sabato, Ottobre 23

Il Papa all'Onu: guerre, solidarietà e ambiente

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Dopo aver incantato Washington, Papa Francesco arriva a New York per un altro grande appuntamento. Questa volta ad attenderlo c’è l’Onu al gran completo, pronto ad ascoltare ancora un discorso potente, quanto atteso. All’arrivo al Palazzo di Vetro dove, per l’occasione, è stata issata per la prima volta la bandiera del Vaticano, c’era il segretario generale Ban Ki-Moon che lo ha accolto con un picchetto d’onore. Qualche cerimonia, scambi di doni e colloqui privati prima dell’ingresso nella sala. Un grande applauso ha accompagnato, così, le prime parole del Pontefice, in spagnolo.

«La necessità di una maggiore equità vale in special modo per gli organi con effettiva capacità esecutiva, quali il Consiglio di Sicurezza, gli Organismi finanziari e i gruppi o meccanismi specificamente creati per affrontare le crisi economiche» ha detto Francesco rivolgendosi all’assemblea. «Questo aiuterà a limitare qualsiasi sorta di abuso o usura specialmente nei confronti dei Paesi in via di sviluppo. Gli organismi finanziari internazionali devono vigilare in ordine allo sviluppo sostenibile dei Paesi e per evitare l’asfissiante sottomissione di tali Paesi a sistemi creditizi che, ben lungi dal promuovere il progresso, sottomettono le popolazioni a meccanismi di maggiore povertà, esclusione e dipendenza». Il Papa ha parlato delle guerre che insanguinano il mondo ha puntato il dito anche contro un tipo di conflitto che, come dice, è sopportato e combattuto senza troppa convinzione. «Molte delle nostre società vivono con il fenomeno del narcotraffico che, per sua stessa natura, si accompagna alla tratta delle persone, al riciclaggio di denaro, al traffico di armi, allo sfruttamento infantile e al altre forme di corruzione. Corruzione che è penetrata nei diversi livelli della vita sociale, politica, militare, artistica e religiosa, generando, in molti casi, una struttura parallela che mette in pericolo la credibilità delle nostre istituzioni»

Per il Papa l’azione politica ed economica di tutti i Paesi del mondo è efficace soltanto se guidata da un concetto perenne di giustizia. «La molteplicità e complessità dei problemi richiede di avvalersi di strumenti tecnici di misurazione. Questo, però comporta un duplice pericolo: limitarsi all’esercizio burocratico di redigere lunghe enumerazioni di buoni propositi o credere che un’unica soluzione teorica e aprioristica darà risposta a tutte le sfide». Francesco ha dato quindi un monito all’assemblea Onu, invitando a non dimenticare mai il concetto di giustizia. «Tenete sempre presente che, prima e aldilà di piani e programmi, ci sono donne e uomini concreti, uguali ai governanti, che vivono, lottano e soffrono, e che molte volte si vedono obbligati a vivere miseramente, privati di qualsiasi diritto». Uno scroscio di applausi ha intervallato il discorso del Pontefice che ha poi centrato il cuore del suo intervento. Come annunciato, infatti, al centro dell’attenzione c’era l’ambiente e i cambiamenti climatici, tema caro al Papa e già affrontato nell’enciclica Laudato sì. «L’ambiente è un bene fondamentale» ha sottolineato «e i danni alla natura sono danni all’umanità, esiste un vero e proprio diritto dell’Ambiente». Bergoglio ha poi ribadito che ogni abuso e distruzione dell’ambiente sono associati a processi di esclusione che rappresentano una cultura dello scarto. Senza mezzi termini, come un grande statista abituato a segnare la storia, Papa Francesco ha auspicato che la Conferenza sul clima di Parigi raggiunga obiettivi reali e che si punti a bloccare tutte le aggressioni a Madre Natura.

Al termine del suo discorso all’assemblea delle Nazioni Unite, poi, Bergoglio ha citato il poema epico del Gaucho Martin Fierro che esalta il carattere indipendente, fiero e disposto al sacrificio.«Il Gaucho Martin Fierro» ha detto « è un classico della letteratura della mia terra natale, canta: I fratelli siano uniti perché questa è la prima mia legge. Abbiamo una vera unione in qualsiasi tempo, perché se litigano tra di loro li divoreranno quelli di fuori». Commozione, gioia e lacrime, dunque, per Papa Francesco che ha segnato un passaggio storico, così come ha già fatto ieri al Palazzo del Congresso americano. Quello di oggi non è stato, in realtà, il primo discorso di un Papa all’Onu. Prima di lui, infatti, hanno parlato all’assise internazionale anche Paolo VI nel 1965, Giovanni Paolo II due volte, nel 1979 e nel 1995, Benedetto XVI nel 2008. La giornata di Francesco è continuata poi con gli appuntamenti importanti del pomeriggio. Alle 17,30 (ora italiana ndr) si è recato al Ground Zero Memorial e alle 18 ha celebrato una messa al Madison Square Garden. Sabato e domenica invece Bergoglio sarà a Philadelphia da dove, poi, tornerà a casa.

«Dobbiamo parlare con tutte le parti in causa, Assad compreso». Le parole di Angela Merkel, che ieri, a sorpresa, ha fatto un’apertura nei confronti del discusso presidente siriano, non hanno tardato a far nascere la polemica. Le reazioni si aspettavano già ieri, e invece arrivano oggi i primi commenti negativi proprio dai colleghi della cancelliera tedesca. Secondo il suo ministro degli Esteri, Frank Walter Steinmaier, infatti, l’eventualità di negoziati diretti con Assad non è una priorità. «Non è la prima questione che deve essere portata al tavolo» ha detto, «la questione è metter fine a cinque anni di guerra in Siria». Scettico anche Roderich Kiesewetter, fra i massimi esperti di politica estera del partito Cdu/Csu della Merkel, secondo il quale, scrive il quotidiano Die Welt, Assad dovrebbe comunque pagare un prezzo per diventare un interlocutore e in ogni caso bisognerebbe rimarcare il senso di disagio nel trattare con lui. Sullo stesso quotidiano, il portavoce di politica estera dei deputati del partito socialdemocratico alleato di governo, Niels Annen, chiede di agire con prudenza. «Dobbiamo fare attenzione a non creare l’illusione che un semplice cambio di rotta da parte di Assad porti ad una rapida soluzione della crisi» ha detto, sottolineando che, malgrado uno debba essere pronto a parlare con tutte le parti, una soluzione a lungo termine che con Assad al potere non è possibile. «Il dittatore siriano» ha rimarcato «è responsabile di oltre 250mila morti e della maggior parte dei rifugiati». Nessun commento ancora, invece, dal presidente francese Francois Hollande che ha da sempre sostenuto l’impossibilità di fare trattative con Bashar al-Assad in quanto complice delle sciagure nel suo Paese.

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