venerdì, Maggio 14

Il Parco della Valle dei Templi Intervista a Calogero Liotta sul patrimonio paesaggistico agrigentino oltre a quello archeologico

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Il Parco della Valle dei Templi di Agrigento è esteso per circa 1300 ettari e ha uno straordinario patrimonio monumentale e paesaggistico, comprendente i resti archeologici dell’antica città di Akragas con il territorio ad essa circostante che si estende fino al mare. La Valle dei Templi è stata dichiarata dall’UNESCO nel 1999 patrimonio mondiale dell’umanità perché vi si trova uno dei maggiori complessi archeologici del Mediterraneo ed è immersa in un paesaggio agricolo di rara bellezza. La biodiversità delle specie di piante arboree ed erbacee e la grande varietà di quelle che compongono il paesaggio della Valle rende quest’area siciliana un tesoro botanico, dove predominano i mandorli e gli ulivi sui seminati e sui vigneti, i carrubi, gli agrumi i mirti, le viti e i pistacchi in prossimità dei fondovalle e attorno ai fabbricati rurali. In prossimità dei fabbricati e lungo le strade sono presenti diverse specie vegetali, con funzioni ornamentali, ormai parte del paesaggio consolidato, tra cui la palma, il pino, il cipresso, l’oleandro, l’agave, l’alloro, e numerose altre specie introdotte nel corso dei secoli, soprattutto dai conquistatori, prima, e dai viaggiatori dopo la scoperta delle Americhe. Nelle aree più impervie e nei terreni incolti è possibile osservare lembi di macchia mediterranea, caratterizzati dalla presenza di palma nana, olivastro, alaterno, euforbia, lentisco, salsola ed artemisia, oltre a numerose specie erbacee annuali e poliennali come, per citare le più diffuse, ampelodesma, sparto, timo, cappero, ferula. In alcune aree è possibile riscontrare anche specie rare di notevole valore scientifico, come la Lavatera agrigentina, o ‘malvone di Agrigento’ e la Suaeda fruticosa che si sviluppa nel particolare ambiente della Valle dei Templi. Lungo i corsi d’acqua e nelle zone umide la vegetazione è caratterizzata dalla presenza di canne, di salice, di tamerici e di altre specie riparali; tra i ruderi e nelle zone ombreggiate è frequente l’acanto. La Valle dei Templi è attraversata dai fiumi Akragas, sul lato meridionale, e Hypsas sul lato occidentale, a nord è delimitato dalla Rupe Atenea, sulla quale sorge la città attuale, mentre a sud si affaccia, per un breve tratto, sul mare Mediterraneo.

La millenaria azione dell’uomo ha operato una continua trasformazione di questo territorio sul paesaggio, nelle quale le varie civiltà che vi hanno abitato si fondono con una vegetazione tipica del paesaggio agrario europeo, già descritta precedentemente. Gli scrittori dell’antichità classica sono stati affascinati dalla vegetazione della Valle dei Templi, e tra questi Diodoro Siculo (I secolo a.C.), o nell’epoca medievale il geografo Al Idrisi (1138). La ricchezza di vegetazione, insieme alle testimonianze rappresentate dai templi di età greca, spinsero tra il XVIII e XIX secolo viaggiatori provenienti da diversi paesi a visitare la Sicilia, e in particolare la Valle dei Templi, per vedere da vicino la bellezza botanica e artistica di questo luogo. Tra coloro che visitarono la Valle e ne rimasero meravigliati per la armoniosa bellezza degli elementi del paesaggio, con la varietà di piante e dei sapori dei prodotti di questo luogo, dei templi, del mare e del colore del cielo, abbiamo J.H.von Riedesel (1767), P. Brydone ( 1770), il poeta e novellista Swinburne (1777), Mùnter (1785), il conte di Stolberg Friedrich Leopold (1794), lo scrittore tedesco Goethe (1787), Charles Didier (1829), Laugel (1872), la scrittrice inglese e viaggiatrice Frances Elliot Minto (‘Diary of an idle woman in Sicily’, 1881), il ritrattista francese, saggista e collaboratore di diverse riviste, Gastone Vuillier (1896), il geologo e speleologo italiano Luigi Vittorio Bertarelli. Più recentemente altri scrittori e artisti come Luigi Pirandello nel romanzo ‘I vecchi e i giovani’, pubblicato nel 1913, e il pittore paesaggista ottocentesco Lo Jacono hanno immortalato attraverso i loro racconti ed le immagini pittoresche alcuni ambienti e paesaggi caratteristiche della Valle dei Templi, che fonde insieme natura e archeologia in un sistema di grande valore ambientale, paesaggistico, scientifico e culturale.

Nel 1997 nella Valle è stato istituito, su iniziativa dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e Ambientali, un museo vivente del mandorlo con una collezione di biodiversità di tale pianta, ossia una ‘banca genetica’ delle diverse varietà presenti in Sicilia. Esso, dedicato a Francesco Monastra, illustre studioso dell’arboricoltura e soprattutto di quella del mandorlo in Sicilia, si estende su una superficie di 5 ettari nel cuore della Valle dei Templi ed ospita oltre 200 varietà di mandorlo provenienti dalle diverse province siciliane, raccolte con il contributo delle Unità Operative dell’Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste. La sua finalità è conservare in vita il patrimonio genetico delle antiche varietà di mandorlo, molte delle quali rischiano di scomparire, sia per l’abbandono delle colture nelle colline dell’entroterra siciliano, sia per la introduzione di varietà provenienti da altre realtà agricole italiane ed europee. Esso ha inoltre la funzione di studiare la diversità genetica del mandorlo in Sicilia, individuando quelle varietà che meglio si prestano a mantenere l’eccellenza qualitativa e gustativa della tradizione pasticcera siciliana; di mostrare, con finalità didattiche, le tecniche colturali dell’agricoltura tradizionale dell’agrigentino; di contribuire alla salvaguardia ed alla valorizzazione del paesaggio della Valle dei Templi fornendo opportunità per la sua conoscenza e fruizione al turismo culturale, ecologico e didattico. Da secoli in pieno inverno, nel paesaggio agrario storico della Sicilia, il mandorlo, con le precoci fioriture che annunciano la primavera, esercita grande fascino in quei visitatori di numero sempre crescente che ammirano la flora caratteristica della Valle dei Templi e non soltanto le sue bellezze artistiche.

Il Museo del Mandorlo di Agrigento sarà protagonista del Padiglione Bio Mediterraneo di Expo 2015 a Milano. Tra le altre iniziative del medesimo Parco c’è l’affido ai privati di aree per la coltivazione di prodotti biologici contrassegnati dal marchio DIODÒROS, appartenente al Parco ma commercializzato dopo pagamento della royalty da realtà locali, che sono attualmente sviluppate nella produzione dell’olio e del vino. Saranno presto operativi due presidi Slow Food: il miele ricavato dalle api nere sicule e l’introduzione delle capre girgentane. Sarà attivo per il nuovo anno anche un itinerario ambientale nel Parco, complementare a quello archeologico, da percorrere sia a piedi che in bicicletta. Sono stati realizzati dei progetti di agricoltura solidale per il reinserimento di soggetti svantaggiati e laboratori esperienziali archeologici e naturalistici per bambini. Si viene a creare così un’esperienza congiunta di arte, natura, solidarietà, turismo ed eccellenze del territorio siciliano.

Abbiamo intervistato Calogero Liotta, agronomo e uno fra i dirigenti del Parco della Valle dei Templi, responsabile dell’Unità Operativa V Beni Paesaggistici.

In che consiste la biodiversità presente nel Parco della Valle dei Templi e come viene preservata?

La biodiversità consiste nell’avere all’interno del Parco, nella quale sono inclusi anche i templi e altre emergenze archeologiche, tantissime specie vegetali, tra i quali il mandorlo e l’ulivo, che hanno portato Pirandello ha descriverla come il ‘bosco di mandorli e ulivi’ e tutta una serie di altri alberi da frutto che sono presenti insieme nello stesso luogo e costituiscono la flora della Valle dei Templi.

Ci descrive meglio quali piante e quali specie di animali fanno ora parte di questo paesaggio?

Nella Valle dei Templi principalmente abbiamo mandorlo, ulivo, pistacchio, vite, e alberi da frutto come per esempio peri, melograni, fichi, carrubo, agrumi e mirto. Per quanto riguarda le piante erbacee e della macchia mediterranea stessa abbiamo la palma nana, l’olivastro, l’alaterno, il lentisco, la salsola oltre a specie come l’ampelodesma, pianta che caratterizza alcune zone di terreno poco fertile, il cappero e infine altra vegetazione minore. Molto presente il fico d’india e l’agave. Una breve descrizione della flora è presente sul sito del Parco della Valle dei Templi di Agrigento. Per la fauna sono presenti molti conigli e uccelli rapaci come i falchi. Il Parco è molto esteso, circa 1300 ettari. Il Parco gestisce i terreni demaniali che ammontano a quasi 500 ettari.

Anche a Padova c’è un Giardino della Biodiversità in cosa questo è simile a quello patavino e in cosa è diverso?

Non ho avuto l’opportunità di visitare il Giardino della Biodiversità di Padova, ma qualche mese fa ho letto la notizia dell’inaugurazione di una nuova parte nell’Orto Botanico della città di Padova.

È stato messo a punto un itinerario ambientale complementare a quello archeologico. In che cosa consiste e quali parti dell’area della Valle dei Templi copre?

L’itinerario ambientale è stato messo a punto in un progetto che in questo momento si sta realizzando, infatti i lavori sono ancora in corso. Questo percorso metterà in collegamento la zona del Tempio di Vulcano con l’area del Tempio di Demetra, passando dal Giardino della Kolymbetra al Giardino di Villa Aurea. Lungo l’itinerario, che è lungo quasi di 4 Km e che potrà essere percorso soprattutto a piedi, e in parte in bicicletta verranno valorizzati i cosiddetti ‘Patriarchi della Valle’, alcuni alberi secolari presenti in questa area, che sono costituiti da alcuni ulivi, carrubi, mirti, terebinti. Lungo il percorso ci saranno delle panchine e quindi sarà possibile anche potersi sedere e riposarsi. Questo itinerario si interseca con quello dedicato alle biciclette, quindi gli escursionisti su questo mezzo possono percorrerlo anche in bicicletta. L’itinerario ambientale, sia quello da fare a piedi che quello in bicicletta, dovrebbe essere pronto entro giugno 2015, e questo amplierà l’offerta turistica per i visitatori del Parco.

Sono stati realizzati dei progetti di agricoltura solidale per il reinserimento dei soggetti svantaggiati e laboratori esperienziali per i bambini. Ce ne parla meglio?

Per quanto riguarda l’agricoltura solidale penso che entro questa settimana pubblicheremo un bando rivolto a cooperative e/o associazioni che possano reintegrare al loro interno soggetti svantaggiati, attraverso la coltivazione dei terreni.

Inoltre saranno pubblicati altri due bandi, di cui uno per l’assegnazione dei cosiddetti orti sociali, ossia noi metteremo a disposizione del terreno per persone singole o scuole che vogliano cimentarsi con la coltivazione di un orto, mentre l’altro denominato agricoltura produttiva mira ad assegnare appezzamenti un po’ più vasti di terreno, che vorremmo fossero coltivati e le relative produzioni commercializzati con il marchio Diodoros che abbiamo registrato qualche anno fa e con il quale abbiamo incominciato a commercializzare, con dei partner privati, il vino e l’olio della Valle. I laboratori esperienziali per bambini sono di due tipi: principalmente c’è quello legato all’ archeologia, nel quale in una zona della Valle dei Templi viene simulato uno scavo archeologico. Gli archeologi del Parco guidano i ragazzi allo scavo e alla scoperta dei reperti evidenziando il lavoro che si fa nel caso di un rinvenimento archeologico (passando dalla pulizia fino alla catalogazione dello stesso). Nell’ area riservata allo scavo vengono messi sottoterra dei reperti naturalmente falsi, ma simili agli originali.

Per quanto riguarda il discorso di tipo paesaggistico, abbiamo sperimentato delle visite e un progetto chiamato ‘L’orto di Goethe’ . Abbiamo riproposto la coltivazione delle colture descritte dallo scrittore e poeta tedesco nel suo viaggio in Sicilia ad Agrigento e quindi abbiamo coltivato il frumento, le fave, la timilia, l’orzo, il lino, i carciofi e le altre colture. I ragazzi della scuola hanno visitato le diverse fasi del ciclo produttivo. Altra esperienza riservata ai ragazzi è l’attività denominata ‘Oliver nella Valle’, esperienza di raccolta diretta delle olive e successiva visita al frantoio per assistere alla molitura delle stesse

In questa valle c’è un Museo del Mandorlo. Ci descrive cosa è conservato in questo museo e quale è la sua importanza per la città di Agrigento?

Il Museo del Mandorlo nasce nel 1999 su un terreno all’interno del Parco della Valle dei Templi di Agrigento a seguito di un progetto congiunto tra Assessorato Agricoltura e la Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo. Viene gestito in maniera congiunta da tale università e dal Parco stesso. I referenti scientifici sono io e il professore Giuseppe Barbera per l’Università di Palermo. All’ interno di questo museo vivente abbiamo più di 300 varietà di mandorli che sono stati raccolti nel territorio siciliano e con varietà provenienti dall’estero. Tutto ciò è stato fatto per poter conservare le diverse varietà di mandorlo che stavano per scomparire dal territorio siciliano. Ogni varietà è stata innestata su quattro piante per un totale di più di 1200 piante di mandorlo che conserviamo e che fanno parte di un programma di ricerca dell’università per analizzare le piante da un punto di vista organolettico e chimico, con materiale a disposizione anche dei ricercatori di tutto il mondo. Negli ultimi anni è stato ampliato con l’introduzione all’ interno del museo del pistacchio e dell’ulivo, le specie principali della frutticoltura asciutta siciliana.

Il Museo sarà protagonista del Padiglione Mediterraneo del prossimo Expo 2015 di Milano. In questa occasione che cosa presenterete al pubblico?

Noi abbiamo in programma di presentare al pubblico queste varietà di mandorlo. Saranno posti in dei contenitori trasparenti nei quali saranno indicati i nomi delle varietà, e i contenitori saranno collocati in appositi espositori, già realizzati, e quindi vogliamo far ammirare ai visitatori di Expo 2015 questa enorme biodiversità perché quasi nessuno pensa che all’ interno del Parco ci siano più di 300 varietà di mandorli.

Cosa vi aspettate dall’ Expo 2015, puntate a individuare dei finanziatori e trarre capitali per finanziare progetti per il museo o soltanto presentare il Museo e l’area paesaggistica della Valle dei Templi?

Da Expo 2015 ci aspettiamo una maggiore conoscenza del Parco della Valle dei Templi per i visitatori di Expo 2015 e quindi eventualmente un ritorno sia di presenza di visitatori che, perché no anche di capitali privati che dopo l’evento di Expo 2015 possano investire nel Parco della Valle delle Templi. Abbiamo anche partecipato ad un bando della buona pratica agricola speriamo di essere selezionati e questo sarebbe un altro modo di partecipazione ad Expo con i prodotti (olio e vino) che abbiamo ottenuto all’ interno della Valle dei Templi che saranno esposti a questo evento. Questa è un’operazione di valorizzazione di queste culture che da sempre, più di 2000 anni, sono presenti in questo territorio.

C’è l’affido a privati di aree per la coltivazione di prodotti biologici contrassegnati dal marchio DIODÒROS, appartenente al parco, ma commercializzato da realtà locali. Ci parla di questa iniziativa e questa servirà a finanziare il restauro dell’area archeologica o sarà solo un’iniziativa per rilanciare la cultura siciliana nel mondo?

Questa è un’iniziativa nella quale abbiamo coinvolto i privati perché essendo ente pubblico non avevamo e non abbiamo tutt’ora gli strumenti (mi riferisco a cantine o frantoi) e quindi dovevamo affidarci all’esterno, all’esperienza di due società che operano nell’Agrigentino: la CVA di Canicattì e la Società Iniziative Agricole Val Paradiso, entrambi partner in questo progetto. Esso non servirà a finanziare il Parco perché le produzioni sono limitate. Con la vendita speriamo di recuperare, in parte le spese di promozione che abbiamo sostenuto. Il Parco concede il marchio DIODOROS dietro il pagamento di una royalty. Come missione e compito però abbiamo quella di valorizzare l’area dell’Agrigentino, quindi valorizzare non solo i prodotti del Parco della Valle dei Templi di Agrigento, ma in generale tutti quelli dell’agrigentino.

Dunque su cosa puntate sulla ricostruzione e restauro dell’area archeologica oltre i fondi pubblici anche su capitali privati e se sì quali?

Fino ad esso non abbiamo attinto a capitali privati. In pratica abbiamo utilizzato capitali pubblici per esempio per l’itinerario ambientale, mentre per i restauri e gli scavi archeologici si sono utilizzati finanziamenti europei, inoltre dagli introiti e con i proventi dei biglietti di ingresso annualmente provvediamo alla manutenzione ordinaria dell’area archeologica dedicata ai visitatori (mi riferisco alle varie pulizie del sito e alla piccola manutenzione stessa dei monumenti) o alla manutenzione ordinaria delle aree agricole del Parco. La manutenzione straordinaria è affidata ai fondi regionali o a quelli provenienti dalla comunità europea.

Quanto questi prodotti biologici di DIODÒROS raccontano la storia di questa regione d’Italia?

Raccontano più di 2000 anni di storia: lo stesso nome, Diodoros, noi lo abbiamo scelto in onore dello storico siciliano Diodoro Siculo che descriveva la città di Akragas come un territorio nel quale venivano coltivati vigneti ed oliveti e i cui prodotti venivano commercializzati con il popolo cartaginese. Vogliamo quindi fare conoscere e raccontare più di 2000 anni di storia.

Ci sono anche due presidi Slow Food ci parla dei prodotti che vengono trattati da questi due presidi e quale è la loro particolarità?

I presidi Slow Food sono in fase di progetto e riguardano l’ape nera sicula e la capra girgentana. Quest’anno abbiamo incominciato con degli apicoltori che hanno voluto reintrodurre all’interno del Parco dei Templi di Agrigento questo presidio dell’ape nera sicula e siamo ancora in fase di lavorazione su questo progetto. Dovremmo ottenere quest’anno il primo miele e quindi valorizzare questa ape sicula che in questo momento è insediata nelle Madonie e nelle isole Eolie. La capra girgentana è un animale che è nato ad Agrigento, come testimonia il suo nome derivato dall’antica denominazione della città di Agrigento, “Girgenti”. Ci sono tutta una serie di fonti storiche, bibliografiche e immagini della capra vicino ai monumenti della Valle, come per citarne uno il Tempio della Concordia, perciò abbiamo voluto riportare all’interno della Valle dei Templi un piccolo nucleo di capre. Materialmente sarebbe tutto pronto, stiamo aspettando soltanto la conferma dei veterinari perché ritornino queste caprette all’interno della Valle. Inoltre in collaborazione con l’Assessorato Regionale dell’Agricoltura è nato un altro progetto: “la strada della capra girgentana” che si sta realizzando con la predisposizione di un itinerario che parte dalla Valle dei Templi di Agrigento e passa per i paesi di Favara, Campobello di Licata e Canicattì che sono quelli dove maggiormente ci sono stati in passato e tuttora esistono dei nuclei di capre girgentane.

L’esperienza delle peculiarità botaniche e naturalistiche diventa quindi un’intrecciarsi di natura, solidarietà, turismo ed eccellenze del territorio, oltre alla visita della parte archeologica e artistica della città. Crede che questo possa rilanciare la città di Agrigento a livello nazionale e mondiale?

Penso di sì perché il Parco non è costituito soltanto da monumenti e non soltanto da un’area paesaggistica, ma è un tutt’uno tanto che la legge istitutiva del parco del 2000 sancisce la sua denominazione in Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Negli anni si è cercato di preservarlo e tramandarlo alle generazioni future. Questo paesaggio è qualcosa di unico che va valorizzato e deve essere visto come opportunità di sviluppo e non come vincolo. Noi speriamo che possa essere così riconosciuto da tutta l’umanità e come tale visitato.

Tale attenzione al paesaggio può mettere al centro il problema di preservare questo patrimonio italiano spesso invaso dal cemento e di far conoscere le nostre eccellenze culinarie all’estero anche in vista dell’Expo 2015 che tratta questo tema?

Sì certo. Uno degli obiettivi da perseguire è la valorizzazione del territorio e l’istituzione del Parco nel 2000 è servita proprio a valorizzare tale area e a preservarla perché altrimenti sarebbe stata aggredita dal cemento e dalle costruzioni dei privati. Qualche mese fa abbiamo sperimentato con uno chef di fama mondiale, Bonetta dell’Oglio, una cena preparata con prodotti raccolti nel territorio del Parco con la prospettiva che alcuni ristoranti possano cucinare e offrire ai visitatori i prodotti coltivati all’interno del Parco stesso.

 

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