mercoledì, Dicembre 1

Il Pardo 2015 sarà vinto da un bufalo?

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Qui entra in scena Tommaso, il pastore saggio e sapiente; e anche coraggioso, di ‘tenace concetto’. Dal 2011 al 2013, Tommaso Cestrone sorveglia la Reggia a titolo volontario; non solo: cerca come può, come sa, di attirare l’attenzione della politica per il recupero del complesso architettonico; ostinato, paziente, instancabile. Fino al giorno in cui il suo cuore cede. Cestrone muore per infarto la notte della vigilia di Natale del 2013. Un infarto che lo coglie all’interno della Reggia, che anche quel giorno custodisce, a dispetto di tutti e tutto.
Questa é la storia. Finalmente entra in campo (e siamo nel gennaio 2014) il Ministro dei Beni culturali di allora, Massimo Bray, e si firma un accordo preliminare tra la Società Gestione Attività, che ha acquisito i crediti del Banco di Napoli, e il Ministero dei Beni culturali per la cessione del complesso edilizio al Ministero stesso. Scusate il lunghissimo preambolo, necessario per comprendere la ‘favola’ di Marcello.

Tommaso non si prende cura solo della Reggia. Mette in salvo, un giorno, un giovane bufalo, battezzato -certo non a caso- Sarchiapone. Il giovane bufalo non serve, non dà latte, gli altri allevatori vorrebbero ucciderlo, è un peso. Tommaso si oppone, ne prende la cura, fino a quando non arriva l’infarto fatale. A questo punto entra in scena Pulcinella; tocca a lui farsi carico del bufalotto, lo porta con sè lontano, verso Nord. E’ un lungo viaggio, il loro, da sfondo l’Italia vagheggiata, ‘bella e perduta’, e quella reale, ‘brutta, sporca, cattiva’.

Il bufalo: è lui che parla; è con i suoi occhi che vediamo quest’Italia reale; è con ilcuoredella bestia che Marcello ci mostra una realtà che non è nascosta, è ben visibile ai nostri occhi, se solo ci si decidesse di vedere e non solo guardare… «Questa è la mia storia. È l’unica cosa che ho. E me la tengo cara», dice a un certo punto il bufalo Sarchiapone (gli dà la voce Elio Germano).

Come i suoi «fratelli», Sarchiapone, ora che la terra, ridotta a discarica, non la lavora più nessuno, è consapevole di essere destinato a morte certa. A un certo punto non riesce neppure a comunicare con Pulcinella. Perchè Pulcinella si stanca di essere maschera, vuole riprendere il suo vero volto; torna uomo, e così non comprende più il bufalo, anche quando fortissimamente desidera farlo. Un po’ come il Pinocchio di Carlo Collodi: finchü è burattino, è geniale, rivoluzionario. Appena diventa umano, eccolo meschino, integrato…Il Pulcinella tornato uomo di Marcello non è, almeno lui, destinato a una fine amara come il Pinocchio di Collodi: perchè sì, rinuncia all’immortalità garantita dalla maschera, ma lo fa per recuperare una dignità perduta, in una dimensione rurale che lo soddisfa, si trasforma in guardiano di bufali con una donna umile e che trova bellissima.

Tempi dilatati (il ritmo è quello di un Sergio Leone, senza le musiche incalzanti), le pause volutamente sono ‘al limite’, l’impegno politico traspira, anche se mai esplicitamente imposti; la ‘trovata’ di esprimersi attraverso gli occhi del bufalo riesce, colpisce nel segno; la storia è intrigante, e poco conosciuta… Aver prodotto questo film è stato un atto di coraggio. E’ da credere che non beneficerà di una distribuzione generosa; e non sarà una folla che si assieperà a vederlo. Ma un qualche premio, qui a Locarno ‘Bella e perduta‘ lo merita, non foss’altro per averci restituito a memoria persone ‘normali’, come Tommaso, che sono state capaci di cose straordinarie ed eccezionali.

 

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