martedì, Maggio 18

Il Palmer United Party in Australia Successi elettorali, scandali e secessione: il PUP scuote la politica australiana

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Sydney – L’Australia – terra vasta, ricca, sottopopolata e marcatamente isolata dal punto di vista geografico – presenta da sempre uno scenario politico con due caratteristiche differenti. I due grandi partiti nazionali, il Partito Laburista ed il Partito Liberale, si dividono tra la necessità di trattare i fondamentali temi del Paese ed il bisogno di affrontare tematiche che riguardano il ruolo dell’Australia sia nel proprio contesto geopolitico, il Pacifico Meridionale, sia nel resto del mondo. La maggior parte delle formazioni minori, tuttavia, mostra l’altra faccia della politica australiana, quella maggiormente interessata ai dibattiti nazionali, con uno scarso interesse per tutto ciò che non influenza direttamente la vita degli Australiani.

Il Palmer United Party (PUP) rientra appieno in quest’ultima categoria. Fondato nell’aprile 2013 dal magnate dei minerali Clive Palmer, in poco più di un anno ha rappresentato con rinnovato vigore le istanze che l’attuale esecutivo, composto da una coalizione di partiti conservatori, considera marginali. Il PUP si ispira esplicitamente allo United Australia Party, un partito esistito dal 1931 fino al 1945, erede del più vecchio Nationalist Party of Australia e progenitore dell’attuale Partito Liberale. L’attuale Palmer United Party presenta come riferimenti politici tre pilastri della storia politica australiana – Robert Menzies, Joseph Lions e Billy Hughes – e non fa mistero di considerarsi a tutti gli effetti come l’erede dello storico partito che ha retto l’Australia negli anni della Grande Depressione.

Il PUP, basato su un conservatorismo sociale e su un marcato liberalismo in ambito economico, è stato fondato ed è tuttora guidato da Clive Palmer, imprenditore milionario da sempre sostenitore dell’ala più conservatrice della destra australiana. Palmer, nato a Melbourne nel 1954, è uno dei grandi magnati del minerale australiano. Fondatore, tra le altre cose, del colosso minerario Mineralogy, il suo patrimonio netto è stato stimato dalla rivista Forbes in 550 milioni di dollari, mentre nel giugno di quest’anno Business Review Weekly ne ha rettificato il valore complessivo ad oltre 1,2 miliardi di dollari.

Nonostante Palmer sia specializzato nell’estrazione di minerali, principalmente ferro, nichel e carbone, le sue attività comprendono anche resort, alberghi di lusso ed alcuni business che hanno attirato l’attenzione dei media stranieri, come la costruzione di un Jurassic Park completo di 100 dinosauri costruiti con tecnologia animatronic, o il progetto di varare il Titanic II, una replica del famoso transatlantico in fase di costruzione in Cina, teoricamente pronta entro il 2016.

L’ascesa di Palmer in politica, tuttavia, non deve sembrare come il capriccio di un milionario eccentrico né tantomeno come un esperimento politico mal riuscito. Impegnato nelle elezioni del settembre 2013, a pochi mesi dalla creazione ufficiale del PUP, Palmer è riuscito ad ottenere risultati importanti, dimostrati dal 4,91% ottenuto al Senato e dal 5,49% dei voti nella Camera dei Rappresentanti. Ad oggi, il PUP conta 1 seggio alla Camera, 3 seggi al Senato, 1 seggio nel Parlamento statale del Queensland e 3 seggi nel Parlamento territoriale del Northern Territory. Il PUP, inoltre, è riuscito a spiccare nel caso delle rielezioni del Senato del Western Australia dello scorso aprile, un raro evento elettorale che ha comportato la rielezione di 6 Senatori del Western Australia (WA) e che ha creato una lunga serie di polemiche a livello nazionale. Dopo un formale riconteggio dei voti delle elezioni precedenti, infatti, venne riscontrata la mancanza di 1.375 schede elettorali, situazione che portò alla decisione di invalidare le relative elezioni statali del 2013 e di organizzare una nuova tornata elettorale specificamente per poter eleggere 6 nuovi senatori nel WA.

In tale occasione il Palmer United Party ha raccolto oltre 157.000 voti, assicurandosi uno dei sei seggi disponibili in quella particolare tornata elettorale. Per la prima volta venne discussa la fondamentale importanza delle risorse economiche a disposizione della nuova formazione conservatrice di Palmer, la quale poté disporre in tale occasione di circa mezzo milione di dollari per la realizzazione di 788 spot televisivi, una cifra che superò il budget combinato dei maggiori partiti australiani – Liberali, Laburisti e Greens – per la campagna politica delle rielezioni nel WA.

Nel caso del Western Australia, tuttavia, un altro elemento fu essenziale per il successo del PUP, ovvero il tradizionale orientamento conservatore dei cittadini del più ricco Stato australiano, come confermato dalle dichiarazioni rilasciateci lo scorso aprile da Ian Cook, docente presso la Murdoch University di Perth, saggista e commentatore di politica interna per programmi televisivi e radiofonici australiani: “Il Western Australia è uno stato notevolmente meno urbanizzato rispetto agli altri. Si basa prevalentemente sui settori primari dell’economia e la sua economia meno sofisticata e più tradizionale si traduce in una politica più semplice e diretta. Gli abitanti del Western Australia sono più religiosi del resto degli Australiani e tendenzialmente sono originari o provengono dal Regno Unito. Questi aspetti sembrano influenzare le caratteristiche della politica del Western Australia”.

Il Palmer United Party, quindi, si presenta oggi come forza politica conservatrice ma alternativa all’attuale esecutivo guidato da Tony Abbott, con un programma politico che trae ispirazione in maniera esplicita dai successi passati dello United Australia Party. Il PUP, in particolare, incentra la propria azione politica su 6 punti principali: abolizione della Mining Tax e della Carbon Tax (quest’ultima è stata cancellata poche settimane fa dall’esecutivo); creazione di una maggiore ricchezza sfruttando in maniera più intensa le immense ricchezze naturali dell’Australia; supporto agli accordi di libero scambio con il sud-est asiatico; revisione dell’attuale politica migratoria australiana in chiave protettiva per i confini australiani ma con una maggiore tutela dei diritti umani per gli immigrati irregolari; federalismo fiscale ed economico; lotta contro i lobbisti nei partiti pagati con denaro pubblico.

Negli ultimi giorni, tuttavia, la creatura politica di Clive Palmer è stata al centro dell’attenzione mediatica per due differenti motivi. Il primo è rappresentato dalle dimissioni di Alex Douglas, parlamentare del Queensland per il PUP, in seguito ad una polemica sorta per la sua insofferenza verso la consuetudine diffusa nel partito per favorire amici e conoscenti: “Quando mi sono dimesso dal Liberal National Party, nel 2012, ho dichiarato che c’era una abitudine – e c’è ancora – nel favorire amici e parenti, e che io non potevo sopportare queste idee sbagliate. Ora lascio anche il PUP perché, da quello che so, la selezione dei candidati non rispecchia i principi in cui io credo fermamente. Non posso supportare la cultura del ‘dare il posto ai miei ragazzi'”.

Un’ulteriore vicenda che ha visto coinvolto il partito nelle cronache di Australia e non solo, poi, fa riferimento alla proposta di Palmer di voler creare un “North Queensland”, un Queensland del Nord, favorendo la secessione delle regioni settentrionali dello Stato supportando la creazione di una nuova realtà statale in Australia. Carl Judge, nuovo rappresentante del PUP in Queensland dopo le dimissioni di Douglas, a tal proposito ha dichiarato: “Il North Queensland ha la potenza economica ed industriale per poter essere riconosciuto ufficialmente come il settimo Stato australiano. Non abbiamo dubbi sul fatto che dovrebbe poter avere un governo proprio per potersi rappresentare come meglio crede”. Il partito non ha proposto la relativa demarcazione di confini, asserendo che dovrebbero essere i cittadini del Queensland a decidere tramite un apposito referendum.

In poco più di un anno, dunque, il Palmer United Party è riuscito a conquistare una manciata di seggi dall’importante valore strategico e, cosa ancora più importante, sta riuscendo a fare breccia nelle politiche del governo in carica che, nella ricerca di un più ampio consenso, ha perso alcuni importanti voti tra i cittadini più conservatori. Nessuno ha dubbi sul fatto che Palmer ed il PUP intendano proseguire in questa direzione, il Primo Ministro e la coalizione di governo sono avvertiti.

 

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