’attuale legge elettorale può consentire un ritorno in Parlamento di forze politiche che limitino gli eccessi delle privatizzazioni che hanno caratterizzato gli ultimi anni?

 Ce lo auguriamo, e forse questo avverrà, se nuove forze e forme di rappresentanza efficaci emergeranno alla fine. La Cdp, come ho detto, è lo strumento principe per definanziarizzare l’economia e la società e per ripensare la finanza pubblica a partire dai cittadini e dagli enti locali. Serve solo volontà politica ed il coraggio e la voglia di combattere contro gli interessi privati dei mercati finanziari. Quello che la classe politica attuale non ha minimamente. Iniziando dalla Cdp, cambiare si può.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->