sabato, Luglio 24

Il Pardo 2015 sarà vinto da un bufalo?

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Locarno – Fosse solo per questo ‘Bella e perduta‘ di Pietro Marcello, vale la pena (si fa per dire, ‘pena’), d’essere a Locarno. Il regista, casertano, classe 1976, lavora con mano sicura. Asciutto, senza retorica o facile ‘effetto»’, alle spalle ha un curriculum ragguardevole. Già otto anni fa i più avveduti si accorgono del suo ‘Il passaggio della linea‘, presentato nella sezione ‘Orizzonti’ al Festival del cinema di Venezia. Nel 2009 il primo lungometraggio: ‘La bocca del lupo‘, che vince il premio per il Miglior film al Torino Film Festival (ma anche il Premio Caligari, e il Teddy Award alla Berlinale). Due anni dopo presenta come evento speciale, sempre a Venezia, ‘Il silenzio di Pelesjan‘; e ora questo ‘Bella e perduta‘, unico film italiano in concorso quest’anno.

La storia è volutamente scarna (all’apparenza, beninteso), didascalica, ridotta all’essenziale. Ecco, vediamo una quantità di Pulcinella, la maschera che secondo la tradizione fa da tramite tra i vivi e coloro che non ci sono più. Il Pulcinella di Marcello ha un incarico preciso: quello di esaudire le ultime volontà di Tommaso, un semplice pastore, ignorante e insieme sapientissimo: di quella sapienza antica che si è nutrita di una saggezza frutto di secoli. Tommaso è un ‘duro di cervice‘, uno di quei rari personaggi cui si deve la salvezza del mondo. Tommaso si prende cura gratuitamente, volontariamente, e contro il volere dei clan della camorra, che giustamente temono sia il primo passo verso la legalità e la fine del loro dominio, della Reggia di Carditello.

Non ne avete mai sentito parlare? Bisogna risalire al regno dei Borboni: la Reggia fa parte di una ventina di palazzine e pregiate costruzioni  -dal Palazzo Reale di Napoli alla Reggia di Capodimonte, dalla Villa Favorita alla Reggia di Portici, e appunto, quella di Carditello. Non semplici luoghi per lo svago della corte; spesso sono vere e proprie aziende, per quel tempo, all’avanguardia, come piemontesi e stato pontificio si sognano. Questo per dire non sempre il Meridione è stato il ‘Sud’ dell’Italia.
La tenuta di Carditello, in particolare, è una vasta tenuta, delimitata a settentrione dal Volturno, a est dal monte Tifata, a sud da quello che un tempo era il fiume Clanio, a occidente dal mar Tirreno. Un’azienda agricola fiorente, ben progettata nelle infrastrutture edili e ben organizzata negli allevamenti di pregiate razze equine, nella produzione e commercializzazione dei prodotti agricoli e caseari fosse degnato di scendere a Sud almeno una volta nella sua vita ; un’azienda che certo non sfigurava con le ammirate e celebrate aziende britanniche. La Reggia è costituita da un complesso architettonico sobrio, solido ed elegante di stile neoclassico, destinato da Carlo Borbone: immersa in una tenuta ricca di boschi, pascoli e terreni di semina, si estende su di una superficie di oltre duemila ettari. ‘Reale Delizia’, il suo titolo, perché l’azienda, offre una piacevole permanenza al re e alla sua corte per le battute di caccia che i numerosi boschi ricchi di selvaggina assicurano.
Nel 1920 la Reggia passa dal Demanio all’Opera Nazionale Combattenti, i duemila ettari della tenuta lottizzati e venduti. Restano esclusi dalla speculazione il fabbricato centrale e quindici ettari circostanti, disposti a ventaglio sui lati ovest, nord ed est del medesimo complesso. Patisce prima l’occupazione tedesca, poi quella americana, infine, finita la guerra entra a far parte del patrimonio del Consorzio generale di bonifica del bacino inferiore del Volturno.
Qui comincia la tristezza di questa Reggia. Per anni tenuta in avvilente abbandono, dimenticata e ignorata, oggetto di scellerate a razzie che fanno scempio di decori, sculture, arredi architettonici. Bisogna attendere il 27 gennaio 2011, perchè il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Ufficio Esecuzioni Immobiliari, disponga la vendita all’asta del complesso monumentale, al prezzo base di dieci milioni di euro. Il Tribunale assegna il diritto di prelazione al Comune, alla Provincia, alla Regione; ma tutte le aste vanno deserte. Ben undici aste… Non per un caso siamo nella ‘terra dei fuochi’.

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