venerdì, Luglio 30

Il Parlamento e la crisi Come l’istituzione ha reagito alla crisi economica

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Da oggi, l’Indro si occuperà nello speciale elezioni di spiegare ai propri lettori, quali sono le politiche dell’Unione Europea e il loro impatto sulla vita dei cittadini comunitari. La prima politica riguarda quella finanziaria. La crisi che è iniziata nel 2007 e che stenta a terminare, travolgendo molti settori delle politiche monetarie, è partita da una gestione errata delle economie nazionali e dei mercati finanziari. Come è stato spesso sottolineato, con Lisbona, il Parlamento ha acquisito maggiori poteri e questa legislatura al termine ha visto l’approvazione della diminuzione dei bonus ai banchieri, un miglior controllo del settore finanziario.

Durante  la legislatura 2009-2014, la commissione affari economici e monetari ha gestito il doppio dei file rispetto alla sua precedente legislatura e ha tenuto numerose audizioni con i principali attori , compresi i presidenti della Banca centrale europea (BCE) e l’Eurogruppo , nonché i commissari europei coinvolti  e  vari ministri delle finanze .

Il Parlamento europeo ha contribuito alla formazione della normativa in proposito sostenendo regolarmente un sistema finanziario al servizio dell’economia reale e garantendo che i contribuenti potranno essere maggiormente tutelati da un sistema finanziario che negli ultimi hanno non ha avuto regole.  L’ approccio europeo globale è stata l’unica forma utilizzata dall’Europarlamento perché un’ unione economica frammentata comportava molti rischi. Infatti, secondo l’istituzione, lasciare solo agli stati membri la politica economica li renderebbe ancora più indifesi di fronte alla globalizzazione.Il report del Parlamento cita il lavoro che l’istituzione ha fatto circa queste politiche. Lavoro che  si è concentrato su tre aree principali: la creazione di un nuovo sistema di governance economica, l’assunzione di rischi, al limite della sconsideratezza,  da parte del settore dei servizi finanziari e migliorare la vigilanza bancaria e la gestione delle crisi .

Il Parlamento, che legifera sulla governance economica congiuntamente con i governi nazionali , ha svolto un ruolo chiave nella trasformazione del coordinamento delle finanze pubbliche in tutta la zona euro, intuendo, fin dal principio, che era essenziale per coordinare le economie nazionali più da vicino e ad allontanarsi da sistemi economici alimentati dal debito sempre crescente. Il parlamento, in questi 5 anni di legislatura ha invitato la cosiddetta troika a far sì che le  politiche  non si concentrino solo sulle misure di austerità ma anche su quelle che possano favorire la crescita. Ha combattuto una battaglia spesso in solitaria per una maggiore trasparenza e responsabilità come fattori essenziali per l’integrazione economica di successo. Spesso, l’istituzione non è stata ascoltata in tal senso.

I deputati  hanno spinto attraverso il ‘Six Pack ’ rafforzando le misure della governance economica e sanzionando i paesi che infrangono le regole, seguite dalle norme di sorveglianza per una revisione UE dei bilanci degli Stati membri, nonché da una tabella di marcia verso la piena unione economica e monetaria. Il Parlamento europeo è stato anche il maggior sostenitore di un sistema di coordinamento della politica economica più forte, più trasparente e responsabile, sistema attualmente in fase di sviluppo attraverso il semestre europeo.

La crisi finanziaria ha cambiato profondamente la visione delle istituzioni da parte dei cittadini e ha fatto si che questi venissero a conoscenza di termini che in precedenza facevano parte solo del linguaggio dei mercati . Credit default swap, derivati ​​e vendite allo scoperto sono entrati nella comunicazione di massa, insieme al concetto che i rischi che i mercati avevano assunto erano diventati tossici per tutto il sistema economico.  Il contributo del Parlamento è stato fondamentale nell’elaborazione di una nuova legislazione per controllare gli eccessi del settore dei servizi finanziari nel tentativo di farlo funzionare per l’economia reale e non solo per ricavarne profitti.

Secondo lo studio pubblicato dal parlamento: «il PE ha lasciato il segno su alcune leggi importanti che comprendono norme in materia di vendite allo scoperto e ai credit default swap, derivati ​​di negoziazione , gestione degli hedge funds , gli abusi di mercato, la vigilanza commerciale e le norme e le agenzie di rating del credito. E ‘ stato anche il fautore principale per una tassa sulle transazioni finanziarie e per anni è stata l’unica istituzione dell’Unione europea fortemente campagna per questo prelievo. Più in generale, il Parlamento europeo è stato il driver nella formazione della nuova struttura di vigilanza dei servizi finanziari. Dal 2010, il Parlamento europeo ha chiesto importanti modifiche al modo in cui le banche sono sorvegliate e alle strutture necessarie per affrontare eventuali crisi bancarie. Purtroppo, molti paesi hanno percepito questa esigenza solo nel 2012. In questi due anni e mezzo l’UE ha visto una serie di fallimenti bancari spettacolari che hanno lasciato intere economie sull’orlo  del default e i contribuenti che pagavano per tutto questo.La legislazione bancaria che è stato infine concordata prevede un  controllo molto più stretto esercitato a livello comunitario, nonché requisiti molto più forti  affinché le banche siano in grado di coprire i rischi. Altra nota, di massima importanza è quella che questi i sistemi sono stati anche istituiti per garantire che i contribuenti ricevono un elevato livello di protezione e che non si ritrovino soli di fronte al fallimento delle banche».

Di conseguenza, la legislazione in materia  comprende leggi relative alla vigilanza bancaria , le regole per il salvataggio delle banche , requisiti di capitale e bonus dei banchieri, e i sistemi di garanzia dei depositi. Il Parlamento europeo è stato anche in prima linea nel chiedere una revisione generale del sistema bancario, e per un forte meccanismo europeo in grado di aiutare le banche in difficoltà. Ultimo ma non meno importante,  il Parlamento  ha aperto la strada affinché si insista sulle riduzioni ai bonus dei banchieri, un modello (quello della riduzione dei bonus) che, ora,  alcuni sostengono dovrebbe essere esteso per altri settori dell’industria dei servizi finanziari.

In sintesi il meccanismo di vigilanza, ha visto nell’istituzione vicina ai cittadini  un baluardo essenziale e spesso l’unico per regolare i mercati. La situazione complessa che si è venuta a creare con la crisi hanno scoraggiato i cittadini, e, soprattutto in questa politica, hanno rinfocolato gli animi degli anti europeisti, che, come è ben noto, vorrebbero l’eliminazione dell’euro. Infatti la moneta unica è vista come l’unica e vera causa di tutti i mali mentre la crisi attuale non è stata determinata da fattori monetari. Il Parlamento ha cercato di prevenire questo fraintendimento legiferando in maniera molto ferrea su un nuovo ordine finanziario che eviti un futuro crollo economico.

Anche gli Stati sono avvertiti. Con la prossima legislatura, il Parlamento ha ancora  intenzione di proteggere gli interessi dei cittadini.

 

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