martedì, Settembre 21

Il Papa all'Onu per portare i temi di Laudato si' field_506ffb1d3dbe2

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Papa Francesco sarà il quarto pontefice a parlare di fronte all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il primo era stato Paolo VI, esattamente cinquant’anni fa, il 3 ottobre 1965. Di fronte ai rappresentanti di 117 governi, a Fanfani, che dell’Assemblea era in quel periodo Presidente. E a milioni di persone che lo seguivano in diretta televisiva, Papa Montini parlò dal podio, in francese, presentando l’offerta di dialogo della Chiesa cattolica con l’implicita esortazione, rivolta al solenne consesso, a cercare nuovi modelli di relazioni che superassero gli schemi imposti dalla Guerra Fredda. Da quel momento il rapporto tra il Papa e i Governi del mondo non fu più lo stesso. Venerdì, da quello stesso podio, Bergoglio farà un discorso di mezz’ora in spagnolo davanti a leader e ambasciatori di 193 nazioni, ripreso i diretta dalle televisioni di tutto il mondo.

Tra i corrispondenti della stampa estera alle Nazioni Unite c’è un sostanziale consenso sugli argomenti che Francesco porterà davanti ai rappresentanti della diplomazia internazionale: povertà, tutela dell’ambiente e ricerca di una governance per affrontare conflitti e migrazioni, che poi sono anche i temi anticipati dall’arcivescovo Bernardino Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso l’ONU. Tutti argomenti fortemente legati al contenuto dell’ultima enciclica papale, Laudato Si’.

Da molto tempo un testo di un Papa non apriva un dibattito di dimensioni planetarie, come è avvenuto per l’enciclica cosiddetta ‘ambientalista’ pubblicata la scorsa estate. Laudato si’ è la seconda enciclica di Bergoglio -in realtà la prima, visto che la precedente, Lumen Fidei, era un testo quasi interamente preparato dal dimissionario predecessore- che per la varietà dei temi trattati potrebbe essere considerata quella dell’interdipendenza, cioè della connessione, fra le grandi questioni globali. In essa emerge infatti la relazione che lega inestricabilmente tra loro tematiche diverse come sviluppo, economia, ambiente, qualità della vita, diseguaglianze e diritti. È facile intuire come mai la sua uscita sia stata circondata da un clamore tale da metterla al centro di analisi e commenti in ogni parte del mondo.

Nelle 187 pagine del testo originale, il Pontefice ricorda che la cura del creato da parte dell’uomo, ‘guardiano’ della Terra concessagli da Dio, è anche garanzia e protezione contro squilibri climatici, economici e sociali. Benché il testo che Papa Francesco ha redatto con la collaborazione di esperti di varie materie scientifiche, economiche e sociali non sia esente da critiche da parte di altri esperti delle medesime discipline, con la sua presa di posizione è entrato a pieno diritto nel dibattito ecologista.

Il suo merito è stato quello di riconoscere che nel mondo si va diffondendo una sensibilità per l’ambiente accompagnata dalla preoccupazione per i danni che esso sta subendo, e di riflesso sulle conseguenze che ciò comporta per la qualità della vita umana. Messaggio centrale è dunque l’invito all’umanità ad agire concretamente e da subito, per mettere a punto strategie di intervento sovranazionali rivolte alla cura della ‘casa comune’, senza perdere la fiducia nella propria capacità di costruire un futuro migliore per tutti. Dalla riflessione astratta e spirituale si passa così a questioni più concrete come la povertà, la guerra e la grande emergenza delle migrazioni, oggi cuore del dibattito europeo ma anche americano. Temi che contraddistinguono da sempre il ‘magistero sociale di Papa Bergoglio. Per questo raramente si era avuta tanta aspettativa di fronte a un testo papale, anche e soprattutto da parte dei non credenti.

Parlando da leader cristiano e da leader morale mondiale, domani Francesco affronterà alle Nazioni Unite gli aspetti relativi a problematiche che riguardano questa generazione come le prossime. La sua sarà di fatto un’esortazione ai potenti del mondo affinché facciano il possibile per salvare il pianeta. Va sottolineato che Bergoglio parlerà in spagnolo, libero quindi di uscire dal perimetro dei fogli dattiloscritti per improvvisare a braccio un intervento sui temi al centro della sua agenda. Non si può negare che prevale lo scetticismo su quanto egli possa influenzare le strategie e decisioni dei grandi del mondo, ma il suo intervento è molto atteso perché potrebbe consolidare l’alleanza con l’amministrazione Obama in vista del Vertice di Parigi sul Clima, uno dei più importanti appuntamenti dei prossimi mesi.

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